Lora nona o semplicemente nona fa parte dell'Ufficio divino di quasi tutte le liturgie cristiane tradizionali. Consiste principalmente nella recita di salmi intorno alle 15:00, all'incirca la nona ora dopo l'alba.
Nel Rito romano, la nona appartiene alle cosiddetta ora media. Nelle Chiese ortodosse orientali, come la Chiesa ortodossa copta, la Chiesa ortodossa etiope e la Chiesa ortodossa indiana, è uno dei sette momenti di preghiera fissi che devono essere recitati da tutti i cristiani.
Storia Origini Secondo un'usanza dell'antica Grecia e di Roma, la giornata, come la notte, era suddivisa in quattro parti, ciascuna delle quali era di tre ore. Tra gli antichi l'ora nona era considerata la conclusione delle attività della giornata e il momento dei bagni e della cena. Questa divisione della giornata era in voga anche tra gli ebrei, dai quali la Chiesa la prese in prestito. Oltre alla preghiera del mattino e della sera che accompagnava i sacrifici, c'era la preghiera all'ora terza, sesta e nona del giorno.
Chiesa primitiva Gli apostoli continuavano a recarsi al tempio alle consuete ore di preghiera (): «Un giorno Pietro e Giovanni salivano per la preghiera verso le tre del pomeriggio».Donovan, C., Breviary/Divine Office/ Liturgy of the Hours
Già in epoca antica si cercarono ragioni mistiche per la suddivisione della giornata. San Cipriano vide nelle ore di terza, sesta e nona, che si susseguono a intervalli di tre ore, un’allusione alla Trinità. Egli aggiunse che queste ore, già consacrate alla preghiera nell'Antico Testamento, erano state santificate nel Nuovo da grandi misteri: la terza dalla discesa dello Spirito Santo sugli apostoli; la sesta dalle preghiere di san Pietro, dall'accoglienza dei Gentili nella Chiesa o ancora dalla crocifissione di Gesù; la nona dalla morte di Cristo. San Basilio si limitàò a ricordare che era alla nona ora che gli apostoli Pietro e Giovanni erano soliti recarsi al Tempio per pregare. San Giovanni Cassiano, che adottò l’interpretazione di Cipriano per la terza e la sesta, vide nell’ora nona la discesa di Cristo negli inferi, sebbene, di norma, l'evento che viene commemorata sia la morte di Cristo.None, Catholic Encyclopedia (1913) (pubblico dominio)
La testimonianza più antica che si riferisce a questa usanza della preghiera a terza, sesta e nona, si rinviene ad esempio in Tertulliano, Clemente di Alessandria, nei Canoni di Ippolito e persino nella Didaché la quale prescriveva la preghiera tre volte al giorno, senza tuttavia fissarne le ore. Clemente di Alessandria e, allo stesso modo, Tertulliano, già alla fine del II secolo, menzionano espressamente le ore canoniche di terza, sesta e nona, come momenti specificamente riservati alla preghiera. Tertulliano sostiene la preghiera costante senza un orario prestabilito, ma aggiunse:Tertulliano, De Oratione, xxiii, xxv, in Patrologia Latina (P.L.), I, 1191-3
Nei pasi in questione, Clemente e Tertulliano si riferiscono esclusivamente alla preghiera privata in questi orari. Anche i Canoni di Ippolito menzionano la terza, la sesta e la nona come ore adatte alla preghiera privata; tuttavia, nei due giorni di stazione, il mercoledì e il venerdì, quando i fedeli si riunivano in chiesa, e forse anche la domenica, queste ore venivano recitate in successione e in pubblico. Nel IV secolo, vi sono prove che dimostrano che la pratica era diventata obbligatoria, almeno per i monaci.
Il diciottesimo canone del Concilio di Laodicea (tra il 343 e il 381) ordinava che le stesse preghiere siano sempre recitate a nona e ai Vespri. È probabile che si facesse riferimento ad alcune litanie, in cui si pregava per i catecumeni, i peccatori, i fedeli e, in generale, per tutte le necessità della Chiesa. Giovanni Cassiano affermò che la pratica più comune era quella di recitare tre salmi in ciascuna delle ore di terza, sesta e nona.
Dal VII secolo Le pratiche variavano da monastero a monastero. Inizialmente, alcuni cercavano di recitare l'intero Salterio (150 salmi) ogni giorno, ma alla fine questa pratica fu abbandonata a favore di un ciclo settimanale articolato attorno a determinate ore del giorno. Nella Regola di San Benedetto le quattro ore minori del giorno (prima, terza, sesta e nona) erano concepite secondo lo stesso schema, variando solo le formule. L'Ufficio divino iniziava con l'Invitatorio, come tutte le ore canoniche; seguiva poi un inno, specifico per la nona; tre salmi, che non cambiano (Salmi 125, 126, 127), tranne la domenica e il lunedì, quando vengono sostituiti da tre gruppi di otto versetti del Salmo 118; poi il capitulum, un versetto, il Kyrie, il Padre Nostro, loratio e le preghiere conclusive.
