La crisi dello stretto di Hormuz, o blocco dello stretto di Hormuz, è una crisi iniziata a seguito dell'attacco sferrato da Israele e dagli Stati Uniti contro l'Iran il 28 febbraio 2026. A questa azione, Teheran ha risposto il giorno dopo: il 1º marzo ha infatti deciso di bloccare il traffico marittimo nello stretto, un passaggio cruciale che collega il Golfo Persico al Mar Arabico e all’Oceano Indiano.
Si tratta di un corridoio marittimo relativamente stretto, circa 33 chilometri, ma di importanza strategica enorme e forse finora sottovalutata. Attraverso Hormuz transita una quota significativa delle risorse energetiche globali: secondo diverse stime, circa il 20% del petrolio trasportato via mare e del gas naturale liquefatto passa proprio da questo braccio di mare, approvvigionando Asia, Oceania, ma anche Europa e Africa.
Inoltre, per diversi paesi del Golfo, come Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait e Iraq, lo stretto costituisce l’unica via marittima di accesso ai mercati internazionali. Di conseguenza, qualsiasi interruzione del traffico in questa zona può provocare rapidamente gravi difficoltà nelle forniture e avere ripercussioni su scala globale.
Contesto geopolitico Commercio petrolifero globale
Lo stretto misura 33 chilometri nel suo punto più angusto e costituisce un fondamentale corridoio marittimo tra Iran e Oman. Le sue due corsie di navigazione a senso unico consentono il transito di circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa il 20% del commercio mondiale di petrolio trasportato via mare, proveniente principalmente da paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq e Qatar.
Si stima che, nel 2024, l’84% delle spedizioni di greggio e condensati attraverso lo stretto fosse diretto verso i mercati asiatici, con la Cina che riceve circa un terzo del proprio fabbisogno petrolifero tramite questo passaggio e disponeva di riserve pari a circa un miliardo di barili (equivalenti a pochi mesi di approvvigionamento). L’Europa, invece, importa attraverso lo stretto tra il 12% e il 14% del proprio gas naturale liquefatto (GNL) proveniente dal Qatar.
Il Golfo Persico rappresenta inoltre uno dei principali poli globali per la produzione e l’esportazione di fertilizzanti. Negli anni 2020, la regione ha contribuito per circa il 30%–35% delle esportazioni mondiali di urea e per il 20%–30% di quelle di ammoniaca. Complessivamente, fino al 30% dei fertilizzanti scambiati a livello internazionale transita abitualmente attraverso lo Stretto di Hormuz.
Tensioni geopolitiche Le tensioni tra Iran e Stati Uniti portarono all’Operazione Praying Mantis nel 1988; coinvolsero inoltre alcuni paesi europei nella disputa sullo Stretto di Hormuz del 2011–2012 e riemersero nuovamente nel 2019.
Le tensioni tra Iran, Stati Uniti e Israele si intensificarono nel periodo che precedette il 2026, a seguito del fallimento dei negoziati sul nucleare a Ginevra e di un precedente conflitto aereo durato dodici giorni nel 2025. L’Iran aveva segnalato la possibilità di interferire con il traffico nello Stretto di Hormuz in risposta alle minacce ricevute, arrivando persino a una chiusura parziale e temporanea all’inizio del mese, come monito. Tra il 15 e il 20 febbraio, Teheran triplicò le esportazioni di petrolio rispetto ai livelli abituali e ridusse le scorte per limitare i rischi legati a eventuali interruzioni; mosse analoghe furono tentate anche dall’Arabia Saudita. Nei giorni immediatamente precedenti agli attacchi, i premi assicurativi contro il rischio guerra per le navi in transito nello stretto aumentarono dallo 0,125% a una forbice compresa tra lo 0,2% e lo 0,4% del valore assicurato per viaggio. Per le petroliere di grandissime dimensioni, ciò comportò un incremento di circa 250.000 dollari.
Nel corso dei briefing tenuti prima degli attacchi del febbraio 2026, il Joint Chiefs of Staff avvertì il presidente Donald Trump che un'azione militare avrebbe potuto indurre l’Iran a chiudere lo stretto. Trump prese atto dell'avvertimento, ma ne ridimensionò la portata, sostenendo davanti al suo team che Teheran avrebbe con ogni probabilità ceduto piuttosto che bloccare il passaggio e che, in ogni caso, le forze armate statunitensi sarebbero state in grado di riaprirlo.
