Il centro di permanenza per i rimpatri (CPR), è il centro detentivo per stranieri in Italia, struttura destinata al trattenimento degli stranieri sottoposti a provvedimenti di espulsione, o degli immigrati sottoposti a provvedimento di respingimento, nel caso in cui il provvedimento non sia immediatamente eseguibile. I CPR hanno la funzione di consentire accertamenti sull'identità delle persone trattenutevi in vista della loro possibile espulsione, ovvero di trattenere persone in attesa di un'espulsione certa.

Furono istituiti, come centro di permanenza temporanea (CPT), in ottemperanza a quanto disposto dall'articolo 12 della legge Turco-Napolitano del 1998,1. "Quando non è possibile eseguire con immediatezza l'espulsione mediante accompagnamento alla frontiera, ovvero il respingimento, perché occorre procedere al soccorso dello straniero, ad accertamenti supplementari in ordine alla sua identità o nazionalità, ovvero all'acquisizione di documenti per il viaggio, ovvero per l'indisponibilità di vettore o altro mezzo di trasporto idoneo, il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso il centro di permanenza temporanea e assistenza più vicino, tra quelli individuati o costituiti con decreto del ministro dell'Interno, di concerto con i ministri per la Solidarietà sociale e del Tesoro." () poi ridenominati centro di identificazione ed espulsione (CIE) nel 2008. Nel 2016, anno molto intenso per lo sbarco dei migranti, i CIE hanno effettuato 17.000 espulsioni.

Nel 2017, con il decreto Minniti–Orlando, il sistema dei CIE è stato riorganizzato e sono stati rinominati in centri di permanenza per i rimpatri (CPR); l'obiettivo dichiarato era rendere più efficiente il sistema di espulsione degli stranieri irregolari, estendendo nel contempo le garanzie procedurali e l'accesso alla difesa.

La legislazione sull'immigrazione Nel 1998 viene approvata in Italia la seconda legge che si proponeva di disciplinare in maniera organica i fenomeni legati all'immigrazione, la legge Turco-Napolitano, con la quale vengono istituiti i CPT (centri di permanenza temporanea). La precedente legge che regolava la materia, che convertiva in legge un decreto del 1989, era la legge Martelli ().

Il Parlamento italiano nel luglio 2002 ha approvato una nuova legge sull'immigrazione, la cosiddetta legge Bossi-Fini ().

Con il decreto-legge n. 92 del 23 maggio 2008, poi convertito in legge () i Centri di permanenza temporanea assumono il nome di "Centri di identificazione ed espulsione".1. Le parole: «centro di permanenza temporanea» ovvero: «centro di permanenza temporanea ed assistenza» sono sostituite, in generale, in tutte le disposizioni di legge o di regolamento, dalle seguenti: «centro di identificazione ed espulsione» quale nuova denominazione delle medesime strutture. ()

Il decreto Minniti–Orlando del 2017 ha disposto inoltre "al fine di assicurare una più efficace esecuzione dei provvedimenti di espulsione dello straniero, l'ampliamento della rete dei CPR, con la finalità di assicurare la distribuzione delle strutture sull'intero territorio nazionale".

Un successivo decreto-legge del 2020 ha poi introdotto diverse disposizioni sul "trattenimento del cittadino straniero nei centri di permanenza per i rimpatri", tra cui un tetto massimo al trattenimento delle persone detenute (90 giorni, estendibili a 120), ed il trattenimento prioritario "nei confronti degli stranieri che siano considerati una minaccia per l'ordine e la sicurezza pubblica". Nel 2023, il decreto-legge 124/2023 ha innalzato da 3 a 18 mesi la durata massima del trattenimento nei CPR, in linea con il limite previsto dalla normativa europea; è stato inoltre introdotto un sistema di garanzia finanziaria di 4.938 euro, che consente di evitare il trattenimento nei centri a fronte di una fideiussione bancaria o assicurativa.

