Il Ritratto di domenicano del convento di San Zanipolo è un dipinto olio tela (78×67 cm) di Lorenzo Lotto datato al 1526 realizzato per la basilica veneziana dei Santi Giovanni e Paolo e conservato nella pinacoteca dei musei civici di Santa Caterina a Treviso dal 1891. La datazione del 1526 e la firma sono visibili sotto il piano di scrittura.
Storia Lorenzo Lotto dopo tredici anni trascorsi a Bergamo fece ritorno a Venezia, certo d'essere preceduto dalla sua fama, ma non fu facile il suo reinserimento nella città lagunare a causa della competizione con il Vecellio. Sarà preferita la comunità domenicana al Lotto risultando essere residente fino alla metà del 1527 nel convento presso la basilica dei Santi Giovanni e Paolo per i veneziani di San Zanipolo, contrariamente a quella francescana al Tiziano..Si consideri le importanti opere conservate nella basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari come la Pala Pesaro e l'Assunta. Ma nel 1526 mentre Lotto era a Jesi a realizzare il dittico Madonna col Bambino e santi in un roseto, per la chiesa di San Francesco al Monte,La chiesa realizzata nel 1491 fu distrutta nel 1866 e le opere conervate presso i musei comunali Tiziano era presente presso il convento di San Zanipolo per realizzare il Martirio di san Pietro da Verona distrutto in un incendio il 16 agosto 1867., ma il ritratto del domenicano indica che Lorenzo Lotto fece ritorno al convento almeno fino alla metà dell'anno successivo. Dovette poi lasciarlo a causa degli screzi che si erano creati con il domenicano fra Damiano Zambelli per le Tarsie del coro di Santa Maria Maggiore di Bergamo, per la cui realizzazione Lotto aveva preferito il Capoferri.
Il dipinto faceva parte della ricca collezione privata di Emilio Sernagiotto ereditata dalla madre e conservata nel palazzo Trevisan Cappello composta da ben 144 dipinti. Risulta dall'atto testamentario che lasciò, dopo la morte del 15 gennaio 1891, tutte le opere al museo Civico Luigi Bailo..
Quanto fu importante il convento per Lotto è ben visibile dal suo primo testamento redatto il 25 marzo 1531, che malgrado si fosse allontanato dal 1527 recita:.
Descrizione e stile Il dipinto raffigura un frate domenicano appoggiato su di un bancone nell'atto di annotare dati sul libro dei conti sullo sfondo di un telo verde che rende importante e riservato l'ambiente, soluzione cromatica che caratterizza la pittura dell'artista.. Roberto Longhi lo descriverà come il “dispensiere domenicano”. Il frate sembra essere colto all'improvviso, e volge lo sguardo verso l'osservatore, il pittore vuole raffigurare l'attimo, che da discreto e privato diventa pubblico e importante. Il frate si volge con uno sguardo obliquo piuttosto penetrante verso l'osservatore, come se fosse stato distratto e disturbato nel suo lavoro.. Secondo il Berenson ci guarda come stesse cercando nella mente qualche altra annotazione da segnare. Le mani sembrano essere illuminate dal volto. La destra regge la penna mentre la sinistra tiene fermo il foglio dove il frate sta portando modifiche. Le chiavi poste in primo piano sul bancone e le monete d'oro e d'argento di fronte al libro sono ben indicative dell'incarico del frate nella comunità del convento. Le chiavi piccole dalla forma di cuore rovesciato, legate da corde in cuoio esprimono un potere, quello di chi può controllare l'economia potendo anche riporre registri e denari in un cassetto chiuso di cui ne è il possessore.
Il soggetto indossa un pesante mantello invernale le cui pieghe si presentano fino al gomito dove appare la tunica bianca di lana con le maniche gonfie che coprono altri indumenti di pelliccia. Dal polso sinistro compare un fazzoletti bianco, il tutto indica la stagione invernale. Un dipinto con un linguaggio autonomo, dinamico, morbido, che non riprende le importanti indicazioni lombardo-leonardesche e neppure la pittura veneziana.
Il personaggio è di difficile identificazione essendo presenti nel 1525 due Marcantonio come indicato nel documento pater priorir conventus marcus antonius. Per il Puppi sarebbe Marcantonio de' Rossi importante frate nonché confessore di Sebastiano Serlio di cui il Lotto fu curatore testamentario. Mentre per Billanovich sarebbe Marcantonio Luciani che oltre a essere priore aveva incarichi di magister fabricae, bibliotecario, tesoriere, e importante presenza al Capitolo del 26 gennaio 1526, in cui fu approvata la concessione di residenza a Lorenzo Lotto. Difficile quindi identificare il vero soggetto raffigurato.
Note
Bibliografia
Voci correlate Opere di Lorenzo Lotto Musei civici di Treviso
Altri progetti
Categoria:Dipinti di Lorenzo Lotto Categoria:Collezione Farnese