Ercole e Anteo è una pittura murale realizzata da Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino nel 1631 per il soffitto di un salone di Palazzo Sampieri Talon a Bologna.

Tecnica Questa pittura murale, oggi in ottimo stato di conservazione, è stata eseguita con una tecnica mista a calce su muro. I pigmenti, mescolati al latte di calceLatte di calce. In: sono stati applicati su un intonaco ancora umido: in questo modo non penetrano nell'intonaco come nell’affresco, non restano in superficie come nella pittura a secco, ma formano uno strato pittorico distinto al di sopra della superficie più esterna dell’intonaco..

Storia L'opera è citata per la prima volta nella letteratura artistica nella Felsina pittrice di Carlo Cesare Malvasia, sotto l'anno 1631: «In Bologna [Guercino] dipinse un Ercole con Anteo lottanti a fresco in una volta de' Signori Sampieri, ove sono altre pitture de' Carracci, e è mirabile averlo fatto senza cartone, tanto era pratico nell'eccellenza del disegno; e battendo gli altri per la vaghezza e colorito.»..

A proposito del mancato utilizzo del cartone preparatorio, Jacopo Alessandro Calvi narra questo aneddoto: «…e fece in esso vedere quanto egli fosse risoluto e franco nell’operare, e quanto gli giovasse la gran pratica che si era acquistata del lavoro a fresco in cui fin da fanciullo si esercitò, poiché nel volere ivi stendere il preparato cartone, o fosse che questo non bene si adattasse al soffitto, o che è incontrasse alcuna difficoltà, sdegnatosi il Guercino, lacerollo in pezzi, gittandolo giù dal ponte, e senza tardare un momento disegnò quelle due figure a mano sul loco, e le colorì con invidiabile prestezza, e felicità.».

La notizia è da considerarsi attendibile, poiché proviene dal Ristretto de' successi accaduti circa la Vita et ammirabile Virtù del Sig. Caval. Francesco Barbieri, compilato dai nipoti del Guercino, Benedetto e Cesare Gennari, che Malvasia ricevette dopo la morte del maestro.. La circostanza, del resto, non costituiva un caso isolato nella pratica del pittore, che aveva già eseguito senza cartone un'altra pittura murale, la Fama con l'Onore e la Virtù nel casino Ludovisi.

Tuttavia, la struttura stessa della volta rende improbabile un'esecuzione del tutto improvvisata, poiché non si osservano tracce di spolvero o di incisione, si deve supporre che il disegno sia stato riportato con modalità diverse dai consueti procedimenti meccanici, senza lasciare segni permanenti. È probabile che Guercino abbia impostato la composizione servendosi della cornice architettonica come guida per collocare le figure e regolarne le proporzioni. Non si può escludere, inoltre, che si sia aiutato con una griglia provvisoria, rimossa nel corso del lavoro, così da organizzare progressivamente la scena senza lasciare tracce visibili sulla superficie dipinta..

Il pagamento dell'opera è registrato nel Libro dei conti del GuercinoIl Libro dei conti è il registro amministrativo compilato da Paolo Antonio Barbieri, fratello minore del Guercino, dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito poi dai familiari fino al 1666.. Alla data 6 ottobre 1631 viene registrata la seguente annotazione: «Dal Sig.r Abbate Sampieri da Bologna i e riceuto per l'Ercole et Anteo fatti a fresco in casa di detto Sig.r Sampieri schudi 100». Di recente il committente dell'opera è stato identificato con l'abate Vincenzo Sampieri..

L'importo registrato appare relativamente modesto, se si considera che in quegli anni il Guercino richiedeva circa 100 ducatoni (pari a circa 130 scudi) per una figura intera in un dipinto mobile. Nel caso dellErcole e Anteo, che presenta due figure di notevole impegno, la cifra annotata nel Libro dei conti sembra quindi inferiore alle attese. La spiegazione più plausibile è che il registro riporti soltanto una tranche del pagamento (anticipo, saldo o versamento intermedio). Non si tratterebbe, del resto, di un caso isolato di registrazione incompleta dei compensi..

