Il Castello di Partinico (o fortezza di Br.t.nīq ) è una roccaforte in rovina, situata sul Colle Cesarò, nel territorio comunale di Partinico.

Storia

Lo storico curdo Ali Ibn Al-Athīr, morto nel 1233, riferisce che i Bizantini, a metà del secolo VIII tornarono a essere protagonisti in Sicilia, edificando fortificazioni e castelli e non lasciarono monti che non avessero una rocca presidiata. Con le stesse parole si esprime Al-Nuwaryrī «il paese [la Sicilia] fu restaurato in ogni parte dai Bizantini». Dalla posizione di rilievo del monte Cesarò, risulta probabile che la prima costruzione sia avvenuta già in quel periodo dai RūmNome arabo con il quale si indicavano i Bizantini.. Il sistema difensivo del territorio da parte dei Bizantini, consisteva nel realizzare insieme al castello arroccato, un villaggio alla base del rilievo che doveva garantire provvigioni alimentari regolari. L'esempio risulta calzare bene con Partinico. Mentre le rovine sul colle Cesarò identificano l'esatta posizione del castello, incerta rimane ancora l'ubicazione del casale nella piana.

Dopo l'arrivo e la conquista dell'Isola da parte degli arabi, avvenuta a partire dall'827 d.C., la fortezza fu occupata e prese il nome arabo di Br.t.nīq. Il primo a indicare nella documentazione storica la presenza dell'abitato (985) fu il geografo musulmano Al-Muqaddasi. La città fortificata compare col nome di Bartinik (1154), nella tabula rogeriana del cartografo Al-Idrisi,Il Cartografo dice della città: "Partinico è un bel paese, piacevole, piano, di aspetto gradevole e ameno. Gli appartengono fertili poderi nei quali si producono in abbondanza il cotone, la henna, ed altre piante leguminose. Le acque sono abbondanti, numerosi i mulini. La fortezza che trae nome da Partinico è situata in una località detta Giabàn (cimitero), a cavaliere sul paese. Quest’ultimo ha un porto, noto col nome di ar-Rukn, distante all’incirca due miglia verso nord." che la posiziona in luogo elevato chiamato Ծabān (cimitero).

L'espansione del castello ormai divenuta cittadella, si sviluppò durante i secoli solo nel versante sud del rilievo, poiché i tre lati restanti presentavano un dirupo a strapiombo, facendone una roccaforte inespugnabile. I resti delle fondamenta, sono visibili in tratti di muri in pietra a pianta irregolare. Le strutture murarie sono costruite in opus incertumUn'antica tecnica edilizia romana, sviluppatasi dal III secolo a.C., che prevede la costruzione di muri utilizzando pietre di forma e dimensioni irregolari (caementa) disposte in modo casuale, ma con facce combacianti, sopra un nucleo cementizio., di spezzoni calcarei locali. Rimane ancora visibile una cisterna con copertura a volta, probabilmente per la raccolta dell'acqua delle dimensioni di metri 3 × 2. I rilievi fatti negli ultimi anni, eseguiti sui luoghi con tecniche innovative (droni), hanno dimostrato che la città nella sua massima espansione occupò metà del pendio. Divenne presto come Jato (Giato) e le altre città arabe costruite sulle montagne un'enclave autonoma anche dopo l'arrivo dei normanni e degli svevi, subendo alterni assalti perlopiù nei mesi estivi dalla fine del XI fino a metà del XII secolo, da Guglielmo I di Sicilia, Tancredi e Ruggero Scalvo.

L’ultima notizia documentata diretta è del 1169, dove viene citata insieme al Castello di Carini come luogo di rifugio di alcuni francesi, durante le lotte intestine della corte normanna all’epoca della minore età di Guglielmo II. Fu certamente protagonista attiva non meno delle altre città arabe vicine, della grande rivolta islamica che negli anni 1245-46 infiammò la Sicilia durante il regno di Federico II di Svevia. Non si trattò di una semplice ribellione contadina, ma di una resistenza disperata e collettiva: un popolo che si oppose all’imposizione totale dell’autorità imperiale per difendere lingua, fede e memoria.

Dopo l’assedio e la conquista, non si hanno documenti sulla sua demolizione. L’unica fonte certa è che Federico III di Sicilia da licenza nel 1309 di habitationem de novo facere in località detta Sala di Partinico. La cittadella sopra la montagna scompare dagli annali, molto probabilmente distrutta nel corso della ribellione araba o dallo stesso Federico III durante la guerra del Vespro, per non far cadere importanti fortificazioni nelle mani degli invasori angioini.

Note

Categoria:Architetture di Partinico Categoria:Castelli della Sicilia in rovina Categoria:Castelli della città metropolitana di Palermo