Escalation
Il 28 febbraio 2026, gli Stati Uniti e Israele hanno avviato attacchi aerei coordinati contro l’Iran nell’ambito dell’operazione “Epic Fury”, colpendo installazioni militari, siti nucleari e figure apicali del potere, provocando anche la morte della Guida Suprema Ali Khamenei. L’Iran ha reagito con una serie di lanci missilistici contro città israeliane e basi statunitensi nel Golfo, comprese quelle negli Emirati Arabi Uniti, in Qatar e in Bahrein, causando vittime e danni alle infrastrutture. Il conflitto si è poi esteso al Libano, dove Hezbollah, sostenuto dall’Iran, ha lanciato razzi verso Israele, innescando ulteriori raid di risposta da parte israeliana.
Il 4 marzo, l’Iran ha annunciato la “chiusura” dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il trasporto di petrolio, gas naturale e altre merci, minacciando di colpire qualsiasi nave avesse tentato di attraversarlo. In seguito ha tuttavia concesso eccezioni alle imbarcazioni provenienti da Paesi ritenuti “amici” della Repubblica, come nel caso di sette navi malesi rimaste bloccate, autorizzate al transito il 6 aprile. Il 9 marzo, Teheran ha dichiarato che avrebbe garantito maggiore sicurezza di passaggio ai Paesi disposti a espellere gli ambasciatori di Stati Uniti e Israele. Nello stesso periodo, i premi assicurativi per la navigazione nello stretto sono aumentati da quattro a sei volte rispetto alla settimana precedente; il governo statunitense ha iniziato a offrire supporto agli assicuratori nell’ambito del Terrorism Risk Insurance Act, continuando al contempo a sconsigliare alle compagnie commerciali il transito nell’area. Sempre il 9 marzo, Donald Trump ha espresso l’intenzione di assumere il controllo dello stretto per garantirne l’apertura al traffico commerciale.
Conseguenze geoeconomiche del blocco di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz è uno dei punti strategici più importanti al mondo per il commercio energetico. Attraverso questo stretto passano quantità rilevanti del petrolio mondiale e del gas naturale liquefatto (GNL). Il blocco ha quindi rappresentato uno shock geoeconomico globale immediato, con effetti su prezzi, inflazione, commercio e stabilità geopolitica. La chiusura dello stretto ha provocato innanzitutto aumento e volatilità delle quotazioni di petrolio, gas e derivati con generale volatilità finanziaria e calo degli indici di borsa; il perdurare della crisi potrebbe portare a inflazione e perdita di potere d'acquisto, aumento dei costi industriali e rincaro dei prezzi alimentari.
Si stima che oltre l’80% delle esportazioni energetiche via Hormuz vada in Asia ma anche l’Europa importa dal Golfo petrolio e GNL, subendo di conseguenza un aumento dei prezzi di gas ed elettricità, rincari su carburanti e trasporti, pressione sulle industrie energivore.
Situazione giuridica dello Stretto internazionale di Hormuz in base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare
Tutti i paesi del golfo hanno firmato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), resasi operativa dal 1994 su tutte le vie d'acqua, e via via i paesi l'hanno ratificata, tranne al momento l'Iran e gli Emirati Arabi Uniti, che sebbene l'abbiano riconosciuta e firmata non hanno ancora operato la ratifica formale, in base ad essa gli Stati e le compagnie navali locali ed internazionali rivendicano il diritto di passaggio, come codificato sia in acque internazionali che territoriali, che prevede che le navi di tutti gli Stati godano del diritto di attraversare il mare territoriale di un altro Stato senza subire tasse o pedaggi per il semplice transito, e senza limiti, obblighi ed impedimenti al passaggio.
Consiglio Sicurezza Onu condanna attacchi Iran contro Paesi Golfo e Blocco dello Stretto di Hormuz L'11 marzo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione n. 2817 proposta dal Bahrein, d’intesa con il Consiglio di cooperazione del Golfo - approvata con 13 voti a favore e l’astensione di Russia e Cina - con 135 co-sponsor tra cui gli USA.
Il Consiglio di sicurezza, oltre che condannare gli attacchi iraniani ai paesi del golfo, invita l’Iran a rispettare pienamente i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale. E infine condanna qualsiasi azione o minaccia da parte di Teheran volta a chiudere, ostacolare o altrimenti interferire con la navigazione internazionale attraverso lo Stretto di Hormuz.
Di seguito una tabella parziale dell'impatto mondiale della chiusura dello stretto di Hormuz: