Nel contesto della guerra d’Iran, il 1º marzo 2026 un drone militare armato con munizioni a lungo raggio colpì la base britannica della Royal Air Force di Akrotiri, sull’isola di Cipro. Nella stessa giornata e nuovamente il 4 marzo furono lanciati ulteriori droni, che vennero tuttavia intercettati prima di raggiungere l’obiettivo.
Secondo quanto dichiarato dal ministro degli Affari Esteri cipriota, Constantinos Kombos, il velivolo impiegato era un drone di tipo Shahed, di fabbricazione iraniana, presumibilmente partito dal Libano. Il 4 marzo, inoltre, due droni diretti verso Cipro furono intercettati nello spazio aereo libanese da caccia F-16 dell’aeronautica ellenica.
Contesto Dopo che l'isola di Cipro divenne uno stato indipendente nel 1960, dopo l'indipendenza della colonia britannica di Cipro, il Regno Unito mantenne il controllo territoriale di due basi militari sull'isola, formando così il Territorio britannico d'oltremare di Akrotiri e Dhekelia.
Dal 1974 (anno dell'invasione turca di Cipro) l'isola è tuttavia divisa de facto in due parti separate da una zona demilitarizzata istituita dall'ONU e comunemente denominata Linea Verde: l'area sotto il controllo effettivo della Repubblica di Cipro, che comprende circa il 59% della superficie dell'isola, e la zona occupata dalla Turchia a Nord, successivamente autoproclamatasi Repubblica Turca di Cipro del Nord (Stato riconosciuto solo dalla Turchia), che copre circa il 36% della superficie dell'isola.
Tra le forze armate presenti sull'isola di Cipro figurano Grecia, Turchia e Regno Unito.
Prima degli attacchi del 2026, Cipro era stata colpita per l'ultima volta nel 1986, quando militanti filo-libici attaccarono la base britannica di Akrotiri, ferendo tre familiari di militari britannici.
Mentre la più ampia crisi mediorientale avvolgeva la regione negli anni 2020, si svilupparono anche preoccupazioni per la situazione della sicurezza di Cipro.
Nel giugno 2024, Hassan Nasrallah, allora Segretario generale di Hezbollah, minacciò direttamente di colpire Cipro se fosse stata utilizzata dall'esercito israeliano come base per attaccare il gruppo.
Il 6 febbraio 2026, in un clima di crescente tensione nella regione, il Regno Unito ha schierato sei caccia F-35 Lightning II presso la base RAF di Akrotiri, che si sono aggiunti ai 10 Eurofighter Typhoon già presenti.
Il 28 febbraio Israele e gli Stati Uniti hanno iniziato gli attacchi aerei contro l'Iran, a conclusione di una crisi geopolitica durata due mesi. In risposta, l'Iran ha iniziato a lanciare attacchi contro diversi paesi della regione. Inizialmente, il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che il Regno Unito non sarebbe stato coinvolto nel conflitto, respingendo le richieste americane di utilizzare basi militari britanniche e quella di Diego Garcia per l'operazione. Il ministro della Difesa britannico John Healey si è rifiutato di dichiarare se il Regno Unito appoggiasse gli attacchi israelo-americani. Mentre la rappresaglia iraniana si intensificava, mettendo in pericolo gli alleati regionali britannici, le risorse e i turisti, il Regno Unito ha acconsentito agli Stati Uniti di accedere a queste basi per attacchi contro missili e siti di lancio iraniani, ma ha escluso l'uso per attacchi contro obiettivi politici ed economici in Iran. In seguito agli attacchi, il Segretario di stato britannico Yvette Cooper dichiarò che agli americani non era stato concesso l'accesso alla base di Akrotiri, e che questi giungono dopo che la RAF ha recentemente trasferito ulteriori capacità difensive nella località, tra cui sistemi radar, sistemi anti-drone e aerei F-35, nell'ambito degli sforzi in corso per sostenere la stabilità in Medio Oriente.
