Biografia Appartenente alla dinastia di scenografi veneziani Mauro – che lavorarono per generazioni all’Arsenale di Venezia come “calafà” (calafati) e “marangoni” (falegnami) – fu il secondo figlio maschio di Domenico Mauro e Pasqua Germini. Si formò nella bottega di famiglia, lavorando a stretto contatto con il padre e i fratelli, in un contesto in cui gli apporti individuali risultano spesso difficili da distinguere, come dimostra il frequente uso, nei libretti d’opera dell’epoca, della dicitura «fratelli Mauri» o «cugini Mauri».
La sua formazione tecnica è fortemente legata alle competenze nelle costruzioni navali apprese all’Arsenale, che gli permisero di diventare un esperto nella creazione di macchinari teatrali.
Carriera a Venezia Insieme al padre Domenico, allo zio Gasparo e ai fratelli, Alessandro operò nei più importanti teatri veneziani del tempo, tra cui il Teatro San Cassiano nella stagione teatrale 1707-1708. Proprio in questa occasione emerge un episodio significativo: una controversia legale con il nobile Francesco Tron, proprietario del teatro. I Mauro, sobbarcati da troppo lavoro, non riuscirono a finire in tempo le scene per l’opera La Proba, che saltò dalla programmazione.Gianluca Stefani, "Nuovi documenti su Domenico Mauro e figli, in "Illusione scenica e pratica teatrale", a cura di Maria Ida Biggi, Firenze, Le Lettere, 2016, p. 291 Questo ritardo fece infuriare il nobile Tron, che non finì di pagare gli scenografi.
Un momento decisivo per la sua carriera fu l’aprile del 1709 quando, in occasione della visita a Venezia del re di Danimarca Federico IV, Alessandro si occupò della decorazione delle gondole per la regata reale. Si ritiene che la bellezza di queste imbarcazioni abbia attirato l’attenzione del sovrano, portando il trentacinquenne Mauro a ricevere i primi incarichi internazionali.Seollyeon Konwitschny, Alessandro Mauro: einvenezianischer Theater- und Festdekorateur des Spätbarock (tätig um 1694-1736), tesi di dottorato, Freien Universität Berlin, 2014, p. 27
Nel 1712 collaborò con il fratello Romualdo alla realizzazione degli affreschi per il soffitto della Chiesa di San Michele in Isola a Murano. Nello stesso periodo iniziò a ricoprire ruoli di responsabilità teatrale; infatti, già nel 1713 diventò impresario del Teatro Malibran, ruolo che mantenne almeno fino al 1716.Seollyeon Konwitschny, Alessandro Mauro: einvenezianischer Theater- und Festdekorateur des Spätbarock (tätig um 1694-1736), tesi di dottorato, Freien Universität Berlin, 2014, p. 82
Periodo a Dresda
Il 1719 rappresentò l’anno della grande affermazione internazionale di Alessandro. Fu invitato alla corte di Sassonia, a Dresda, per curare i festeggiamenti in onore delle nozze tra il principe Federico Augusto II e Maria Giuseppa d’Austria. L’incarico più prestigioso fu l’allestimento dell’opera Teofane, con musica di Antonio Lotti e libretto di Stefano Benedetto Pallavicino, che andò in scena per la prima volta il 17 settembre 1719 nel nuovo teatro d’opera di Dresda. In questo lavoro, pur ispirandosi ai celebri Galli da Bibbiena,Povoledo, Elena, s.v. Mauro, in Enciclopedia dello spettacolo, vol. VII, 1960, coll. 310-321 introdusse uno stile tipicamente veneziano, di tipo più pittorico, con scene costruite su due diagonali incrociate, che facevano apparire il palcoscenico profondo e dinamico.Ibidem Per le altre feste tenute in occasione delle nozze, ideò ancora macchine e carri ingegnosi, nonché eleganti addobbi.
Rientro in Italia Dopo essere rientrato dai suoi viaggi in Europa e aver consolidato la sua fama, risulta ufficialmente iscritto alla Fraglia dei pittori di veneziani. Nella stagione 1722-1723 fu impresario del Teatro Sant’Angelo, dove produsse tre opere in musica: "L’Arminio", "Timocrate" e "I veri amici".
