Le riforme governative di Pietro I avevano lo scopo di modernizzare lo Zarato di Russia e, in seguito, l'Impero russo, prendendo a modello gli Stati dell'Europa occidentale.

Pietro salì al trono nel 1682, all'età di dieci anni, e governò inizialmente insieme al fratellastro Ivan V. Dopo la morte di Ivan avvenuta nel 1696, Pietro diede inizio alla sua vasta stagione di riforme. In un primo momento esse furono concepite per sostenere la grande guerra del Nord del 1700-1721; successivamente, però, riforme più sistematiche trasformarono profondamente la struttura interna e l'amministrazione dello Stato.

Contesto Durante la grande guerra del Nord (1700-1721), che occupò gran parte del regno di Pietro, la Russia, insieme a numerosi alleati, sottrasse alla Svezia il controllo del mar Baltico e acquisì una notevole influenza nell'Europa centrale e orientale. La guerra, una delle più costose della storia fino a quel momento, assorbì enormi risorse finanziarie ed economiche, e il sistema amministrativo che Pietro aveva ereditato dai suoi predecessori si dimostrò incapace di raccogliere e gestire efficacemente tali risorse.. Durante la Grande ambasciata (Velikoe posol'stvo), Pietro condusse trattative con varie potenze europee per rafforzare la propria posizione contro la Svezia e l'Impero ottomano. Il contatto con i Paesi più sviluppati dell'Europa occidentale lo spinse a intraprendere un processo di trasformazione della Russia in un'economia di tipo industriale. Nonostante l'immensità del territorio russo e l'abbondanza delle sue risorse naturali, numerosi fattori, tra cui corruzione e inefficienza, ostacolavano la crescita economica. Pietro riteneva che riforme mirate potessero non solo consolidare il suo potere, ma anche aumentare l'efficienza del governo e, di conseguenza, migliorare le condizioni di vita dei suoi sudditi.

Un altro obiettivo fondamentale delle riforme di Pietro fu quello di ridurre l'influenza dei boiardi, l'antica aristocrazia russa, fautrice della supremazia slava e ostile all'influsso europeo. Sebbene il loro potere fosse diminuito già sotto Ivan il Terribile, la Duma dei boiardi, organo consultivo dello zar, conservava ancora un notevole peso politico. Pietro li considerava arretrati e d'intralcio al processo di europeizzazione e di rinnovamento. Per questo colpì specificamente i boiardi con numerose imposte e con vari obblighi di servizio, tra cui la celebre tassa sulla barba.

Come gran parte del sistema giuridico russo dell'epoca, anche le riforme di Pietro vennero codificate ed espresse attraverso una serie di decreti imperiali (ukaz, letteralmente "imposizione"), emanati soprattutto tra il 1700 e il 1721.

Riforma amministrativa Prima del regno di Pietro, il sistema amministrativo russo era relativamente antiquato rispetto a quello di molti Stati dell'Europa occidentale. Il territorio era suddiviso in uezd, circoscrizioni che comprendevano perlopiù le città e le aree immediatamente circostanti; si trattava di un sistema che ripartiva la popolazione in modo diseguale e che risultava estremamente macchinoso da amministrare. Nel 1708 Pietro abolì queste vecchie divisioni territoriali e istituì al loro posto otto governatorati (gubernii): Mosca, Ingermanlandia, Kiev, Smolensk, Arcangelgorod, Kazan', Azov e Siberia.. Un ulteriore decreto del 1713 introdusse in ciascun governatorato i Landrat (dal termine tedesco per «consiglio territoriale»), composti da un numero variabile di funzionari civili professionisti, da otto a dodici, che assistevano il governatore nominato dal sovrano.

Tavola dei ranghi

La sfiducia di Pietro nei confronti dei boiardi, percepiti come elitari e ostili alle riforme, culminò nel 1722 con l'istituzione della Tavola dei ranghi (Tabel' o rangach), un elenco ufficiale dei gradi del servizio militare, civile e di corte nell'Impero russo. La Tavola dei ranghi introdusse un complesso sistema di titoli e dignità, suddivisi in classi numerate da I a XIV, ognuna delle quali corrispondeva a uno specifico livello di servizio o di fedeltà allo zar. Le origini di questo sistema andavano ricercate nell'ordinamento gerarchico dell'esercito russo, anch'esso profondamente modificato sotto Pietro.