Il committente La committenza dell'affresco si colloca nell'ambito della famiglia Sampieri, tra le più importanti del patriziato bolognese tra XV e XVII secolo. Nel 1542 Vincenzo Sampieri acquistò dalla famiglia Paleotti il palazzo di Strada Maggiore, destinato a divenire sede di una significativa raccolta d’arte.

Nel tardo Cinquecento, Astorre Sampieri promosse l'ambiziosa decorazione del piano terreno del palazzo, oggi nota come ciclo degli Affreschi di palazzo Sampieri, affidandone l'esecuzione ai Carracci. Le tre sale erano incentrate su episodi della vita di Ercole: Ludovico Carracci dipinse Giove che accoglie Ercole nell’Olimpo, Annibale Ercole guidato dalla Virtù e Agostino Ercole aiuta Atlante a sostenere la volta celeste.

A questo ciclo si collega la decorazione della quarta sala, eseguita dal Guercino nel 1631, quando Astorre era già morto. Il committente dell'opera va identificato nel nipote di Astorre, l'abate Vincenzo Sampieri.

La formazione giuridica e letteraria dei Sampieri, molti dei quali oltre che senatori erano doctores in utroque iure, consente di spiegare la scelta di un soggetto mitologico colto e coerente con il programma decorativo del palazzo..

Iconografia L'affresco raffigura l'episodio mitologico della lotta tra Ercole e Anteo. Anteo, gigante figlio di Nettuno e di Gea, alto quattordici metri, viveva nelle regioni più inospitali della Libia, dove assaliva i viandanti costringendoli a misurarsi con lui e uccidendo poi i vinti. Aveva inoltre promesso al padre di erigere in suo onore un tempio fondato su crani umani..

La sua forza derivava dal contatto con la terra, da cui traeva continuamente nuovo vigore in quanto figlio di Gea. Per vincerlo, Ercole doveva impedirgli di toccare il suolo: lo sollevò da terra e lo strinse fra le braccia fino a soffocarlo.

Descrizione La scena raffigura il momento culminante dello scontro tra i due protagonisti: Ercole, avvolto nella pelle del leone, solleva Anteo da terra afferrandolo alla vita e stringendolo con forza, mentre il gigante si dibatte nella presa dell'eroe. I due corpi, completamente nudi ad eccezione della pelle leonina, sono rappresentati in forte tensione muscolare, con torsioni accentuate che evidenziano lo sforzo fisico. La composizione è costruita secondo uno scorcio dal basso, che accentua la percezione dinamica delle figure sospese nello spazio.

Le braccia di Ercole serrano il corpo dell'avversario in una stretta che ne blocca i movimenti, mentre Anteo tende gli arti nel tentativo di liberarsi; la contrazione dei muscoli e la posizione inarcata delle figure contribuiscono a rendere visivamente il momento della sopraffazione. Le teste sono ravvicinate e inclinate, inserite nel nodo centrale dell'azione e partecipano alla costruzione compatta del gruppo.

Stile La critica ha sottolineato nellErcole e Anteo il vigore dell'invenzione, la franchezza del colorito e l'impressione di una stesura rapida e immediata. Sir Denis Mahon, già nel catalogo della mostra bolognese del 1968, richiamò l'attenzione sul carattere spontaneo dell'affresco, giudicandolo coerente con la notizia tramandata dalle fonti antiche circa l'esecuzione senza cartone preparatorio. In questa libertà operativa lo studioso riconosceva uno dei tratti più notevoli dell'opera, capace di restituire con particolare efficacia l'energia dello scontro tra i due protagonisti.

