Biografia Primi anni Terminate le scuole elementari, si trasferì con la famiglia prima a L'Aquila per proseguire gli studi e successivamente a Santarcangelo di Romagna. Conseguita la maturità, nel 1895 si iscrisse all'Università di Pisa, frequentando la Scuola Normale Superiore. Fu allievo di Amedeo Crivellucci, con il quale discusse la tesi di laurea e sulla cui rivista Studi storici pubblicò i primi lavori dedicati alla storia di Pisa medievale. A Pisa conobbe inoltre Giovanni Gentile, anch'egli allievo di Crivellucci.

Dal 1906 fu professore di storia moderna presso l'Accademia scientifico-letteraria di Milano. Partecipò come ufficiale alla prima guerra mondiale, venendo decorato con la medaglia d'argento al valor militare. Prima, durante e dopo il conflitto prese parte attivamente al dibattito politico e culturale italiano.

Nel 1919 fu, insieme a Gentile e Luigi Einaudi, tra i firmatari del manifesto del Gruppo Nazionale Liberale romano che, insieme ad altri gruppi nazionalisti e di ex combattenti, costituiva l'Alleanza Nazionale per le elezioni politiche. Il programma del movimento sosteneva la necessità di uno «Stato forte», pur dotato di ampie autonomie regionali e comunali, capace di contrastare la crescita della burocrazia, i protezionismi e la politica del governo di Francesco Saverio Nitti, definito «inetto a tutelare i supremi interessi della Nazione, incapace di cogliere e tanto meno interpretare i sentimenti più schietti e nobili».Manifesto cit. in Eugenio Di Rienzo, Storia d'Italia e identità nazionale. Dalla Grande Guerra alla Repubblica, Firenze, Le Lettere, 2006, pp. 71-72.

Adesione al fascismo Di orientamento liberal-nazionalista e monarchico, nel primo dopoguerra si avvicinò al fascismo. Fu eletto deputato nel cosiddetto listone fascista nella XXVII legislatura del Parlamento del Regno d'Italia, ricoprendo l'incarico dal 1924 al 1929. Nel 1925 firmò il Manifesto degli intellettuali fascisti.

Nella seduta del 13 febbraio 1923, presieduta da Benito Mussolini, il Gran Consiglio del fascismo dichiarò incompatibile l'appartenenza al fascismo con quella alla massoneria. Nel suo intervento parlamentare a sostegno della successiva legge n. 2029 del 26 novembre 1925, che restringeva il diritto di associazione e introduceva più rigorosi controlli di polizia, Volpe esplicitò come il provvedimento fosse rivolto anche contro la Libera Muratoria, accusata di rappresentare un «equivoco politico, degenerazione della vita pubblica, confusionismo delle idee, sopravvivenza di illuminismo e di ideologie settecentesche, pacifismo spappolato, internazionalismo, disorganizzazione dello Stato, strumento di stranieri interessi a danno del Paese, vecchio e vacuo anticlericalesimo, e specialmente intrigo e camorra».

Durante il regime fascista svolse un ruolo di primo piano nel panorama accademico italiano. Dal 1924 al 1940 fu professore di storia moderna presso l'Università di Roma. Si adoperò inoltre presso Mussolini per ottenere la revoca del confino e la concessione del passaporto a Nello Rosselli, suo ex allievo, e ad alcuni amici dei Rosselli, tra cui Piero Calamandrei. Fino al 1943 diresse la Scuola di storia moderna e contemporanea e fu responsabile della sezione di storia medievaleV. Volpe, Gioacchino, Scrittori politici all'inizio dell'Età moderna: Marsilio da Padova, Nuova rivista storica, XCII, 1, 2008, Roma, Società editrice Dante Alighieri. e moderna dell'Enciclopedia Italiana (1925-1937). Fu inoltre segretario generale dell'Accademia d'Italia dal 1929 al 1934 e socio nazionale dell'Accademia dei Lincei dal 1935 al 1946.

Fedeltà ai Savoia e secondo dopoguerra Dopo l'armistizio di Cassibile non aderì alla Repubblica Sociale Italiana,Renzo De Felice, Mussolini l'alleato, vol. II La guerra civile (1943-1945), Torino, Einaudi, 1997, p. 112 rimanendo fedele al re Vittorio Emanuele III di Savoia e alla monarchia sabauda. Al termine della seconda guerra mondiale, in seguito all'epurazione dei collaboratori del regime fascista, fu allontanato dall'insegnamento e si dedicò esclusivamente agli studi storici, aderendo nel contempo al Partito Nazionale Monarchico.