L'istituzione della Tavola dei ranghi fu una delle riforme più audaci del sovrano e rappresentò un colpo diretto al potere dei boiardi, con conseguenze profonde sulla società russa. In precedenza, le più alte cariche statali erano in gran parte ereditarie; con la Tavola dei ranghi, invece, chiunque, persino un uomo di umili origini, poteva avanzare nella gerarchia burocratica grazie al merito, all'impegno e alle capacità personali. Una nuova generazione di funzionari e tecnocrati finì così per sostituire la vecchia aristocrazia boiarda e dominò la pubblica amministrazione russa. Con modifiche relativamente limitate, la Tavola dei ranghi rimase in vigore fino alla rivoluzione russa del 1917.

Finanze e commercio La grande guerra del Nord richiese risorse economiche senza precedenti, e il grave deficit di bilancio russo, unito a infrastrutture obsolete, rendeva difficile per lo Stato distribuire efficacemente uomini, mezzi e denaro in tempo di guerra. Il governo di Pietro aveva costantemente bisogno di fondi e inizialmente reagì istituendo monopoli statali su alcuni settori strategici, come il sale, la vodka, il legno di quercia e il catrame. Pietro tassò inoltre numerosi aspetti della vita quotidiana e delle usanze russe, tra cui i bagni, la pesca, l'apicoltura e la crescita della barba, arrivando persino a introdurre marche fiscali per i prodotti cartacei.. Tuttavia, a ogni nuova tassa corrispondevano nuove scappatoie e nuovi modi per eludere il prelievo fiscale, e divenne presto evidente che una semplice riforma tributaria non sarebbe bastata.

La soluzione fu l'introduzione di una nuova e vasta capitazione, che sostituì la precedente imposta sulle famiglie contadine e sulle terre coltivate. In precedenza i contadini erano riusciti ad aggirare il fisco unendo più nuclei familiari in un'unica proprietà; con il nuovo sistema, invece, ogni singolo contadino fu tassato individualmente per 70 copechi, da versare in contanti. Si trattava di un carico fiscale sensibilmente più gravoso rispetto a quello precedente, ma esso consentì allo Stato russo di accrescere il proprio tesoro di quasi sei volte tra il 1680 e il 1724.. Pietro adottò inoltre politiche commerciali di carattere proto-protezionistico, imponendo dazi elevati sulle importazioni e sugli scambi, allo scopo di favorire la produzione in Russia.

Riforma monetaria Pietro attuò anche una riforma monetaria che introdusse una monetazione in rame e ridusse il contenuto d'argento del rublo da 40 grammi a 28 grammi.. Il nuovo rublo svalutato corrispondeva ai talleri in uso negli altri Paesi europei dell'epoca. Nei primi dieci anni del Settecento, cinque zecche moscovite – quattro controllate dal Grande Tesoro e una dalla Cancelleria navale – produssero la nuova moneta.. Il sistema riformato, pienamente operativo entro il 1704, tradusse in monete reali i tradizionali valori di conto russi: poluška (un quarto di copeco), den'ga (mezzo copeco), altyn (3 copechi), grivna (10 copechi), poltina (50 copechi) e rublo (100 copechi).. Con la rivalutazione nominale e la contestuale riduzione del contenuto metallico del rublo, la moneta russa vide ridursi sensibilmente il proprio valore negli scambi internazionali. Ad esempio, nel 1707, l'inviato britannico Charles Whitworth osservò che 110 copechi equivalevano a una corona britannica (ossia 5 scellini), mentre in precedenza 1 rublo valeva 10 scellini..