Un aspetto di notevole interesse è il confronto proposto da Mahon tra la resa plastica delle figure del Guercino ed il Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini, che il pittore centese dovette ammirare negli anni del soggiorno romano. Una suggestione in tal senso sembra riflettersi sia nei disegni preparatori conservati a Oxford e a Windsor sia nella redazione finale del soffitto. La figura di Anteo, serrata nella presa di Ercole, è costruita infatti con una tensione muscolare accentuata e con un dinamismo che ne aumentano la forza drammatica; anche il gesto del braccio teso contribuisce a dare alla composizione un accento pienamente barocco.

Dal punto di vista pittorico, l'opera mostra una conduzione fluida della materia e una morbidezza di stesura che caratterizzano il linguaggio maturo del Guercino. Se i Carracci avevano dato forma ai grandi modelli del sottoinsù bolognese, qui il pittore di Cento sviluppa già una sintassi diversa, più mobile e vibrante, nella quale la solidità del disegno si combina con una resa energica e sensibile della luce e del colore. Il risultato è un'immagine di forte impatto, in cui l'imponenza quasi scultorea delle figure convive con una pittura sciolta e vitale..

In assenza di una vera costruzione prospettica, la profondità è suggerita soprattutto dal chiaroscuro: le figure di Ercole e Anteo, rese con forti contrasti di luce e ombra, sembrano avanzare verso l'osservatore, mentre lo sfondo, più smorzato nei passaggi chiaroscurali, appare arretrato. Anche la cornice concorre a questo effetto, poiché la sua tridimensionalità fornisce un riferimento spaziale concreto alla costruzione dell'immagine..

Per Mahon, proprio questa compresenza di disciplina classica e di slancio espressivo spiega il carattere singolare dell'affresco, che pur essendo datato al 1631 conserva ancora qualcosa dell'impeto delle prove giovanili del Guercino. La sua forza inventiva e il moto ampio della composizione potrebbero far pensare a un'opera più antica, se questa non fosse documentata con sicurezza dal pagamento registrato in quell'anno..

Fortuna critica Jacopo Alessandro Calvi descrisse l'affresco come un'opera di straordinaria energia fisica e pittorica: «Sono esse di un carattere robusto e grande, quale conviensi a due Atleti che rappresentano; stringe Ercole, tutto fierezza, con ambe le braccia il suo rivale, che invano si dibatte, e il solleva in aria per soffocarlo, l’ignudo è espresso con molta intelligenza, né ponno vedersi ne pure ad olio tinte più vigorose, né più saporite e vere ad un tempo, e si conservano ancora così fresche che le direste uscite pur' ora dal pennello.».

Alcuni decenni più tardi, Gaetano Atti riprese quasi negli stessi termini questo giudizio, insistendo sul carattere robusto delle figure, sull'efficacia con cui è resa la tensione del combattimento e sulla sorprendente freschezza della stesura cromatica..

La notevole fortuna del dipinto presso gli ambienti eruditi e tra gli intendenti d'arte europei è attestata dalla sua inclusione in una raccolta di opere pittoriche italiane curata da Jean-Claude Richard de Saint-Non: nel corso del viaggio compiuto tra Venezia e Roma, l'abate si avvalse della collaborazione dei pittori Jean-Honoré Fragonard e Hubert Robert, incaricati di tradurre in immagini le opere italiane da lui ritenute più significative. Durante la sosta a Bologna, accanto alle pale di Ludovico Carracci e ai grandi dipinti di Marcantonio Franceschini, Saint-Non rivolse particolare attenzione allErcole e Anteo del Guercino nel palazzo Sampieri, commissionandone un disegno a inchiostro e acquerello a Fragonard. Il foglio costituì la base per l'incisione destinata alla sua raccolta antologica di dipinti italiani.

Del dipinto si conservano, fra gli altri, due disegni preparatori a gesso rosso: uno è conservato nella Royal Collection Trust del Castello di Windsor (RCIN 902382), l'altro all'Ashmolean Museum di Oxford (WA2012.75). Per una monografia dell'opera si veda Guercino svelato. Ercole e Anteo in Palazzo Talon Sampieri a Bologna a cura di Barbara Ghelfi (2026).

Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su Ercole Categoria:Dipinti a Bologna