Alla festa della Rivoluzione è un film del 2026 diretto e co-scritto da Arnaldo Catinari.

Trama Nel 1919, al termine della prima guerra mondiale, il Regno d'Italia è impegnato nella conferenza di pace di Parigi per stabilire la ricostituzione geopolitica dell'Europa. Nella città di Fiume vive un momento di fermento sociale e politico, dovuta alla contesa tra il Regno d'Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. In questo contesto Gabriele D'Annunzio guida una spedizione occupando la città il 12 settembre 1919. D'Annunzio subisce un attentato, venendo salvato dal medico Giulio Leone, uomo anarchico e disertore di Caporetto, il quale entra in contatto con Pietro Brandi, uomo che si professa sulle orme dell'attentatore di D'Annunzio ma che tuttavia esprime un pensiero politico legato ai Fasci italiani di combattimento, movimento che tentava di fermare le pretese politiche del poeta. I due uomini conoscono in quegli istanti Beatrice Superbi, pianista russa, che segretamente opera come spia per il governo russo. I tre personaggi vengono legati dal destino, corroborato da un intrigo amoroso e passionale che si conclude con il trattato di Rapallo, quando il Regno D'Italia sgombrò la città con la forza durante il Natale 1920, cambiando per sempre i loro destini.

Produzione Le riprese si sono svolte tra ottobre e novembre 2024 principalmente in Friuli-Venezia Giulia con scene girate ad Udine, a Pradamano, presso la Villa Giacomelli, e a Trieste.

Distribuzione Dopo essere stato presentato nella sezione "Grand Public" alla Festa del Cinema di Roma 2025, il film sarà distribuito nelle sale italiane da 01 Distribution a partire dal 16 aprile 2026.

Accoglienza Incassi Il film ha incassato .

Critica Il film è stato accolto con recensioni miste da parte della critica cinematografica.

Vania Amitrano di Ciak Magazine afferma che si tratti di «un film che nel suo assetto esteriore riesce a restituire simbolicamente e visivamente tutta la complessità di un passaggio storico», apprezzando le scelte di Arnaldo Catinari, trovando che si addicono alla «necessaria rappresentazione visiva dell’esperienza dannunziana visionaria e artistica» di D'Annunzio, trovando tuttavia che sul piano della sceneggiatura «crea alcune forzature alla Storia che generano una certa ambiguità» poiché «il racconto, già complicato da un punto di vista storico, si disperde su diversi piani e diventa a tratti meno scorrevole».

Note

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