Villa Maggia, già Vigna d'Arcour o d'Harcourt, è una villa storica di Torino costruita tra il 1938 e il 1941 dall'architetto Ottorino Aloisio su commessa dell'imprenditore Federico Maggia, su una residenza rurale preesistente del Seicento appartenuta al conte Giuseppe Ignazio D'Arcour.

È circondata da un parco secolare progettato dall'architetto di esterni Pietro Porcinai.

Storia La prima versione della proprietà, conosciuta inizialmente come Vigna (cioè cascina) d'Arcour o d'Harcourt, fu costruita nel 1696 e abitata dal Settecento e fino agli anni '30 del Novecento dai conti d'Harcourt: Giuseppe Ignazio D'Arcour, nominato nel 1683 "gentiluomo di bocca" del duca di Savoia Vittorio Amedeo II, fu vicario e poi sindaco di Torino nel 1712; la famiglia fece anche costruire in città due importanti palazzi nobiliari (Palazzo d'Harcourt e Palazzo Cigliano).

La famiglia era proprietaria delle terre che partivano dalla villa fino alla Valle di Reaglie. La vigna è descritta dal Grossi «in una felice posizione perchè difesa dall'aria di mezzanotte dai freddi venti del Nord» e «magnifica, tra le particolari che vi sono sopra la Montagna di Torino […] sopra un'eminente piano […] verso ponente vi è un delizioso giardino e altro giardino all'Inglese ornato negli angoli da ameni belvedere» https://www.museotorino.it/view/s/0d361095187845599ead97fc7224ce03.

Venne in seguito acquistata dall'architetto e industriale biellese Federico Maggia, socio con il cugino del lanificio "Valerio ed Eugenio fratelli Bona" di Carignano https://www.fondazionesella.org/schede-biografiche/maggia-federico/https://archiviodistatotorino.beniculturali.it/upload/Lanificio-Bona.pdf. La villa era gravemente ammalorata a causa del lungo immobilismo dei proprietari, dovuto alla lenta decadenza finanziaria della famiglia stessa e nel 1938 dovette essere abbattuta e rifatta completamente. Maggia selezionò come progettista dell’edificio Ottorino Aloisio, architetto razionalista che modificò integralmente il quadrangolare fabbricato già esistente, con un gusto dal tipico sapore Novecentista caro alle classi benestanti italiane, e quando la costruzione giunse al rustico incaricò per la sistemazione degli esterni il progettista di giardini Pietro Porcinai, dopo averne letto gli articoli pubblicati sulla rivista «Domus» https://www.associazioneporcinai.org/opere.

Descrizione A settentrione vi è l’area di accesso; un viale tangente alla facciata conduce ad uno spazio di rappresentanza posto a fianco dell'entrata, arricchito da un patio con una vasca quadrangolare che accoglie il visitatore. A ovest e meridione sono collocati gli ambienti verso cui si affacciano le sale di ricevimento interne: stanze verdi lievemente digradanti a costituire una sequenza di spazi belvedere aperti verso i sottostanti frutteti e il più vasto paesaggio della valle. L’angolo sud-ovest, dove la costruzione ha un vasto patio, è organizzato come un piccolo giardino dal carattere moresco, con un bacino centrale. Un decorativo percorso gradonato fronteggia l’ingresso all’edificio risalendo a nord l’acclive pendice collinare, per raggiungere un roseto e la zona boscata del parco. L’intero quadrante est, posto a fronte della sala che contiene la palestra della casa, è dedicato alle attività fisiche.

La piscina, posta di fronte alla villa, costituisce il fulcro di ogni visuale; di forma rettangolare, è inserita tra il pergolato in pietra, e il campo da tennis, a sua volta costeggiato da un viale di betulle che delimitano il versante della collina.

Porcinai aggiunse un giardino che si presenta suddiviso in attinenza ai diversi momenti della vita all’aperto della famiglia: lo spazio verde è una composizione di ambienti le cui linee compositive discendono dai volumi e dalla distribuzione funzionale interna della villa. ​I giardini sono definiti nel catasto napoleonico “bosco di delizia”. La permanenza di assi storici dalla villa verso i due «belvedere» e la conservazione del vasto parco annessi all'antica villa qualificano il poggio tra la valle del Cartman e la valle di Mongreno.

Note

Bibliografia Giovanni Amedeo Grossi, Guida alle vigne e cascine del territorio di Torino e suoi contorni, 1790 Antonio Rabbini, Topografia della città e territorio di Torino cogli immediati suoi contorni (Catasto Rabbini), 1840, fol. XIX Giovanni Battista Sappa, Ville impériale de Turin. Département du Po. Arrondissement Communal & Canton de Turin. Plan géométrique de la Commune de Turin, 1804-1805

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