Nel 1724 si trasferì a Roma, dove soggiornò fino al 1728. In quell’anno fu attivo presso il Teatro Capranica. Successivamente, tra il 1726 e il 1728, lavorò per il Teatro delle Dame e svolse incarichi nell’ambito di celebrazioni private e religiose. Nel 1727, si occupò di costruire una macchina-scenica nel cortile di Palazzetto Venezia, luogo usato all’occorrenza per feste e apparati effimeri. Infine, nel 1728 realizzò un allestimento spettacolare per il Santo Sepolcro nella Basilica di San Lorenzo in Damaso, creando una sorta di grotta artificiale ricca di luci e decorazioni allegoriche, quasi da farla sembrare un vero e proprio palcoscenico teatrale montato dentro alla chiesa.Seollyeon Konwitschny, Alessandro Mauro: einvenezianischer Theater- und Festdekorateur des Spätbarock (tätig um 1694-1736), tesi di dottorato, Freien Universität Berlin, 2014, p. 110
Dal 1729 al 1730 Mauro fu attivo principalmente a Venezia presso il Teatro San Cassiano come scenografo.Seollyeon Konwitschny, Alessandro Mauro: einvenezianischer Theater- und Festdekorateur des Spätbarock (tätig um 1694-1736), tesi di dottorato, Freien Universität Berlin, 2014, p. 103
Tra il 1730 e il 1733 si stabilì a Torino, dove lavorò al Teatro Regio. Il suo ingaggio fu favorito da Filippo Juvarra: questi, attivo tra il 1725 e il 1730 soprattutto in ambito architettonico e legato al cardinale Ottoboni, ebbe modo di conoscere e apprezzare a Roma gli allestimenti di Mauro. Fu quindi verosimilmente lui a raccomandare lo scenografo veneziano al conte Carlo Giacinto Roero di Guarene, impresario del Teatro Regio di Torino, che lo ingaggiò – insieme al fratello Romualdo – per le stagioni del 1730 e del 1731.Seollyeon Konwitschny, Alessandro Mauro: einvenezianischer Theater- und Festdekorateur des Spätbarock (tätig um 1694-1736), tesi di dottorato, Freien Universität Berlin, 2014, p. 105
Ultimi anni Gli ultimi anni di Alessandro Mauro si svolsero principalmente a Venezia, dove consolidò la sua posizione non solo come scenografo, ma anche come impresario. A differenza di altri artisti dell’epoca, divenne molto benestante. Al momento della morte possedeva un patrimonio di quarantasei campi e tre case coloniche.Gianluca Stefani, "Nuovi documenti su Domenico Mauro e figli, in "Illusione scenica e pratica teatrale", a cura di Maria Ida Biggi, Firenze, Le Lettere, 2016, p. 288
Morì a Venezia il 4 maggio 1734. Il certificato di morte riporta che il decesso avvenne per un ictus.Gianluca Stefani, "Nuovi documenti su Domenico Mauro e figli, in "Illusione scenica e pratica teatrale", a cura di Maria Ida Biggi, Firenze, Le Lettere, 2016, p. 287
Opere e stile La produzione artistica di Alessandro Mauro si distinse per una singolare versatilità che abbracciò l’intero spettro della cultura festiva barocca. La sua attività si specializzò principalmente nella pittura, nella scenografia e nell’architettura teatrale. Sebbene gran parte del suo lavoro sia andata perduta o sia documentata solo da fonti d’archivio e libretti,Seollyeon Konwitschny, Alessandro Mauro: ein venezianischer Theater- und Festdekorateur des Spätbarock (tätig um 1694-1736), tesi di dottorato, Freien Universität Berlin, 2014, p. 22. la sua cifra stilistica emerge come una sintesi tra il rigore della prospettiva barocca italiana e la leggerezza ornamentale della Régence francese, mediata dall'influenza di Jean Berain.Ivi, pp. 308-310.
Rispetto alla contemporanea scuola dei Galli da Bibbiena, Mauro dimostrò una precoce tendenza al superamento della scena per angolo e un uso innovativo della rovina antica come motivo puramente decorativo, anticipando sensibilità estetiche della metà del Settecento.Ivi, pp. 78-80, 85-87. La sua carriera, svoltasi tra i principali centri europei come Venezia, Dresda, Roma e Torino,Ivi, pp. 27-35. è caratterizzata da un’elevata capacità di adattamento al gusto dei committenti. Tra i suoi collaboratori spiccano i nomi di Antonio Vivaldi e, appunto, di Filippo Juvarra.