Incidenti
Il 1º marzo alle 22:03 (UTC), (ovvero 2 marzo 0:03 ora locale, GMT+2) un drone d'attacco unidirezionale ha colpito la base della Royal Air Force (RAF) ad Akrotiri, colpendo un hangar. L'attacco ha provocato una parziale evacuazione della struttura. Nikos Christodoulides, il presidente della Repubblica di Cipro, ha dichiarato che il velivolo di tipo Shahed ha causato danni minori. Il presidente ha dichiarato che il drone era iraniano. Più tardi, nel corso della giornata, le forze britanniche hanno intercettato altri due droni diretti verso Cipro.
Il 4 marzo, l'aeroporto internazionale di Larnaca è stato temporaneamente chiuso a causa dell'avvistamento di un oggetto non identificato. Due F-16 greci sono stati mobilitati per indagare. I velivoli hanno intercettato due droni iraniani diretti verso Cipro che si trovavano nello spazio aereo libanese. Alcune notizie suggerivano una chiusura dello spazio aereo cipriota, ma la notizia è stata successivamente smentita dal governo.
Il 24 marzo, un missile iraniano si è schiantato in territorio libanese, precisamente a Kisrawan, dopo essere stato intercettato prima di raggiungere il bersaglio. Diverse fonti dell'intelligence militare statunitense suggeriscono fortemente che fosse diretto a Cipro. Anche i media israeliani hanno avanzato questa ipotesi. Contemporaneamente all'incidente, un F-16 turco è decollato temporaneamente da Cipro del Nord, ma il motivo rimane sconosciuto. Nella stessa data, anche l'aeroporto internazionale di Larnaca è stato temporaneamente chiuso dopo che un radar ha rilevato "un oggetto aereo non identificato" nello spazio aereo controllato a est dell'aeroporto alle 21:17 ora locale.
Possibili minacce Le agenzie di intelligence italiane segnalano come sia altamente probabile che l’intera regione del Mediterraneo orientale venga coinvolta dalla crescente instabilità nel Levante e nello Stretto di Hormuz. Le ripercussioni si manifesterebbero soprattutto sui mercati energetici e sulla sicurezza degli approvvigionamenti, con effetti rilevanti per i paesi mediterranei e per l’Europa nel suo complesso, qualora la rotta commerciale indo-mediterranea attraverso il Canale di Suez e il Mar Rosso venisse compromessa dal conflitto — in particolare nel caso di un più attivo sostegno degli Houthi all’Iran nel Golfo di Aden. Ciò determinerebbe un ampliamento dell’arco di instabilità su più regioni dell’Afro-Eurasia. Una simile e grave prospettiva geopolitica di insicurezza marittima è stata indicata da diversi paesi occidentali come la principale motivazione per il dispiegamento di truppe, con l’obiettivo prioritario di proteggere le rotte commerciali euro-atlantiche.
Conseguenze Aumento delle tensioni politiche tra Grecia e Turchia Il dispiegamento degli eserciti europei, in particolare quello greco e quello turco, ha contribuito ad accrescere sensibilmente la tensione tra i due paesi, nonché tra la Repubblica di Cipro e la Repubblica Turca di Cipro del Nord. Sebbene entrambe le nazioni riconoscano le possibili minacce provenienti da Iran e Libano, esse continuano a guardare con diffidenza e sospetto alle rispettive azioni. Un organo di stampa turco vicino al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, il Daily Sabah, ha riferito che il governo turco ha ammonito la “Cipro greca” contro un’ulteriore militarizzazione dell’isola, sostenendo che ciò potrebbe trasformarla in un obiettivo di conflitto nell’ambito della più ampia “guerra in Medio Oriente” (altra denominazione della guerra con l’Iran del 2026).
Parallelamente alla Repubblica di Cipro e alla Grecia, anche il Congresso degli Stati Uniti ha espresso preoccupazione per la mobilitazione dei caccia F-16 da parte della Turchia, sottolineando come si tratti di “velivoli militari di fabbricazione statunitense impiegati in una regione non riconosciuta a livello internazionale” e ipotizzando possibili sanzioni nei confronti di Ankara. Tra i membri del Congresso intervenuti criticamente figurano Gregory Meeks, Chris Pappas, Dina Titus e Gus Bilirakis.