Struttura sociale Il regno di Pietro aggravò la subordinazione dei servi della gleba ai proprietari terrieri. Egli impose con decisione la rigida separazione tra le classi sociali, convinto che, «così come il proprietario terriero doveva essere legato al servizio, il cittadino al proprio commercio o mestiere, allo stesso modo il contadino doveva essere legato alla terra».. Pietro concesse ai proprietari fondiari ampi nuovi diritti, tra cui l'obbligo per ogni servo di non lasciare la tenuta del padrone senza un permesso scritto. Inoltre, il nuovo codice fiscale di Pietro ampliò notevolmente il numero dei lavoratori sottoposti a tassazione, trasferendo così un peso ancora più gravoso sulle classi lavoratrici.

Alcune riforme di Pietro, relativamente più progressiste, si ispiravano però agli ideali che più tardi sarebbero stati associati all'Illuminismo. Egli creò, ad esempio, una nuova categoria di servi, i cosiddetti contadini di Stato, i quali godevano di diritti più ampi rispetto ai servi ordinari, ma versavano tributi direttamente allo Stato. Ispirandosi inoltre a istituzioni analoghe osservate nei Paesi Bassi, fondò nelle grandi città botteghe artigiane controllate dallo Stato, destinate a produrre beni per l'esercito. Alcuni indizi suggeriscono perfino che i consiglieri di Pietro gli avessero raccomandato l'abolizione della servitù della gleba e l'introduzione di una forma di «libertà limitata», anche se tale progetto non fu realizzato e sarebbe rimasto irrealizzato ancora per due secoli.. Nonostante ciò, durante il regno di Pietro la distanza giuridica e sociale tra schiavi e servi si ridusse notevolmente, e alla fine del suo governo le due classi sociali risultavano ormai quasi indistinguibili.

Il Senato

Il 22 febbraio 1711 un nuovo organo statale fu istituito per ukaz: il Senato direttivo (Pravitel'stvujuščij senat). Tutti i suoi membri venivano nominati personalmente dallo zar Pietro I tra i suoi più stretti collaboratori e in origine erano in numero di dieci. Tutte le nomine e le dimissioni dei senatori avvenivano per decreto imperiale. Il Senato non sospendeva mai la propria attività e costituiva un organo permanente dello Stato.

I primi membri del Senato furono:

il conte Ivan Musin-Puškin (1656 -1730); il boiardo Tichon Strešnev; il principe Pëtr Michajlovič Golicyn (1682-1722); il principe Michail Dolgorukov; Grigorij Plemjannikov; il principe Grigorij Ivanovič Volkonskij; Michail Samarin; Vasilij Apuchtin; Nazarij Milnickij; il supersegretario Anisim Ščukin.

I Collegi Il 12 dicembre 1717 Pietro I istituì nove collegi, o collegi amministrativi, destinati a sostituire i vecchi prikazy. Ciascun collegio aveva un presidente e un vicepresidente, anche se per alcuni di essi il vicepresidente non fu mai nominato.

I nove collegi originari erano i seguenti:. Collegio degli Affari Esteri, che sostituiva il Posol'skij Prikaz. Presidente: Fëdor Golovin. Vicepresidente: barone Pëtr Šafirov. Collegio delle Entrate statali (Kamer-kollegiia), o collegio della riscossione fiscale. Presidente: principe Dmitrij Golicyn. Vicepresidente: barone Karl Nirot. Collegio della Giustizia, o collegio degli affari civili. Presidente: Andrej Matveev. Vicepresidente: Hermann von Brevern. Collegio della Contabilità (Revizion-kollegiia), o collegio di revisione e controllo. Presidente: principe Vasilij Dolgorukov. Vicepresidente: non nominato. Collegio della Guerra. Presidente: principe Aleksandr Menšikov. Vicepresidente: Adam Veyde. Collegio della Marina, o Collegio dell'Ammiragliato. Presidente: conte Fëdor Apraksin. Vicepresidente: Cornelius Cruys. Collegio del Commercio. Presidente: conte Pëtr Tolstoj. Vicepresidente: Shmidt. Collegio delle Spese statali (Štac-Kontor). Presidente: conte Ivan Musin-Puškin. Vicepresidente: non nominato. Collegio delle Miniere e delle Manifatture. Presidente: Jacob Bruce. Vicepresidente: non nominato.

Il successo delle riforme di Pietro