Di seguito l’elenco delle principali opere per cui lavorò come scenografoAurelia Ambrosiano, I Mauro e Antonio Vivaldi: nuove informazioni e spunti di riflessione, in «Studi vivaldiani», 18 (2018), pp. 31-36.; i codici identificativi tra parentesi quadre si riferiscono al catalogo di Claudio SartoriClaudio Sartori, I libretti italiani a stampa dalle origini al 1800. Catalogo analitico con indici, 7 voll., Cuneo, Bertola & Locatelli, 1990-1994.:
Anfitrione [Sartori 1965], 12 novembre 1707; Venezia, Teatro San Cassiano; musica: Francesco Gasparini; scene: Domenico e figli Mauro
L'amor generoso [Sartori 1389], 1707; Venezia, Teatro San Cassiano; libretto: Apostolo Zeno; musica: Francesco Gasparini; scene: Domenico e figli Mauro
Teuzzone [Sartori 23099], 1707; Venezia, Teatro San Cassiano; libretto: Apostolo Zeno; musica: Antonio Lotti; scene: Domenico e figli Mauro
Flavio Anicio Olibrio [Sartori 10706], 1707; Venezia, Teatro San Cassiano; musica: Francesco Gasparini; scene: Domenico e figli Mauro
Semiramide [Sartori 21486], 1714; Venezia, Teatro San Giovanni Grisostomo; musica: Carlo Francesco Pollarolo; scene: Alessandro e Giuseppe Mauro
Il Germanico [Sartori 11549], 1716; Venezia, Teatro San Giovanni Grisostomo; musica: Carlo Francesco Pollarolo; scene: Alessandro e Giuseppe Mauro
Giove in Argo [Sartori 12046], 1717; Dresda, Sala del Ridotto; musica: Antonio Lotti; scene: Alessandro Mauro
Gl’odi delusi dal sangue [Sartori 16858], 1718; Dresda; musica: Antonio Lotti; scene: Alessandro Mauro
Teofane [Sartori 23048], 1719; Dresda, Regio Elettoral Teatro; musica: Antonio Lotti; scene: Alessandro Mauro
L’Arminio [Sartori 2795], 1722; Venezia, Teatro Sant'Angelo; musica: Carlo Francesco Pollarolo; scene: Alessandro Mauro
Timocrate [Sartori 23159], 1723; Venezia, Teatro Sant'Angelo; musica: Leonardo Leo; scene: Alessandro Mauro
La virtù trionfante dell’amore e dell’odio overo Il Tigrane [Sartori 25025], 1724; Roma, Teatro Capranica; musica: Antonio Vivaldi, Benedetto Micheli e Nicola Romaldi; scene: Alessandro Mauro
Giustino [Sartori 12373], 1724; Roma, Teatro Capranica; musica: Antonio Vivaldi; scene: Alessandro Mauro
Didone abbandonata [Sartori 7758], 1726; Roma, Teatro delle Dame; musica: Leonardo Vinci; scene: Alessandro Mauro
Il Valdemaro [Sartori 24298], 1726; Roma, Teatro delle Dame; musica: Domenico Sarro; scene: Alessandro Mauro
Siroe re di Persia [Sartori 22100], 1727; Roma, Teatro delle Dame; musica: Nicola Porpora; scene: Alessandro Mauro
Catone in Utica [Sartori 5232], 1728; Roma, Teatro delle Dame; musica: Leonardo Vinci; scene: Alessandro Mauro
Ipermestra [Sartori 13549], 1728; Roma, Teatro delle Dame; musica: Francesco Feo; scene: Alessandro Mauro
Gianguir [Sartori 11702], 1729; Venezia, Teatro San Cassiano; musica: Geminiano Giacomelli; coreografia: Gaetano Testagrossa; scene: Alessandro Mauro
Adelaide [Sartori 288], 1729; Venezia, Teatro San Cassiano; musica: Giuseppe Maria Orlandini; coreografia: Gaetano Grossatesta; scene: Alessandro Mauro
La generosità di Tiberio [Sartori 11504], 1729; Venezia, Teatro San Cassiano; musica: Santo Lapis e Bartolomeo Cordans; scene: Alessandro Mauro
La fede in cimento [Sartori 9862], 1730; Venezia, Teatro San Cassiano; musica: Francesco Gasparini e Santo Lapis; scene: Alessandro Mauro
Ezio [Sartori 9470], 1731; Torino, Regio Teatro; musica: Riccardo Broschi; coreografia: Francesco Alessandro Mion e Francesco Aquilanti; scene: Alessandro Mauro
Poro [Sartori 18965], 1731; Torino, Teatro Regio; musica: Nicola Porpora; scene: Alessandro Mauro
Berenice [Sartori 3963], 1734; Venezia, Teatro San Giovanni Grisostomo; musica: Francesco Araja; scene: Alessandro Mauro
Artaserse [Sartori 2946], 1734; Venezia, Teatro San Giovanni Grisostomo; musica: Johann Adolf Hasse; scene: Alessandro Mauro
Merope [Sartori 15514], 1734; Venezia, Teatro San Giovanni Grisostomo; musica: Geminiano Giacomelli; scene: Alessandro Mauro
Demetrio [Sartori 7360], 1737; Torino, Regio Teatro; musica: Geminiano Giacomelli; scene: Il fu Alessandro Mauro
Eumene [Sartori 9377], 1737; Torino, Regio Teatro; musica: Giovanni Antonio Giaj; scene: Il fu Alessandro Mauro