Il “Recitativo ritmato” di Gioachino Rossini edito da Lord Vernon offre agli studiosi di musicologia e critica dantesca l'opportunità di ricostruire il rapporto culturale e documentario fra George John Warren, V barone Vernon e Gioachino Rossini, sviluppatosi negli anni cinquanta dell'Ottocento nel quadro della ricezione dantesca e culminato nella composizione del cosiddetto “Recitativo ritmato”, brano per voce e pianoforte sui versi di Francesca da Rimini (Inferno, V, 127-138), destinato allAlbum del terzo volume dellInferno di Dante Alighieri disposto in ordine grammaticale edito da Vernon.

L'episodio si colloca negli anni del soggiorno italiano di Rossini e documenta un punto d'incontro fra l'interesse erudito e collezionistico di Vernon per Dante e la sensibilità musicale del compositore pesarese, già in precedenza attratto dalla memoria dantesca e dal tema di Paolo e Francesca.

Lord Vernon e Gioachino Rossini: un'inedita collaborazione Verso la metà del XIX sec., durante i moti liberali del 1848, il compositore e operista Gioachino Rossini elegge a proprio rifugio Firenze alternando la dimora fra tale città e Bologna sino al 1855, anno in cui fa ritorno a Parigi.; ;

Durante gli anni del suo soggiorno a Firenze, viene a contatto con l'alta società internazionale di uomini politici, artisti e filantropi che frequentavano nello stesso periodo la patria di Dante e, che fosse per moda o per reale interesse, si dilettavano nel reperimento, nello studio, nello scambio di opere dantesche.

Tra costoro vi è Lord George Vernon, con cui il "Cigno di Pesaro" entra in rapporti di amicizia ed epistolari almeno dal 1851 facendo anche da intermediario per vendite e acquisizioni.

Proprio a Rossini si rivolge Vernon nel novembre 1856, «apparentemente al tempo della composizione del Recitativo ritmato», per riceverne notizie «su Casella e la musica al tempo di Dante».

Al 1856 circa risale, infatti, la trattativa per una collaborazione indiretta fra Lord Vernon e il compositore, quando questi si premura di contribuire con una composizione per voce e pianoforte sulle parole di Francesca da Rimini (Inf. V, 127-138) al terzo e ultimo volume, lAlbum, dellInferno di Dante Alighieri disposto in ordine grammaticale edito dall'appassionato inglese.

Le lettere Su tale collaborazione il baronetto e il compositore ebbero a scambiare appunto una corrispondenza epistolare, che coinvolse diversi conoscenti comuni.Tale corrispondenza era, al momento in cui Macchione scrive, in parte inedita e la consultazione di essa le fu agevolata dal musicologo svizzero Reto Müller:

Vernon considerò un pregio altissimo e un «grande onore» il contributo rossiniano, così infatti commenta scrivendone nella premessa o "Avvertimento ai lettori": «E qui convien ch’io parli di cosa che io considero di grande onore per me e di gran pregio per il mio Album. L’autore del Barbiere, del Mosè e del Guglielmo Tell, Giovacchino Rossini, si piacque per cortesia di ornarlo di un raggio della sua immaginativa, traducendo in note musicali la parte più movente del racconto della Francesca da Rimini. Singolare concorso di due sommi artisti nel dar vita al medesimo pietoso avvenimento». Che Vernon lo avesse percepito quale un «privilege [onore, privilegio]» ricevuto è notato anche da Barlow.

Il testo dantesco di riferimento rinnovella, nelle parole di Francesca da Rimini, il momento decisivo della loro sorte temporale e ultramondana, in cui la donna e il cognato Paolo scoprono di essere innamorati.

Analisi Il brano rossiniano, che ha il «titolo formale di Recitativo ritmato», è scandito in 73 battute ("Andantino mosso", 3/8) in si bemolle maggiore, per quanto nel prosieguo, col fine di assecondare la «tensione poetica» «la tonalità [sia] fluttuante»: tant'è che Macchione può notare altresì una «coincidenza tonale con la “Canzone del Gondoliero” dell’Otello [rossiniano], nella tonalità di sol minore»Si bemolle e sol minore sono tonalità relative, avendo la stessa "armatura di chiave", ossia medesimo numero di alterazioni in chiave, in questo caso due bemolle. e che, «con gesto circolare, giusto la prima metà dell’ultima frase vocale, v. 135, è una variazione della prima metà della prima, v. 127 e le battute conclusive al pianoforte sono quelle dell’introduzione».

