La città dei morti () è una necropoli situata presso il villaggio di Dargavs, nel distretto di Prigorodnyj, nella repubblica russa dell'Ossezia Settentrionale-Alania. Il sito è incluso tra i beni del patrimonio culturale russo.
Storia
La data e le circostanze di fondazione del cimitero sono incerte, collocabili almeno nel XVI secolo; secondo una teoria, questa fu una delle cinque gole dove si ritirarono gli Alani dopo essere stati sconfitti durante l'invasione mongola della Rus' di Kiev. Essendoci scarsità di terreno coltivabile, la popolazione locale avrebbe cominciato a costruire le tombe su un pendio inadatto sia al pascolo, sia alla coltivazione. Tuttavia la motivazione è anche religiosa, connessa al culto dei morti e degli antenati; lo stile della necropoli potrebbe derivare dall'usanza dei Sarmati di seppellire i morti sopra al livello del suolo per rispettare la terra, e alcune fonti rilevano che nei villaggi di montagna dell'Ossezia le cripte venivano costruite come tombe di famiglia fuori terra per le sepolture collettive.
La necropoli venne anche usata durante un'epidemia di peste o colera a cavallo tra XVIII e XIX secolo per confinarvi i malati, che venivano riforniti di viveri fino al momento della morte: per evitare di contagiare i vicini, intere famiglie si trasferivano nella necropoli, da cui i superstiti uscivano solo quando guariti. Le ultime sepolture risalgono alla metà dell'Ottocento, quando la montagna cominciò a spopolarsi fortemente in favore della pianura e prese piede la pratica di inumazione in bara.
Descrizione
La cosiddetta "città dei morti" è una necropoli medievale composta da 90-100 cripte, con pareti larghe dai 75 ai 100 cm: alcune sono epigee, da due a quattro piani, con tetti piramidali o a due falde, e vari accessi e mensole in ardesia lungo tutta l'altezza. Altre sono seminterrate, con tetto generale piatto: queste sono molto capienti, con camere lunghe fino a 8 metri e alle volte con due livelli. Ogni tomba ha una piccola finestra quadrangolare, che in passato era chiusa da una persiana di legno dotata di un meccanismo di chiusura: di esso restano tracce sulle pareti, ma non ne è chiaro il funzionamento. Il cimitero contiene oltre diecimila sepolture, fino a cento per tomba, e alcuni dei corpi sono così ben preservati da avere ancora la carne attaccata alle ossa. Questo è dovuto probabilmente al terreno dove sorge il cimitero, ben ventilato e privo di ristagni d'acqua.
La necropoli non è stata costruita con una planimetria precisa, e le tombe sono state edificate alla bisogna dove c'era posto, lasciando il posto per passare tra una e l'altra; anche l'orientamento delle cripte non è uniforme, ma le botole si trovano generalmente sui lati più esposti al sole (est, sud e ovest).
I morti venivano inumati assieme ai loro vestiti e ad altri oggetti personali, tra cui si annoverano gioielli, armi, tessuti orientali, ceramiche georgiane e daghestane e vetri russi; alcuni defunti sono sepolti in casse di legno che assomigliano a barche, inedite nella regione, e almeno un corpo aveva un remo nel corredo funebre: poiché non vi sono fiumi navigabili nei pressi, questo potrebbe indicare che gli antichi abitanti credevano che si dovesse attraversare un fiume per raggiungere l'aldilà. Sepolture successive usano anche casse in legno, assemblate senza chiodi, e sono state rinvenute anche due casse in pietra.
Turismo e leggende In tutta l'Ossezia si trovano solo circa 150 cripte epigee, di cui due terzi sono a Dargavs. I primi scavi archeologici del sito risalgono al 1967, ma la necropoli è un sito turistico già da inizio Novecento. L'accesso prevede il pagamento di un biglietto ed è presente un negozio di souvenir; con l'aumentare del flusso di visitatori si sono però verificati anche comportamenti inappropriati nell'area cimiteriale, inclusi la manomissione e il furto di ossa; sono quindi presenti un sistema di videosorveglianza e personale di sicurezza.
Il sito è oggetto di molte leggende e superstizioni, come quella che afferma che chi cerca di entrare nel cimitero non ne uscirebbe vivo. Un'altra storia narra di una ragazza bellissima giunta al villaggio, per la quale tutti gli uomini persero la testa; le donne, considerandola una strega, vollero esiliarla, ma gli uomini non volevano che altri godessero della sua bellezza e decisero quindi di ucciderla, poiché era destinata solo a Dio. Dopo la morte della fanciulla la peste di scatenò sul villaggio, ma la terra ributtava in superficie tutti i morti che venivano seppelliti: così ebbe inizio la costruzione di queste tombe.
Note
Bibliografia
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