Biografia
Primi anni e formazione Attiret ricevette una prima formazione artistica proprio da suo padre. Ancora adolescente, trascorse due anni a Roma sotto la protezione del marchese di Broissia, un nobile della regione di Dole che, passando per l'atelier di suo padre, aveva notato il talento del giovane Jean-Denis. Rimase in contatto con lui per tutta la vita. La sua carriera di pittore (soprattutto di ritratti e di soggetti religiosi) sembrava già ben avviata quando decise di entrare nella Compagnia di Gesù nel 1735 all'età di 33 anni. Durante il suo noviziato ad Avignone, continuò la sua attività di artista dipingendo i quattro evangelisti nella cappella della casa. Quando i missionari gesuiti in Cina chiesero l'invio di un pittore (su espressa richiesta dell'imperatore), Attiret si offrì volontario.
Alla corte imperiale di Cina Partì dal porto di Lorient l’8 gennaio 1738 e giunse in Cina il 7 agosto, per poi arrivare a Pechino l’anno successivo. Il suo dipinto L’adorazione dei Magi, che donò in occasione dell’udienza di presentazione, affascinò talmente l’imperatore Qianlong che questi lo nominò immediatamente pittore ufficiale di corte. Da quel giorno, Attiret lavorò nel palazzo imperiale. Sotto la guida di un altro famoso pittore gesuita, l’italiano Giuseppe Castiglione, giunto in Cina una ventina d’anni prima, Attiret si familiarizzò con i temi preferiti dall’imperatore: i fiori, gli animali e soprattutto le scene di guerra. Poiché l'imperatore insisteva sull'uso di metodi e motivi cinesi, Attiret si orientò verso un'arte sempre più sinizzata. Nonostante i severi vincoli del protocollo imperiale, si sviluppò una sorta di amicizia tra Attiret e l'imperatore, che lo visitava spesso nel suo atelier.
Viaggi e ritratti
Nel 1754 Attiret accompagnò l'imperatore Qianlong in Asia centrale, dove questi doveva ricevere l'omaggio dei principi tartari. Fu l'occasione per realizzare diverse incisioni a commemorazione delle cerimonie, nonché per gli esordi di Attiret come ritrattista. A lui si deve il ritratto più famoso di Qianlong, seduto sul trono.
Più tardi, nel 1762, su ordine dell'imperatore, Castiglione invitò Attiret e altri due artisti a trasporre i dipinti di An Deyi (Jean-Damascène Sallusti) in sedici bozzetti nell'ambito del progetto intitolato Le conquiste dell'imperatore della Cina.
Pur godendo di crescente favore, Attiret preferì rifiutare la proposta dell’imperatore, che desiderava nominarlo mandarino. Non solo non si considerava un letterato, ma, soprattutto, riteneva sconveniente accettare un tale onore mentre, fuori dalla città di Pechino, i cristiani e i loro sacerdoti venivano perseguitati. Questa decisione, pur molto audace, fu accettata dall’imperatore.
Visse così per 31 anni nella Città Proibita, decorando diversi palazzi imperiali e realizzando almeno 200 ritratti di membri della corte e altri dignitari. A quel periodo risalgono anche alcune opere religiose, scene della vita di Cristo e dei santi, come l’angelo che mostra il cielo a un bambino. La maggior parte della sua opera è tuttavia andata perduta, distrutta nel 1860 dalle truppe franco-inglesi durante il saccheggio del Palazzo d'Estate nel corso della seconda guerra dell'oppio.
Malattia e morte Negli ultimi cinque o sei anni della sua vita soffrì di violenti dolori allo stomaco, ma fu solo negli ultimi mesi che rinunciò alle sue visite quotidiane al palazzo imperiale. Appresa la notizia della sua morte, l'imperatore inviò una cospicua somma di denaro per coprire le spese del funerale, e uno dei fratelli di Qianlong inviò un eunuco a piangere il pittore defunto, un onore eccezionale per un missionario europeo nella Cina dell'epoca.
Scritti Attiret ha lasciato anche alcuni scritti interessanti che descrivono i costumi della Cina, con riflessioni più personali sulle frustrazioni e le gioie della sua vita nel palazzo imperiale di Pechino: "Durante il giorno restiamo all’interno del palazzo [imperiale], e la sera ci rechiamo nella nostra chiesa. (...) Avere a disposizione solo le domeniche e le festività per pregare Dio, non poter dipingere quasi nulla secondo il proprio gusto e il proprio genio, avere mille altri imbarazzi (...) tutto ciò mi farebbe ben presto riprendere la strada per l’Europa se non credessi che il mio pennello sia utile per il bene della religione". La sua corrispondenza sottolinea che il suo lavoro a corte ha come unico scopo quello di salvaguardare ciò che resta della libertà religiosa dei missionari (gesuiti e altri), già fortemente compromessa nelle campagne.
Solo una delle sue lettere è stata pubblicata in Lettres édifiantes et curieuses, una raccolta di lettere inviate in Europa dai gesuiti missionari e pubblicate tra il 1702 e il 1776.
Il missionario Joseph-Marie Amiot ha dedicato, in questa raccolta, una delle sue lettere alla vita e all’opera di Attiret.
Nella cultura di massa Ispirandosi al ritratto di Ulanara, concubina e poi seconda moglie dell'imperatore Qianlong, dipinto da Jean-Denis Attiret intorno al 1750, Charles de Meaux ha realizzato nel 2016 Le Portrait interdit, una coproduzione franco-cinese. Questo ritratto, La concubina, soprannominato la Gioconda cinese, è conservato al Museo delle Belle Arti di Dole, a seguito di un acquisto per diritto di prelazione nel 2001.
Note
Bibliografia
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Sinologi francesi Categoria:Gesuiti francesi