La scrittura rossiniana si delinea come un «declamato musicale»,Il "declamato musicale" è una forma, affine al recitativo, nella quale Rossini eccelse, se Richard Wagner e Hector Berlioz ebbero a lodarne la maestria e un vero e proprio «modello»: senza «ripetizioni di parole o parole spezzate», in modo da rispettare il verso dantesco tant'è che le penultime sillabe degli endecasillabi, toniche, durano di più e «le pause scandiscono l’articolazione delle terzine, e all’interno di esse quella logico-sintattica [con] attenzione agli enjambement»; tutta la terza terzina è fatta cantare d'un fiato con un «breve respiro alla sua conclusione [che] serve da slancio verso il climax della narrazione, cioè il bacio tremante di Paolo sulla bocca di Francesca, seguito da un silenzio, quanto mai significativo, della voce».

Edizione Il "Recitativo ritmato" rossiniano-dantesco ebbe una «fortuna editoriale» distinta: peraltro i due manoscritti autografi pervenuti, privi di data ma «con dedica a Lord Vernon», sono l'«uno in formato oblungo e l’altro in formato verticale». Entrambi sono custoditi a Pesaro presso la Fondazione Rossini.

L'opera, conosciuta anche come «Vernon Dante», fu pubblicata fra il 1858 e il 1865, ma il Baronetto non poté inviare personalmente al musicista la promessa copia in omaggio del terzo volume, uscito postumo.

Una trascrizione per pianoforte del brano rossiniano fu realizzata da Marcello Pepe (1816–1901), avvocato, agronomo e musicista, che era stato allievo di Gaetano Donizetti a Napoli fra il 1830 e il 1835.

L’elaborazione tuttavia non appare come opera a sé stante, ma è inclusa in un'altra pubblicazione messa in musica da Pepe con un abbozzo di strumentazione, dal titolo “Perdono”, databile tra il 1860 e il 1890. Autore della poesia "Perdono" era un collega deputato, il professor Floriano del Rio. Sulla testata del fascicolo si legge: «Il racconto di Francesca da Rimini di Dante posto in Musica da Gioacchino Rossini per Pianoforte dallo stesso dedicata a Lord Vernon. Copia... dal Facsimile pubblicato in Londra nel 1865 da G.G.Warren. La presente copia è stata estratta dal Facsimile esistente nella Camera dei Deputati, a 3 febbraio 1875 da me Marcello Pepe».Per un possibile ascolto:

Peraltro l'interesse di Rossini per Dante si era già manifestato nella sua opera nel terzo atto di Otello, rappresentato a Napoli il 4 dicembre 1816, nel momento in cui Desdemona, che come Francesca è sbattuta dalla «tempesta, insieme reale e figurata», insieme con Emilia, sente la voce di un gondoliere che declama i versi «Nessun maggior dolore / Che ricordarsi del tempo felice / Nella miseria» (Inf. V,121-123).

Per quanto viene attestato nella stessa corrispondenza rossiniana del 1860, in questo caso con il pianista Felix Moscheles, figlio di Ignaz, se anche la proposta drammaturgica fu avanzata dal librettista Berio di Salsa, sarebbe stato Rossini stesso a scegliere i versi danteschi da porre sulle labbra del gondoliere.

Nel suo «censimento delle composizioni musicali incentrate – o comunque riferibili, in maggiore o minor misura – alla vicenda degli sfortunati amanti riminesi», Rossetto Casel in di Rossini riferisce sia la citazione dei versi danteschi nellOtello del 1816, su libretto di Francesco Berio di Salsa, sia il recitativo «"Farò come colui che piange e dice", del 1856; anche nella versione orchestrale di Marcello Pepe».

Note

Bibliografia

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Collegamenti esterni

Categoria:Brani d'opera di Gioachino Rossini