Dall'esilio il re Umberto II lo insignì dell'Ordine al merito civile di Savoia per meriti scientifici. Con Regie Patenti del 16 febbraio 1967 gli conferì inoltre il titolo ereditario di conte.

Eredità Il fondo «Gioacchino Volpe», costituito da circa duemilatrecento volumi, periodici, carteggi, dattiloscritti e numerose schede di lavoro manoscritte, è conservato presso la Biblioteca comunale «Antonio Baldini» di Santarcangelo di Romagna. Il figlio primogenito, Giovanni, fu un noto editore.

Nei suoi primi studi Volpe concentrò l'attenzione soprattutto sul comune medievale e sui conflitti sociali che lo caratterizzavano. Dopo la prima guerra mondiale il suo interesse si spostò progressivamente dalle tematiche economico-sociali e giuridiche verso quelle politiche. Il tema della nazione assunse un ruolo centrale nella sua riflessione, orientando progressivamente i suoi studi dal Medioevo, cui continuò comunque a dedicarsi, verso la storia contemporanea.

Formatosi alla scuola positivista di Crivellucci, i suoi lavori furono inizialmente caratterizzati, soprattutto prima della Grande Guerra, da una forte attenzione ai fattori economici e sociali delle vicende storiche. La sua opera principale è generalmente considerata L'Italia moderna, pubblicata in tre volumi tra il 1949 e il 1952.

La sua biblioteca personale fu donata dagli eredi alla Biblioteca comunale «Antonio Baldini» di Santarcangelo di Romagna in più fasi, tra il 1991 e il 2012.

Onorificenze

Opere

Note

Altri progetti

Collegamenti esterni

E. Di Rienzo, La storia e l'azione. Vita politica di Gioacchino Volpe, Firenze, Le Lettere, 2008 (online) Alcuni scritti (Studi sulle istituzioni comunali a Pisa, 1902; Gli "atti del Comune di Milano", in Da Dante a Manzoni, 1923; Pacifismo e storia, 1934; Scritti sul fascismo, 1938, 2 voll.; Storia d'Italia, 1968, 2 voll.) e altri materiali dal Fondo Gioacchino Volpe della Biblioteca "Antonio Baldini" di Santarcangelo di Romagna, tra i quali la sua tesi di laurea pisana, larga parte dei suoi appunti medievistici e le dispense di lezione alla Università internazionale "Pro Deo" di Roma negli anni '50 (Volpe nello specchio del suo archivio, 2019-20, 3 voll., con bibliografie aggiornate dei testi di Volpe fino al 1914 e dei testi su Volpe dal 1978) (online) In relazione al contesto documentario dell’inconclusa storia interna della Grande Guerra, da lui edita (Volpe, Il popolo italiano tra la pace e la guerra, Milano, Ispi, 1940) o postuma (Volpe, Il popolo italiano nella Grande Guerra (1915-1916), a cura di Anna Pasquale, Milano-Trento, Luni, 1998; Id., Il popolo italiano nel primo anno della Grande Guerra, a cura di Eugenio Di Rienzo e Fabrizio Rudi, Roma, Società editrice Dante Alighieri, 2019), si veda V. Faustinella, L. Grilli, La storia sottratta. La Grande Guerra e l’Ufficio Storiografico della Mobilitazione Industriale nell’Archivio Gioacchino Volpe e nelle Carte Umberto Massimo Miozzi, Edizioni Joker, Novi Ligure 2024, e Gioacchino Volpe nello specchio del suo Archivio. IV. Per il secondo volume di “Nel Regno di Clio” di Gioacchino Volpe, Bologna 2023 (online). Nonostante alcuni parziali sondaggi (Borelli, Fortunato, Rodolico, Torre, Maturi, “Corriere della Sera”, Salvemini, Morghen, Chabod, Pintor, Ghisalberti e in ultimo “La storia ci unisce e la realtà ci divide un poco”. Lettere di Gioacchino Volpe a Benedetto Croce. 1900-1927, a cura di E. Di Rienzo, Roma, Società editrice Dante Alighieri, 2021) e disponibilità (Giovanni Gentile, https://patrimonio.archivio.senato.it/inventario/scheda/giovanni-gentile/IT-AFS-034-007189/volpe-gioacchino), e al netto della oggettiva difficoltà dell’impresa, una raccolta sistematica dell’epistolario volpiano non è mai stata tentata (Per l’epistolario, p. 559 e sgg. (online)

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