La direttiva (UE) 2023/970, nota come direttiva sulla trasparenza retributiva, è una direttiva dell'Unione europea adottata il 10 maggio 2023 con l'obiettivo di rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, attraverso meccanismi di trasparenza salariale e strumenti di applicazione.

La direttiva si inserisce nel contesto della lotta al divario retributivo di genere, che nell'Unione europea si attesta in media all'11,1% secondo i dati Eurostat del 2024. Gli Stati membri dell'Unione europea devono recepirla nel proprio ordinamento entro il 7 giugno 2026.

Contesto e iter legislativo

Il principio della parità di retribuzione tra lavoratori e lavoratrici è sancito dall'articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e dalla direttiva 2006/54/CE sulla parità di trattamento in materia di occupazione. Tuttavia, la persistenza del divario retributivo di genere ha evidenziato l'insufficienza degli strumenti esistenti.

La Commissione europea ha presentato la proposta di direttiva il 4 marzo 2021. L'iter legislativo ha seguito le seguenti tappe:

4 marzo 2021: proposta della Commissione europea 15 dicembre 2022: accordo politico provvisorio tra Parlamento europeo e Consiglio, sotto la presidenza ceca 30 marzo 2023: approvazione da parte del Parlamento europeo in sessione plenaria 24 aprile 2023: adozione definitiva da parte del Consiglio 17 maggio 2023: pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, serie L 132 6 giugno 2023: entrata in vigore

Contenuto

La direttiva è composta da 41 articoli e si articola in diversi ambiti di intervento.

Trasparenza retributiva nella fase di assunzione

L'articolo 5 impone ai datori di lavoro di fornire ai candidati informazioni sull'entità della retribuzione iniziale o sulla relativa fascia retributiva, fondate su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, prima del colloquio di lavoro o comunque prima della conclusione del contratto di lavoro. I datori di lavoro non possono chiedere ai candidati informazioni sulle retribuzioni percepite nei rapporti di lavoro precedenti o in corso.

Diritto all'informazione dei lavoratori

L'articolo 6 prevede che i datori di lavoro rendano facilmente accessibili i criteri utilizzati per determinare la retribuzione, i livelli retributivi e la progressione economica dei lavoratori. Tali criteri devono essere oggettivi e neutri rispetto al genere.

L'articolo 7 riconosce ai lavoratori il diritto di richiedere e ottenere informazioni sul proprio livello retributivo individuale e sui livelli retributivi medi, disaggregati per sesso, delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.

Obbligo di comunicazione (reporting)

L'articolo 9 introduce un obbligo periodico di comunicazione del divario retributivo di genere da parte dei datori di lavoro, con scadenze differenziate in base alla dimensione dell'organico:

Numero di dipendenti Periodicità del reporting Prima comunicazione entro 250 o più Annuale 7 giugno 2027 Da 150 a 249 Triennale 7 giugno 2027 Da 100 a 149 Triennale 7 giugno 2031

I datori di lavoro con meno di 100 dipendenti possono effettuare la comunicazione su base volontaria. Gli Stati membri possono comunque imporre obblighi di comunicazione anche a questa categoria.

Valutazione congiunta delle retribuzioni

L'articolo 10 prevede che, qualora dal reporting emerga un divario retributivo di genere superiore al 5% in una determinata categoria di lavoratori, non giustificato da criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, il datore di lavoro debba effettuare una valutazione congiunta delle retribuzioni in collaborazione con le rappresentanze dei lavoratori.

Tutela dei diritti e sanzioni

La direttiva rafforza i meccanismi di tutela individuale e collettiva:

Inversione dell'onere della prova (art. 18): nei procedimenti giudiziari relativi alla parità retributiva, spetta al datore di lavoro dimostrare l'assenza di discriminazione diretta o indiretta. Risarcimento integrale (art. 16): comprende il recupero integrale delle retribuzioni arretrate e dei relativi bonus o pagamenti in natura, il risarcimento del danno e gli interessi di mora. Sanzioni (art. 23): gli Stati membri devono prevedere sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive, inclusa la possibilità di comminare ammende.

Recepimento negli Stati membri

Italia

La delega al Governo italiano per il recepimento della direttiva è stata conferita dalla legge 21 febbraio 2024, n. 15 (Legge di delegazione europea 2022-2023).

Il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare lo schema di decreto legislativo di recepimento nella seduta del 5 febbraio 2026 (CdM n. 159). Il provvedimento finale che recepisce la Direttiva Europea è stato infine emanato con D.Lgs. 7 maggio 2026, n. 96, pubblicato in G.U. il 1 giugno 2026 ed in vigore dal 7 giugno 2026.

Il decreto italiano prevede tra l'altro:

l'obbligo di indicare la retribuzione o la fascia retributiva negli annunci di lavoro; l'obbligo di reporting per le aziende con almeno 100 dipendenti; la soglia del 5% del divario retributivo oltre la quale scatta la valutazione congiunta; sanzioni amministrative, tra cui ammende fino al 5% del fatturato annuo e l'esclusione dagli appalti pubblici.

La normativa si aggiunge alle disposizioni già vigenti nel diritto del lavoro in Italia, tra cui la legge 5 novembre 2021, n. 162 (che ha modificato il Codice delle pari opportunità introducendo il rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile per le aziende con più di 50 dipendenti) e l'articolo 46 del decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198.

Germania

In Germania era già in vigore dal 2017 la Entgelttransparenzgesetz (legge sulla trasparenza retributiva), che tuttavia presentava limiti di applicabilità e di effettività. La direttiva europea richiede un significativo adeguamento della normativa tedesca, con l'estensione degli obblighi di reporting e il rafforzamento dei meccanismi sanzionatori.

Note

Voci correlate

Diritto del lavoro in Italia Direttiva 2006/54/CE Direttiva dell'Unione europea Divario retributivo di genere Pari opportunità Parità di retribuzione

Collegamenti esterni

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