Origini

L'area del Basso Lazio fu abitata da tempi remotissimi, come accertato dal rinvenimento di un ominide, detto Homo Cepranensis, che daterebbe la vita nella zona a 400.000 anni fa, prima ancora dell'Homo di Neanderthal i cui resti sono stati rinvenuti nella Grotta Guattari sul promontorio del Circeo.

I ritrovamenti più antichi nel territorio terracinese, invece, si riferiscono a materiali preistorici rinvenuti nella Caverna della Catena al Pisco Montano, datati a circa 12.400 anni fa.

La città fu probabilmente in origine un centro ausonio, sorto su due modeste alture sotto il monte Sant'Angelo: su quella più elevata (colle di San Francesco) ebbe sede l'acropoli.

La città ebbe diversi nomi: uno etrusco, uno greco (Tarracina), uno dei volsci (Anxur).

Il nome di Tarracina, Ταρρακινή citato in greco antico da Strabone, starebbe ad indicare un luogo aspro, scosceso.

Il termine, però, è legato anche al vocabolo etrusco Trachna, collegato anche al nome della città di Tarquinia e dei re di Roma Tarquinio Prisco e Tarquinio il SuperboTommaso Lanzuisi, Il Circeo nella leggenda e nella storia, Editrice EEA, Roma, 1973, p. 92, dato che la città fu da essi colonizzata come base del proprio espansionismo lungo la fascia costiera tirrenica.

Origini mitologiche

. Altre ipotesi identificherebbero Terracina nella città di Lamo, un florido centro abitato dai Lestrigoni, nel cui porto sarebbe approdato UlisseDomenico Testa, Lettere pontine, Luigi Perego Salvioni, 1794, p. 75..

L'identificazione con la città di Lamo deriverebbe dalla descrizione che Strabone fa di Terracina, caratterizzata dall'asprezza de' montuosi scogli, a quale è sovrappostaDomenico Testa, Lettera sopra l'antico vulcano delle paludi Pontine, Salomoni, 1784, p. 14..

Un porto, quindi, quello di Lamo, che sarebbe stato circondato da alti scogli, delimitato in modo da lasciare solo uno stretto ingresso. La città vera e propria, poi, si trovava più in alto, tanto che, per raggiungerla, una volta sbarcati, si doveva:

Il centro abitato era quindi situato in collina, a ridosso dei monti più alti. A conforto di questa tesi il 7 aprile del 1848 a Roma su un muro in opera reticolata di un portico all'interno di una domus di via Graziosa sull'Esquilino furono rinvenuti una serie di affreschi con paesaggi dell'Odissea collocati nella parte alta della parete dell'ambiente principale. I soggetti sono i viaggi di Ulisse con sfondo di paesaggi. La rappresentazione è molto minuziosa, col nome di ciascun personaggio scritto vicino in greco, con un accurato filologismo che lascia supporre la presenza di modelli ben precisi, magari forniti dalle illustrazioni dei poemi effettuate nell'ambito della Biblioteca di Alessandria. Gli affreschi vennero distaccati dalle pareti della domus, acquistati dal Comune di Roma e successivamente donati pochi anni dopo al pontefice Pio IX. Nelle operazioni di distacco il ciclo fu diviso in otto scomparti, con il taglio a destra e sinistra dei pilastri interni; gli otto pezzi furono poi ricongiunti a due a due in modo tale da formare quattro quadri rettangolari. Gli affreschi presentano alcuni aspetti che richiamano fortemente alla mente una Terracina di 2000 anni fa, a cominciare dalla forma rocciosa che richiama il Pisco Montano.Pietro Matranga, La Città di Lamo stabilita in Terracina secondo la descrizione di Omero e due degli antichi dipinti già ritrovati sull'Esquilino i quali la rappresentano., 1852 Free File Hosting, Online Storage &amp File Upload with FileServe.

Secondo una leggenda erudita, riportata da Dionigi di Alicarnasso, invece, i primi colonizzatori del territorio terracinese furono alcuni profughi di Sparta che si sarebbero stabiliti a Feronia, ai piedi del Monte Leano, dove poi sorse un luogo di culto dedicato alla divinità MarìcaDionigi di Alicarnasso, R.A., II, 49.. Anche nell'Eneide, infatti, Terracina viene citata indirettamente tramite il Circeo, il fiume Ufente e, appunto, il nome del bosco sacro Feronia luco, dedicato alla dea Marica.