Un ulteriore incidente, di natura sia diplomatica sia militare, si è verificato quando la Repubblica di Cipro ha emesso un NOTAM includendo anche la penisola di Karpas e altre aree sotto il controllo di Cipro del Nord, spingendo la Turchia a dichiarare tale NOTAM “nullo e privo di validità”. In risposta, Cipro del Nord ha emesso a sua volta un proprio NOTAM volto ad “annullare” quello cipriota. Sebbene formalmente emanato da Cipro, il NOTAM sembra coinvolgere anche gli Stati Uniti, secondo versioni precedenti dello stesso, lasciando intendere una possibile presenza militare statunitense.
Turismo Gli effetti della guerra e dell’attacco contro la base britannica hanno avuto ripercussioni significative sul turismo cipriota e greco, inducendo molti turisti britannici a riorientare le proprie destinazioni verso alternative nel Mediterraneo occidentale. Larnaca è stata particolarmente colpita, registrando un tasso di cancellazioni compreso tra il 15% e il 20% e un’occupazione alberghiera intorno al 40% (a fronte di una media del 60%) in seguito all’attacco sull’isola. Percentuali di cancellazione ancora più elevate sono state segnalate a Paphos e Famagosta, con picchi tra il 25% e il 30%.
Nonostante l’offerta di pacchetti promozionali rivolti ai viaggiatori, i voli operati da Jet2 verso Cipro risultavano, al 24 marzo 2026, sempre più vuoti, mentre la compagnia si trovava a fronteggiare un aumento delle disdette.
Dibattito sullo status delle basi militari Dopo l’attacco, alcuni gruppi ciprioti attivi nella società civile hanno manifestato davanti al Palazzo Presidenziale e al Ministero degli Affari Esteri, chiedendo la cessazione di ogni relazione militare e diplomatica con Israele, gli Stati Uniti, la Grecia e altri paesi coinvolti nel sostegno agli interventi in Iran. Gli organizzatori della protesta hanno diffuso una dichiarazione pubblica in cui sollecitano l’interruzione dei legami militari con il gruppo “2+1” — composto da Grecia, Israele e Stati Uniti — nonché la rimozione delle basi militari britanniche presenti a Cipro. I partecipanti hanno inoltre sostenuto che l’attuale crisi sia il risultato di una strategia pianificata dagli Stati Uniti per esercitare un controllo sulle risorse globali, in particolare sul petrolio.
Nelle settimane successive all’attacco riuscito, questo orientamento ha trovato crescente consenso tra la popolazione, anche a causa del significativo ritardo nella mobilitazione britannica a difesa di Cipro e delle ripercussioni economiche negative subite a livello locale.
Il presidente di Cipro ha definito le basi britanniche “retaggi coloniali” e, per la prima volta, ha aperto alla possibilità di avviare un confronto sul loro status — da discutersi al termine del conflitto in Medio Oriente — affermando che tutte le opzioni restano sul tavolo, inclusa la loro revoca. L’Unione europea ha espresso sostegno alla richiesta cipriota di avviare tali consultazioni.
I negoziati sullo status delle basi e delle proprietà britanniche sull’isola sono iniziati il 25 marzo 2026, il giorno successivo all’ultimo episodio di tensione.
Aumento della forza di difesa europea Nonostante l’obiettivo degli attacchi fossero le basi britanniche di Akrotiri e Dhekelia, anche Cipro si è trovata esposta al rischio e ha dovuto affrontarne le conseguenze. Di conseguenza, il paese ha sollecitato l’apertura di un confronto su come l’Articolo 42 al punto 7 della Politica di sicurezza e di difesa comune dell’Unione europea debba essere applicato concretamente, un aspetto rimasto fino ad allora in larga parte teorico. La questione dovrebbe essere inserita all’ordine del giorno del Consiglio europeo informale previsto a Cipro per il 23 e 24 aprile.