Gli scrittori medievali attribuiscono varie caratteristiche mistiche all'ora nona. Amalario di Metz riteneva che lo spirito umano si abbassase insieme al tramonto, aprendo l'anima alla tentazione diabolica. Altri autori medievali sostenevano antiche associazioni tra il numero nove e l'imperfezione e il lutto. Una credenza popolare sosteneva che Adamo ed Eva erano stati cacciati dal Giardino dell'Eden alla nona ora.
La nona era anche l'ora del digiuno. Inizialmente, quest'ultima era prolungata fino ai Vespri, vale a dire che si mangiava solo la sera o alla fine della giornata. Ben presto, fu introdotta una mitigazione di questa pratica rigorosa. L'opera di Tertulliano De jejunio adversus psychicos (“Sul digiuno, contro i materialisti”) inveisce a lungo contro gli Psychicos (cioè i cristiani ortodossi) che terminavano il loro digiuno nei giorni di festa all'ora nona, richiamandoli a restare fedeli all'antica usanza. La pratica di interrompere il digiuno all'ora nona fece sì che fosse scelta per la Messa e la Comunione, che erano i segni della fine della giornata. La distinzione tra il digiuno rigoroso, che si prolungava fino ai Vespri, e il digiuno mitigato, che terminava all'ora nona, si ritrova in un gran numero di documenti antichi.
Nel Rito romano l'ufficio dell'ora nona è anch'esso strutturato sul modello delle ore minori del giorno; è composto dagli stessi elementi presenti nella Regola di San Benedetto, con la differenza che al posto dei tre salmi (da 125 a 127) vengono sempre recitati i tre gruppi di otto versetti del Salmo 118. Non vi è nient'altro di caratteristico in questo ufficio all'interno di tale liturgia. L'inno, che fu aggiunto in seguito, è quello già in uso nell'Ufficio benedettino: Rerum Deus, tenax vigor. Nelle regole monastiche precedenti al X secolo si riscontrano alcune varianti. Così nella Regola di Lérins, come in quella di san Cesario, a nona si recitano sei salmi, come a terza e a sesta, con antifona, inno e capitulum.
Sant'Aureliano seguì la stessa tradizione nella sua Regula Ad virgines, ma impose ai monaci dodici salmi ad ogni ora. San Colombano, san Fruttuoso e sant'Isidoro adottarono il sistema dei tre salmi. Come san Benedetto, la maggior parte di questi autori incluse inni, il capitulum o una breve lettura, un versetto e una oratio. Nel IX e X secolo troviamo alcune aggiunte all'ufficio delle nona, in particolare litanie, collette, ecc.
Liturgia contemporanea Rito romano Con le riforme del Concilio Vaticano II, il tradizionale ciclo salterico di una settimana è stato sostituito da un ciclo di quattro settimane. Inoltre, è divenuto obbligatorio recitare solo una delle ore minori (terza, sesta e nona). Nella Liturgia delle ore di alcuni ordini religiosi, la sesta e la nona sono unite per formare "l'ora di mezzogiorno". Tuttavia, i vescovi, i sacerdoti e gli altri «che hanno ricevuto dalla Chiesa il mandato di celebrare la Liturgia delle ore» sono ancora tenuti a recitare l'intera sequenza delle ore, il più possibile in corrispondenza con l'ora tradizionale del giorno.Istruzione Generale, n. 29
Riti antiocheni Rito siriaco orientale Nella Chiesa maronita, nella Chiesa ortodossa siriaca, nella Chiesa cattolica sira, nella Chiesa ortodossa siriaca del Malankara, nella Chiesa siro-malankarese Mar Thoma e nella Chiesa cattolica siro-malankarese, l'ufficio dell'ora nona è noto anche come Tsha' sho`in e viene recitato alle 15:00 utilizzando il breviario Shehimo.
Rito alessandrino Nella Chiesa ortodossa copta e nella Chiesa cattolica copta, la Compieta viene recitata alle 15:00 utilizzando il breviario Agpeya prima di coricarsi.
Rito siriaco orientale Nella Chiesa cattolica caldea, Chiesa cattolica siro-malabarese, Chiesa assira d'Oriente e nell'Antica Chiesa d'Oriente, D-Bathsha Shayin è l'equivalente del'ora nona del Rito caldeo.
Note
Voci correlate Ora media Ore canoniche
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