Aen. 7, 799-802: Circaeumque iugum: quis Iuppiter Anxurus arvis / praesidet et viridi gaudens Feronia luco; / qua Saturae iacet atra palus gelidusque per imas / quaerit iter vallis atque in mare conditur Ufens

Epoca romana

La conquista Sembra che la città sia entrata nell'orbita romana già alla fine del VI secolo a.C.: secondo Tito Livio, infatti, il re etrusco di Roma, Tarquinio il Superbo (VI sec. a C.) avrebbe inviato coloni a Signia e a Circeii, perché fossero di presidio sulla terra e sul mareTito Livio, Ab Urbe Condita, I, 56, 3.. Terracina viene successivamente menzionata nel primo trattato tra Roma e Cartagine,. tradizionalmente datato al primo anno della Repubblica romana (509 a.C.).

Negli ultimi anni dello stesso secolo sarebbe stata occupata (o rioccupata) dai Volsci, che le diedero il nome di Anxur, come riporta PlinioPlinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 59 (testo latino on line sul sito LacusCurtius): "lingua Volscorum Anxur dictum".. Riconquistata dai Romani nel 406 a.C.Tito Livio, cit., IV, 4, 58. per l'iniziativa militare del tribuno consolare Numerio Fabio Ambusto e poi ancora una seconda volta nel 400 a.C.Tito Livio, cit., V, 2, 13., dal tribuno consolare Lucio Valerio Potito:

Una volta conquistata definitivamente, vi fu dedotta nel 329 a.C. la colonia romana, che inizialmente prese il nome di Colonia Anxurnas. Ai Volsci o ai Romani potrebbero riferirsi resti di mura di fortificazione in opera poligonale.

Nella riforma delle colonie e dei territori conquistati, si stabilì che ogni centro appartenesse ad una tribù. Nel 318 a.C., dunque, la Colonia Anxurnas-Anxur fu iscritta alla tribù Ufentina.

La zona era ricca di fonti, la fonte del Lucus Feroniae verso Roma e la velenosa Neptunius Fons di cui parla Vitruvio, nelle vicinanze di Pisco Montano.

La battaglia di Lautulae e la Via Appia Secondo alcuni studiosi nel 316 a.C. si svolse nei pressi della città la battaglia di Lautulae, nell'ambito della seconda guerra sannitica. Tito Livio riporta che mentre si apprestava ad assediare Sora, Quinto Fabio Massimo Rulliano intercettò i Sanniti a Lautulae, una località tra Terracina e Fondi, e attaccò battaglia. Sempre Livio riporta che "obuiam itum hosti atque ad fuga alterius partis sed nox incertos uicti uictoresne essent diremit" "A dividere i contendenti non furono né le perdite né la fuga dell'altrui parte quanto la notte che ha lasciato incerti su chi avesse vinto e chi avesse perso (la battaglia)"Tito Livio, Ad Urbe Condita, IX, 23.

Nel 312 a.C. vi passò la via Appia, che collegava Roma con Capua e la città crebbe di importanza, cominciando ad espandersi nella pianura, in collegamento con lo sfruttamento agricolo del territorio, mentre la città più antica venne progressivamente trasformandosi in zona monumentale.

Nel 184 a.C. il censore Lucio Valerio Flacco costruì la Via Flacca, una strada costiera che, partendo da Terracina e proseguendo l'Appia, andò a congiungere le località costiere sino a Formia, da poco costituita municipio.

Anxur città sillana Importanti trasformazioni urbane avvennero sotto Lucio Cornelio Silla (inizi del I secolo a.C.), che premiò la città per essere stata fedele a lui contro Gaio Mario durante la guerra civile. A Silla, infatti, si devono la costruzione del teatro e la ricostruzione in forme scenografiche del tempio di Giove Anxur sulla cima del monte Sant'Angelo e diverse altre costruzioni in opera incerta.

Il teatro, in particolare, venuto alla luce dalle macerie dei palazzi medievali che insistevano su di esso distrutti dalle bombe americane della Seconda guerra mondiale (1943), assunse un ruolo propagandistico di prim'ordine per i secoli avvenire: sono stati trovati di recente, infatti, dei posti in prima fila "riservati" per assistere alle rappresentazioni con l'attribuzione a Gaio e Lucio, i nipoti di Ottaviano Augusto a cui evidentemente l'imperatore volle cominciare a dedicare spazi pubblici in ordine a una ventura successione.