Il governo Meloni nella Legge di bilancio 2023 ha previsto un aumento di fondi per il 2023 e per il 2024 finalizzato all'ampliamento delle strutture dei CPR in Italia; secondo le intenzioni dichiarate dal governo, ogni regione italiana dovrebbe avere almeno un Centro di permanenza per i rimpatri sul proprio territorio.

Il governo Meloni ha inoltre ratificato un accordo sull'accoglienza e la gestione dei migranti con il governo dell'Albania, che prevede l'apertura di due Centri di permanenza per i rimpatri in territorio albanese, destinati ai cittadini extracomunitari intercettati in mare: «La prima struttura in cui l'Italia realizzerà un centro di prima accoglienza è un porto, mentre in un'area più interna si realizzerà una seconda struttura sul modello dei CPR», dichiarato da Giorgia Meloni. Costi e giurisdizione sarebbero tutti a carico dell'Italia, mentre l'Albania garantirebbe la sicurezza e la sorveglianza esterna delle strutture con la sua polizia. Il progetto ha suscitato dibattito pubblico e critiche da parte di alcune organizzazioni internazionali per i diritti umani. A metà febbraio 2024, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge riguardante il patto con l'Albania.

CIE presenti sul territorio italiano

Sorti secondo una logica cosiddetta "emergenziale", piuttosto che con un piano razionale, i singoli centri sono estremamente difformi uno dall'altro tra loro quanto a strutture e gestione. I centri non costruiti ex novo si trovano in edifici, appositamente convertiti, che precedentemente erano caserme (come a Bologna e Gradisca d'Isonzo), fabbriche dismesse (nel caso dei capannoni industriali di Agrigento), centri di accoglienza (il Regina Pacis di San Foca), ospizi (il Vulpitta di Trapani).

I CIE sono gestiti da cooperative o associazioni appositamente fondate, come GEPSA e Confraternita delle Misericordie d'Italia.

Al 2015 i CIE erano cinque: Roma, Caltanissetta, Bari, Torino, Trapani.

Prima della riforma, i CIE in funzione erano 13, per un totale di 1 901 posti disponibili:Ministero dell'Interno. I Centri dell'immigrazione

Bari, aeroporto di Bari-Palese, area aeroportuale (196 posti) Bologna, caserma Chiarini (95 posti) Brindisi, località Restinco (83 posti) Caltanissetta, contrada Pian del Lago (96 posti) Lamezia Terme, Pian del Duca (80 posti) Isola di Capo Rizzuto (KR), località Sant'Anna (124 posti) Gradisca d'Isonzo (248 posti) Milano, via Corelli (132 posti) Modena, località Sant'Anna (60 posti) Roma, Ponte Galeria (360 posti) Torino, corso Brunelleschi (180 posti) Trapani, Serraino Vulpitta (43 posti) Trapani, località Milo (204 posti)

A questi si aggiungevano i CIE già precedentemente chiusi:

Agrigento, contrada San Benedetto Lecce, San Foca, Regina Pacis Con Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 aprile 2011 tre centri di accoglienza già esistenti situati nei comuni di Santa Maria Capua Vetere (CE), Palazzo San Gervasio (PZ) e Trapani in località Kinisia, hanno operato fino al 31 dicembre 2011 come CIE per complessivi 500 posti.

Altri centri temporanei In seguito alla caduta del regime di Ben Ali in Tunisia il 14 gennaio 2011 e all'inizio della guerra civile libica il 15 febbraio e all'arrivo di ben 15.000 immigrati da inizio anno è stato deciso l'allestimento di centri da parte del Ministero della Difesa a Mineo (CT), Manduria (TA), Marsala (TP), Torretta (PA), Carapelle (FG), San Pancrazio Salentino (BR), Monghidoro (BO), Sgonico (TS), Clauzetto (PN), Castano Primo (MI), Boceda (MS), Front (TO), Cirié (TO).

