Biografia Primogenito della famiglia Giuliano del quartiere Forcella di Napoli, il cui fratello Luigi Giuliano divenne il principale esponente del clan omonimo. Nunzio Giuliano fu condannato in giovane età per reati legati al contrabbando e a rapine, ma si dichiarò sempre estraneo alle attività camorristiche del proprio gruppo familiare. Lasciò il quartiere Forcella, in cui era nato, già alla fine degli anni '70, proprio mentre alcuni dei suoi fratelli e sorelle passavano dalle attività illegali a quelle del crimine organizzato, in cui gestivano il gioco d'azzardo e lo spaccio della droga, e arrivando per questo a scontrarsi con il clan di Raffaele Cutolo.

Negli anni Ottanta fu arrestato nell'ambito delle operazioni contro la criminalità organizzata napoletana e rimase in carcere per quasi quattro anni. L'arresto e la detenzione risultarono anche uno strumento per reprimere le attività camorristiche della famiglia Giuliano, alle quali Nunzio risultò estraneo, e in particolare per stringere il cerchio intorno al fratello Luigi Giuliano allora latitante. Successivamente fu assolto dalle accuse mossegli anche sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

Poco dopo l'uscita dal carcere, nel dicembre 1987 suo figlio Vittorio, appena diciassettenne, morì per overdose. In seguito a questo tragico evento, Nunzio Giuliano lanciò un appello pubblico contro la diffusione della droga e prese le distanze dalla camorra, dissociandosene nel 1988. Da allora partecipò a iniziative di sensibilizzazione e intervenne nel dibattito pubblico anche attraverso interviste, apparizioni televisive e radiofoniche. Le sue posizioni furono sempre accompagnate da diffidenza da una parte della società civile, che lo accusava di fare il doppio gioco per conto dei suoi familiari, e invece Nunzio aveva interrotto già da anni ogni relazione con loro. Il suo secondogenito, Luigi, fu invece corrotto dalla relazione con i suoi zii e divenne in breve un esponente del clan Giuliano, e infine collaboratore di giustizia nel 2000.

Dopo che suo fratello Luigi Giuliano decise di collaborare con la giustizia, nel 2002, a Nunzio non fu riconosciuto un programma di protezione, nonostante alcune minacce subite. Intanto aveva da tempo iniziato a tenere degli incontri in alcune scuole di Napoli, sollevando dei dibattiti sulla mostruosità del crimine organizzato e anche sulle grosse responsabilità delle istituzioni riguardo alla disoccupazione giovanile, la carenza di strutture scolastiche, sociali e sportive proprio in quei quartieri più sensibili al male della camorra.

Fu ucciso il 21 marzo 2005 in un agguato a Napoli mentre tornava a casa in vespa con la sua compagna, Rosaria Rivieccio, rimasta miracolosamente illesa. I killer gli spararono sei colpi di pistola con il silenziatore. Secondo alcune ricostruzioni, l'omicidio potrebbe essere stato motivato da una vendetta trasversale contro il fratello Luigi Giuliano, ma i responsabili non sono stati mai individuati.

Nel 2006, dopo la sua morte, l'editore Tullio Pironti Editore pubblicò il volume Diario di una coscienza, che raccoglie suoi scritti e interviste.

Note