A questa età dovrebbero essere riferite le iscrizioni ritrovate a nome di Quinto Aufidio e Quinto Magiulnius.

La gens Aemilia e le altre famiglie aristocratiche Tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C. si ebbe la ricostruzione del "Foro Emiliano", che fu pavimentato da un magistrato locale della famiglia degli Aemilii e dotato di portici e di nuovi edifici civili e religiosi.

Anxur-Tarracina, in questo momento storico, deve aver goduto di una importanza davvero capitale se, oltre alla Via Appia Claudia e alla Via Flacca, sappiamo da Strabone che per raggiungerla era possibile avvalersi di un canale detto Decennovium che congiungeva il Forum Appii (oggi, Borgo Faiti, presso Latina) al Lucus Feroniae, il bosco sacro con la fonte della dea a cui i pellegrini solevano fermarsi. Anche Orazio parla di questo canale e del suo passaggio ad Anxur biancheggiante nella V Satira.

Molte le gens prestigiose e no, che vissero nella Colonia Anxurnas-Tarracina della fine età repubblicana. Tra esse:

le famiglie senatoriali: Aemilia, Sulpicia, Vibia, Gegania, Paccia; le famiglie equestri: Geminia, Caeparia, Caelia, Atinia, Aemilia; altre famiglie note: Antonia, Arruntia, Aufidia, Caecilia, Egnatia, Flaminia, Fundia, Furia, Livia, Longitia, Magulnia, Maiania, Manilia, Marcia, Memmia, Naevia, Nautia, Octavia, Orcilia, Paconia, Plavia, Plotia, Pollia, Pomponia, Refria, Scirtia, Scurtia, Septimia, Sestia, Tatia, Truttedia, Tuccia, Tullia, Vedia, Vergilia, Veturia, Juventia, Laelia, Mevia, Munatia, Nasernia, Porcia, Propertia, Sarronia, Sorana, Tarquinia, Terrinia, Veratia;

Queste famiglie mantenevano il monopolio della flotta marittima commerciale se si ha un'iscrizione ad Efeso (Grecia) della morte di Lucio Memmio terracinese (circa 100 a.C.) e sono state ritrovate anfore di vino Cecubo prodotto a Fondi e bollati con il nome di un produttore locale.

Nel 160 a.C. il console Marco Cornelio Cethego fece bonificare l'area di Terracina, costruendo la Fossa Cethega che alcuni studiosi ritengono essere in località Rio Martino, tra Terracina e Fondi; un canale in cui confluivano le acque del territorio.

Durante le guerre civili tra Cesare e Pompeo, in continuità con la fedeltà a Silla, Terracina fu dalla parte dei patrizi.

Infatti, nel 49 a.C. pretore della città era Publio Rutilio Lupo, noto sostenitore del condottiero piceno.

Dopo la nascita di Cristo Nel 3 a.C. vi nacque Servio Sulpicio Galba che sarebbe stato imperatore romano per alcuni mesi prima di cadere vittima della situazione politica. Nel 69 la città fu teatro di uno degli ultimi scontri dell'anno dei quattro Imperatori: l'assedio di Terracina.

Come già tempo prima Caio Giulio Cesare di cui riferisce Strabone, sappiamo da Plinio che Nerone aveva progettato una navigabilis fossa, un progetto di bonifica del territorio pontino che - partendo dal preesistente Decennovium - creasse un largo canale, navigabile appunto, da Terracina a Roma (o forse Ostia) che velocizzasse i trasporti, urbanizzasse l'area circostante l'Urbe e superasse il limite dei Monti Ausoni che proprio a Terracina facevano rallentare il tragitto della Via Appia, dovendo essa, all'epoca, scavallare il Monte Sant'Angelo.

Sino a quando l'imperatore Claudio non aprì il porto di Ostia, dunque, quello di Terracina fu l'approdo marittimo dell'Urbe, città privilegiata che aveva commerci con tutto il Mediterraneo.

Nel 118 d.C. a Terracina morì Aulo Cornelio Palma Frontoniano, già console, fatto uccidere dall'imperatore Adriano per aver ideato una congiura ai suoi danni.

La Tarracina traianea