La cappella di San Maurizio, originalmente sacello di San Maurizio, è un edificio di culto cattolico sussidiario della Parrocchia di Maria Vergine Assunta, annesso al Palazzo Fontana-Dardanelli, e situato nella frazione di Breolungi a Mondovì, in Piemonte.
Costruita negli anni Venti del Settecento dai Fontana di Cravanzana, nel contesto della loro ascesa sociale alla nobiltà titolata sabauda, fu in seguito sotto il patronato dei baroni Ketteler e della famiglia Dardanelli, la quale la donò a metà del XX secolo alla "Casa benefica Giovanna Roatta ved. Dardanelli" di Breolungi, attuali proprietari della cappella.
Storia La storia della Cappella di San Maurizio è strettamente legata a quella di Palazzo Fontana-Dardanelli, essendo stata edificata come luogo di culto annesso alla residenza dai suoi fondatori. Da allora, coloro che si sono succeduti nella proprietà del palazzo hanno storicamente goduto del giuspatronato e dell'onere di conservazione della cappella.
Nel 1725, a seguito del completamento dei lavori di ricostruzione di Palazzo Fontana-Dardanelli, il proprietario Giovanni Giacomo Fontana, Conte di Monastero Vasco, ritenne necessaria la presenza di una cappella per il culto, scegliendo volutamente di edificarla all'esterno del muro di cinta. Tale decisione mirava a trasformare la propria residenza in un punto di riferimento civile e religioso per la regione, dotando la famiglia di una dimora all'altezza delle aspettative di un casato recentemente elevato alla nobiltà titolata da parte di Casa Savoia.
Sebbene non sia chiara la data di ultimazione della cappella, originariamente eretta come sacello, il fatto che il suo fondatore compaia con il titolo di Conte di Monastero Vasco indica che l'inaugurazione avvenne prima della concessione del titolo di Marchese di Cravanzana, avvenuta nel 1731.
La scelta di San Maurizio Martire come patrono del sacello privato dei Fontana di Cravanzana non è casuale: si tratta del santo di principale devozione di Casa Savoia, pertanto all'inizio del XVIII secolo tale scelta poteva essere letta come una dichiarazione di fedeltà verso i sovrani del ducato omonimo. Altre famiglie della regione avevano compiuto gesti analoghi, come i Dardanelli, patroni della vicina Cappella della Fusentà, che esibisce sulla facciata un dipinto della Sacra Sindone, reliquia sabauda per eccellenza.
Nel corso del tempo, la denominazione dell'edificio religioso subì una modifica: originariamente considerato un 'sacello' — termine che designa un oratorio di ridotte dimensioni e generalmente destinato al culto privato — passò in seguito a essere registrato come 'cappella'. Tale passaggio denota una maggiore dignità liturgica e l'idoneità alla celebrazione di messe regolari, termine che la struttura conserva ufficialmente ancora oggi.
Nei secoli successivi, la Cappella di San Maurizio seguì la medesima sorte di Palazzo Fontana-Dardanelli. Così, quando quest'ultimo fu ereditato dai Baroni Ketteler, per disposizione testamentaria della Contessa Luigia Sofia Fontana di Cravanzana — nubile e ultima del suo casato — anche la cappella annessa passò alla famiglia tedesca.
Nel 1919, nel contesto del primo dopoguerra, le proprietà dei Baroni Ketteler, in quanto cittadini tedeschi, furono espropriate dallo Stato italiano. Con il passaggio del loro palazzo di Breolungi alla famiglia Dardanelli, anche la Cappella di San Maurizio seguì la stessa sorte, rimanendo da allora sotto il giuspatronato di tale casata.
I Dardanelli, antica famiglia della nobiltà rurale della regione, presente nel territorio almeno dal XVI secolo, erano stati amministratori della tenuta dei Fontana di Cravanzana e dei Ketteler fin dalla metà del XIX secolo. Matteo Dardanelli, la moglie Giovanna Roatta e il figlio Antonio Dardanelli furono in successione fattori del complesso, che fu in seguito acquistato dal chirurgo Matteo Dardanelli, Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.
I fratelli Matteo e Antonio Dardanelli vissero nel palazzo dal 1919 fino alla loro scomparsa, avvenuta rispettivamente nel 1952 e nel 1957. Antonio Dardanelli — sacerdote, coadiutore della parrocchia di Breolungi e canonico della Collegiata di Bene Vagienna — ebbe un ruolo di primo piano nella conservazione di questo luogo di culto così significativo per la frazione, nonché nel restauro della Cappella della Fusentà nel 1926, dove una lapide marmorea lo ricorda tuttora.