Critiche ai CIE

Condizioni umanitarie Il primo documento ufficiale a denunciare le condizioni all'interno dei centri è la relazione 2003 della Corte dei conti; in essa si parla di «programmazione generica e velleitaria», «strutture fatiscenti», «scarsa attenzione ai livelli di sicurezza», «mancata individuazione di livelli minimi delle prestazioni da erogare»

È del 2004 un rapporto di Medici senza frontiere, in cui vengono descritte strutture inadeguate a svolgere il loro compito. Inoltre, viene segnalato l'alto tasso di autolesionismo tra i trattenuti nei centri.

Come afferma anche Amnesty InternationalCpt, Amnesty: «Violati i diritti dei rifugiati» , da Il Manifesto del 21 giugno 2005 nel suo rapporto sui centri, molte volte i detenuti sono sistemati in container e in altri tipi di alloggi inadeguati a un soggiorno prolungato, esposti a temperature estreme, in condizioni di sovraffollamento.

Alcuni centri hanno uno spazio aperto troppo angusto, quando non manca del tutto. Vi sono notizie di condizioni igieniche carenti, di cibo scadente, e soprattutto di mancate forniture di vestiti puliti, biancheria, lenzuola.

Talvolta non esistono ambienti separati per i richiedenti asilo, né vengono previste aree separate per gli ex-carcerati: quest'ultimo fatto determina frequentemente da una parte problemi di convivenza che sorgono tra normali lavoratori irregolari e persone uscite da anni di carcere in cui hanno appreso le regole proprie del paradigma carcerario, dall'altra mette a contatto persone prive di ogni status giuridico e di ogni assistenza a contatto con ambienti che invece possono fornire una possibilità di sopravvivenza (i CIE insomma, invece di diminuire la delinquenza, tendenzialmente sono in grado di incrementarla).

L'assistenza medica nei centri è del tutto inadeguata (inesistenza di assistenza psicologica e psichiatrica, assenza di reparti per categorie vulnerabili, carenza nella gestione di cartelle cliniche e nelle misure per prevenire il diffondersi di epidemie). In particolare, molto frequente è l'eccessiva prescrizione di sedativi e tranquillanti«... una volta si sciopera perché quando si mangia viene sonno, cosa può essere se non il sedativo che mettono dentro il cibo? Già in infermeria le gocce si danno a valanga, vai dal medico, gli dici “ho il mal di testa”. “Prendi le gocce” ti dice. Così tutti mettono il mangiare fuori dalla sezione... ”non vogliamo mangiare questa roba” [...] arriva uno della CRI, “è normale - dice - anch'io quando mangio mi viene sonno”. Ci sarebbe da ridere. “Scusa - gli dice Samir - non è mica la prima volta nella vita che mangiamo, prima di entrare qui dentro mangiavo e non mi veniva sonno...”». (Testimonianze da Lager italiani)”. E sono frequentissimi, tra i detenuti, i casi di autolesionismo"Afflitto dalla disperazione ingoia due pile, sperando che qualcuno si accorga di lui [...] Ingoiate le pile J. sta dodici giorni all'ospedale in solitudine". (Estratto da Una storia dal centro di detenzione di Roma ). Ma nonostante la deprivazione psicologica non è fornito alcun tipo di assistenza.

Sono state riscontrate gravi violazioni quanto al diritto di asilo. MSF aveva verificato ad esempio che - quando ancora non era stato emanato il regolamento che istituisce il trattenimento nei CPT dei richiedenti asilo - i detenuti che avevano fatto richiesta di asilo, invece di essere rilasciati in attesa dell'audizione da parte della commissione come era previsto dalla legge, continuavano a essere trattenuti nei centri. Sono stati testimoniati casi in cui stranieri con un regolare permesso di soggiorno sono stati egualmente detenuti nei centri, e la loro detenzione è stata convalidata dal giudice durante l'udienza (a riprova di quanto siano garantiti i diritti legali dei detenuti). In altri casi c'è stato il trattenimento illegale di minori non accompagnati e di donne incinte.