L'Apparizione della Madonna col Bambino a san Girolamo è un dipinto a olio su tela (333 × 226 cm), realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, intorno al 1650-51 e conservato presso la chiesa di Saint-Thomas-d’Aquin a Parigi.

Storia La prima menzione nota del dipinto si trova nella Felsina pittrice di Carlo Cesare Malvasia, fra le opere ricordate sotto l'anno 1650: «Un san Girolamo nel deserto con la Beata Vergine e il Bambino al signor Pietro del Frate, per metterlo nella chiesa del Santissimo Rosario di Cento; al qual quadro aggiunse l’anno seguente una Madonna col Bambino». Il passo di Malvasia presenta un problema interpretativo, poiché non è chiaro se l’espressione «aggiunse una Madonna col puttino» si riferisca al completamento dello stesso dipinto oppure a un’opera distinta eseguita per il medesimo committente. Secondo Luigi Salerno, la seconda ipotesi appare più plausibile, mentre l’idea di un’aggiunta successiva allo stesso quadro risulta meno convincente. Un elemento di ulteriore incertezza è costituito dall’assenza di qualsiasi pagamento relativo all’opera nel ''Libro dei conti'' del Guercino, registro amministrativo compilato dal fratello Paolo Antonio Barbieri e proseguito dai familiari. Salerno osserva che tale mancanza potrebbe dipendere da una semplice omissione oppure dal fatto che il dipinto fosse destinato in dono alla chiesa.

Anche David M. Stone concorda sostanzialmente con Luigi Salerno nel ritenere che il dipinto comprendesse fin dall’inizio il gruppo della Madonna col Bambino. Sulla base di un disegno preparatorio, lo studioso ritiene infatti che tale presenza fosse già prevista nella concezione originaria dell’opera, pur ammettendo la possibilità che tra l’esecuzione della figura di san Girolamo e quella della Madonna col Bambino possa essere intercorso anche un notevole lasso di tempo.

Denis Mahon ha ricostruito la vicenda del dipinto e ha spiegato l’assenza del relativo pagamento nel Libro dei conti sotto l’anno 1650, prendendo le mosse dalla storia della cappella. Nel 1633 l’Arciconfraternita decise infatti di ricostruire la chiesa, sostituendo l’edificio più antico. In quell’occasione Girolamo Bortolelli, e non Giovanni Battista Bortolelli, capo della milizia, come ritenuto da Mahon, il quale peraltro non si sposò mai, ottenne una cappella nella nuova chiesa, accanto a quella di proprietà del Guercino, anch’egli membro dell’arciconfraternita e, in alcuni momenti, Ordinario.

Il 1º marzo 1652 la confraternita sollecitò il pagamento delle somme ancora dovute da Pellegrina Bortolelli, vedova di Girolamo. Pellegrina era sorella di Pietro Dal Fante, e non di Pietro del Frate, come riportato da Malvasia. È quindi probabile che sia stata proprio lei a sostenere le spese sia per il completamento della cappella sia per la sua decorazione.

Il pagamento del dipinto compare infatti nel Libro dei conti: una caparra alla data del 10 agosto 1655: «Dal Sig.r D. si è riceuto lir dugente risiduo del quadri di S. Girolamo fatto ala Sig.ra Bortolela la capara furno L. 300, la Cela che resta da pagare L. 500, si mete L. 200, si resta ancora auere L. 125.» e il saldo il 17 gennaio 1656. In tale occasione si legge: «Dal Sig.r D. Giulio Cesare Ridolfi si è ricevuto L. 125, il residuo del quadro che si fece alla Sig.ra Bortolela; quale è per saldo e ultimo pagamento, e di più dal suddetto si è ricevuto L. 24 per la tela ed il telaro che si comprò per fare il quadro del S. Girolamo. E questi fanno in tutto L. 149, fanno scudi 37, L. 1».

Fu visto da Righetti nel 1768, quando era ancora in situ, sebbene la cappella fosse ormai di proprietà della famiglia Giudiccini. Fu sequestrato dalle truppe napoleoniche nel 1796 ed esposto per un breve periodo al Louvre. Fu quindi trasferito nella chiesa della Maddalena a Parigi nel 1811 e successivamente nella chiesa di Saint-Thomas-d’Aquin nel 1881. Fu infine esposto alla mostra Le Guercin en France del 1990. Descrizione La scena è ambientata in un paesaggio roccioso aperto, con uno sfondo scuro che si schiarisce verso il centro. Nella parte superiore sinistra, seduta su una nube, è raffigurata la Vergine con il Bambino. La Vergine indossa una veste rossa e un ampio manto azzurro, con il capo coperto da un velo chiaro. Il Bambino, nudo, è sostenuto dal braccio sinistro della madre e si appoggia al suo petto. Nella parte inferiore destra è raffigurato san Girolamo, seduto su una roccia. Il santo è rappresentato a torso nudo, con il capo leggermente sollevato e lo sguardo rivolto verso la Vergine. Con la mano destra tiene una penna, mentre il braccio sinistro è aperto verso un libro posto su un piano roccioso accanto a lui. Il corpo è parzialmente coperto da un drappo rosato che avvolge le gambe. Tra le due figure si sviluppa uno spazio intermedio dominato da una luce più chiara, che mette in relazione visiva i due gruppi. Ai lati, masse rocciose e vegetazione scura incorniciano la scena, mentre, in profondità, si intravede un paesaggio con profili montuosi e cielo schiarito. La figura di san Girolamo riprende in controparte quella della Visione di San Girolamo del Museo della città di Rimini, nonostante in questo caso l’apparizione dell’angelo con la tromba del Giudizio finale sia sostituita da quella della Vergine col Bambino.

Stile La Vergine incoraggia san Girolamo a illuminare la Chiesa con i suoi scritti. Questa scelta iconografica ha indotto il pittore a raffigurare il santo vestito non più di una tunica rossa (come, per esempio, nel San Girolamo di Rimini), ma di un rosa molto tenue, che contrasta con il manto tradizionalmente rosso vivo della Vergine e si accorda con le tonalità pastello del cielo. Tale differenziazione cromatica conferisce maggiore evidenza alla presenza del santo all’interno della composizione, verosimilmente prevista fin dall’inizio. La gamma cromatica appare complessivamente schiarita, con passaggi morbidi e attenuati e una riduzione dei contrasti chiaroscurali, in linea con gli esiti più tardi della pittura emiliana del Seicento. In occasione della mostra parigina del 1990 il dipinto fu sottoposto a pulitura, con rimozione della patina ingiallita che ne alterava la leggibilità.

Come osservato da Denis Mahon, la presenza di vernici alterate ha a lungo impedito una corretta valutazione della qualità cromatica delle opere tarde, pienamente apprezzabile solo dopo interventi di restauro.

Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su san Girolamo Categoria:Dipinti a Parigi Categoria:Dipinti sulla Madonna col Bambino