Attualità Il 2 agosto 1949, il dott. Matteo Dardanelli dispose la donazione del suo Palazzo Fontana-Dardanelli, nonché della Cappella di San Maurizio a esso annessa, a un'istituzione benefica da fondarsi a favore dei bambini poveri di ambo i sessi, della frazione rurale di Breolungi, che avrebbe ricordato nel nome sua madre, prima maestra elementare della regione.
Così, con la scomparsa di entrambi i fratelli, nacque la "Casa benefica Giovanna Roatta ved. Dardanelli", che da allora e fino a oggi ha in carico l'amministrazione e la conservazione della Cappella di San Maurizio, provvedendo inoltre alla sua apertura per celebrazioni liturgiche specifiche nel corso dell'anno.
Descrizione Diversi storici dell'arte si sono dedicati all'analisi della Cappella di San Maurizio di Breolungi, riconoscendone la rilevanza sia storica che artistica. Tra questi, Lorenzo Bertone la descrive con le seguenti parole:
Stile architettonico La cappella è un pregevole esempio di barocco piemontese rurale del XVIII secolo. Nonostante le dimensioni ridotte, l'edificio rivela una concezione colta e un'armonia proporzionale che richiama l'influenza dei grandi maestri attivi nel Monregalese durante l'epoca sabauda. L'architettura fonde la semplicità delle strutture rurali con la raffinatezza stilistica tipica dei sacelli gentilizi (privati) dell'epoca.
Esterno
La facciata si presenta con un profilo a capanna, scandita da due lesene laterali che sorreggono un timpano triangolare classico. L'elemento di maggiore rilievo è l'epigrafe di fondazione dipinta sopra il portale d'ingresso, racchiusa in una cornice mistilinea. L'iscrizione in latino recita:La traduzione del testo in italiano è la seguente:Il testo non solo data l'edificio come precedente al 1731 (anno in cui il fondatore ottenne il titolo marchionale), ma esplicita la funzione politica e religiosa del sito come tributo alla Casa Savoia.
Interno Lo spazio interno è a pianta rettangolare con angoli smussati, coperto da una volta a botte decorata con affreschi. Le pareti sono ritmate da cornici aggettanti che seguono la curvatura della struttura. Al centro della volta campeggia il monogramma di Cristo (IHS) inscritto in un sole raggiante, circondato da decorazioni a rocaille e motivi floreali in tinte pastello (ocra e rosso sabaudo), tipici della sensibilità settecentesca. Le finestre laterali a lunetta garantiscono un'illuminazione zenitale che valorizza l'area presbiteriale.
Pala d'altare L'elemento centrale del presbiterio è la pala d'altare, un dipinto a olio su tela di scuola piemontese del primo XVIII secolo. L'opera raffigura una Sacra Conversazione:
Centro: La Madonna col Bambino in trono su una nuvola. Sinistra: San Maurizio Martire, in armatura romana e stendardo della Legione Tebea, che funge da protettore del luogo; e dietro di lui, San Giovanni Evangelista con il calice e il libro. Destra: San Giacomo Maggiore in veste di pellegrino con il bordone; e in primo piano, ai piedi dei santi, appare ritratto in ginocchio il donante, il Conte Giovanni Giacomo Fontana, in abiti civili e atteggiamento devozionale. Davanti a lui, un libro aperto reca l'iscrizione Ad Maiorem Dei Gloriam ("Per la maggior gloria di Dio").
L'opera risponde alla struttura classica di una pittura devozionale del primo XVIII secolo, realizzata su commissione del benefattore del tempio. Nella tela si ritrovano il santo patrono a cui è dedicato il sacello, i due santi che rappresentano l'onomastico del committente (San Giovanni e San Giacomo, in riferimento a Giovanni Giacomo Fontana) e il committente stesso, chiaramente distinguibile dai santi per l'assenza di attributi agiografici.
Di conseguenza, è possibile datare l'opera verso gli anni '20 del Settecento, commissionata dall'allora Conte di Monastero Vasco per dotare il proprio oratorio privato di un elemento artistico di rilievo. Lo stile dell'opera conferma l'appartenenza a questo medesimo periodo storico.
Note
Collegamenti esterni
Maurizio Categoria:Cappelle della provincia di Cuneo Categoria:Chiese dedicate a san Maurizio martire