I diritti delle piante sono diritti che spetterebbero al regno delle piante. Questa questione viene spesso sollevata in relazione a discussioni sui diritti umani, sui diritti degli animali, sul biocentrismo o il senzientismo.
Filosofia Il romanzo Erewhon di Samuel Butler contiene un capitolo intitolato "Le opinioni di un filosofo erewhoniano sui diritti delle verdure".
Sulla questione se i diritti degli animali possano essere estesi alle piante, il filosofo dei diritti degli animali Tom Regan sostiene che gli animali acquisiscono diritti in quanto consapevoli, ciò che lui chiama "soggetti di una vita". Sostiene che questo non si applica alle piante e che, anche se le piante avessero dei diritti, astenersi dal mangiare carne sarebbe comunque morale a causa dell'uso delle piante per allevare animali.
Secondo il filosofo Michael Marder, l'idea che le piante debbano avere dei diritti deriva dalla "soggettività delle piante", che è distinta dalla personalità umana. Paul W. Taylor sostiene che tutta la vita abbia un valore intrinseco e si batte per il rispetto delle piante, ma non attribuisce loro dei diritti. Christopher D. Stone propose in un articolo del 1972 intitolato "Should Trees Have Standing?" che, se alle aziende vengono attribuiti dei diritti, lo stesso dovrebbe valere per gli oggetti naturali come gli alberi. Citando come esempi l'ampliamento dei diritti di neri, ebrei, donne e feti, Stone spiega che, nel corso della storia, le società hanno conferito diritti a nuove "entità" che, all'epoca, le persone ritenevano "inconcepibili".
Pur non appellandosi direttamente ai "diritti", Matthew Hall ha sostenuto che le piante dovrebbero essere incluse nell'ambito del dibattito sulla morale umana. Il suo libro Plants as Persons: A Philosophical Botany discute il contesto morale delle piante nella filosofia occidentale e lo contrappone ad altre tradizioni, comprese le culture indigene, che riconoscono le piante come persone: esseri attivi e intelligenti che meritano rispetto e cura. Hall supporta la sua richiesta di una considerazione etica delle piante con argomentazioni basate sulla neurobiologia vegetale, secondo la quale le piante sono organismi autonomi e percettivi, capaci di comportamenti complessi e adattivi, tra cui il riconoscimento del sé/non-sé.
Prospettiva scientifica Nello studio della fisiologia vegetale, si ritiene che le piante possiedano meccanismi attraverso i quali riconoscono i cambiamenti ambientali. Questa definizione di percezione vegetale differisce dalla nozione che le piante siano capaci di provare emozioni, un'idea chiamata anch'essa percezione vegetale. Quest'ultimo concetto, insieme all'intelligenza vegetale, si può far risalire al 1848, quando Gustav Theodor Fechner, uno psicologo sperimentale tedesco, suggerì che le piante fossero capaci di provare emozioni e che si potesse promuoverne una crescita sana con la conversazione, l'attenzione e l'affetto.
Sebbene le piante, in quanto esseri viventi, possano percepire e comunicare stimoli fisici e danni, sono generalmente considerate incapaci di provare dolore a causa dell'assenza di recettori del dolore, nervi e cervello, e, per estensione, di coscienza. Molte piante sono note per essere in grado di percepire e rispondere a stimoli meccanici a livello cellulare, e alcune piante come la dionea o la Mimosa pudica, sono note per le loro "evidenti capacità sensoriali". Nonostante l'incertezza scientifica sulla genesi della coscienza, evidenziata in particolare dal problema difficile della coscienza, si ritiene generalmente che nessuno dei membri del regno vegetale possa provare dolore poiché privi di un sistema nervoso, nonostante la loro capacità di rispondere alla luce solare, alla gravità, al vento e a stimoli esterni quali le punture di insetti.
Il Comitato federale svizzero per l'etica delle biotecnologie non umane ha analizzato la letteratura scientifica in merito sulle piante e ha concluso nel 2009 che le piante hanno diritto a una certa dose di "dignità", ma "la dignità delle piante non è un valore assoluto".
Il biologo e divulgatore Marco Ferrari nel saggio Le piante non sono animali verdi si schiera contro argomentazioni che antropomorfizzano le piante o le confrontano con gli animali, sottolineando le differenze tra le proprietà dei due regni.
Argomentazioni giuridiche Nella sua opinione dissenziente rispetto alla sentenza Sierra Club v, Morton del 1972 della Corte Suprema degli Stati Uniti, il giudice William O. Douglas scrisse della possibilità che le piante potessero avere personalità giuridica.
La Costituzione svizzera contiene una disposizione che richiede di "tenere conto della dignità del creato nel trattamento di animali, piante e altri organismi", e il governo svizzero ha condotto studi etici su come proteggere la dignità delle piante.
Alle elezioni parlamentari olandesi del 2010 ha presentato candidati il monotematico "Partito per le Piante" che si concentra su temi quali il clima, la biodiversità e la sostenibilità nel complesso. Tali argomentazioni sono state criticate in quanto prova che la cultura moderna "ci sta facendo perdere la capacità di pensare in modo critico e di distinguere le preoccupazioni etiche serie da quelle frivole".
Nel 2012, un fiume in Nuova Zelanda, comprensivo delle piante e degli altri organismi contenuti entro i suoi confini, è stato legalmente dichiarato persona giuridica (tramite tutori) a intraprendere azioni legali per proteggere i propri interessi.
Note
Voci correlate Ahiṃsā Cecità alle piante
Collegamenti esterni The Plant Initiative
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