La Legge sulla repressione della massoneria e del comunismo fu una norma giuridica spagnola promulgata il 1º marzo 1940 da Francisco Franco, in qualità di capo dello Stato. Questa legge fa parte del sistema di repressione instaurato da Franco alla fine della Guerra civile.
Fondamento giuridico Questa disposizione, insieme alla precedente Legge sulle responsabilità politiche (1939), costituì la base legislativa fondamentale su cui si sviluppò la repressione franchista contro il repubblicanismo. Uno degli aspetti più evidenti e criticati di questa legge, e dell'insieme delle norme repressive del primo regime franchista, era il suo carattere retroattivo, in quanto considerava reati fatti che erano legali al momento in cui erano stati commessi, violando così il principio di irretroattività, uno dei principi fondamentali del diritto penale.
Contenuto Ai sensi della legge, costituiva reato l'appartenenza alla massoneria, al comunismo e ad altre società clandestine di cui alla legge stessa (articolo 1). Secondo la legge, si consideravano massoni tutte le persone che erano entrate a far parte della massoneria e non erano state espulse o non si erano dimesse. Ai fini della legge, erano considerati comunisti gli istigatori, i dirigenti e i collaboratori attivi dell'azione o della propaganda sovietica, trockisti o simili (articolo 4). La legge puniva inoltre qualsiasi propaganda che esaltasse i principi o i benefici della massoneria o del comunismo, o che diffondesse idee sovversive contro la Religione, la Patria e le sue istituzioni fondamentali. A tal fine, prevedeva la soppressione dei giornali che la patrocinassero, la confisca dei loro beni, la pena della reclusione maggiore per i colpevoli e della reclusione minore per i complici.
Una volta sciolte le suddette organizzazioni, che restavano vietate, i loro beni venivano dichiarati confiscati e posti a disposizione della giurisdizione per le responsabilità politiche. Come sanzione, era prevista la destituzione definitiva da qualsiasi carica statale, da enti pubblici e da qualsiasi organismo pubblico, nonché dai consigli di amministrazione e dalla direzione di società private. Inoltre, sarebbero stati soggetti anche all'imposizione di sanzioni economiche ai sensi della Legge sulle responsabilità politiche.
Dichiarazione di ritrattazione La legge prevedeva l'obbligo, per coloro che erano stati membri della massoneria o del comunismo, di presentare una dichiarazione di ritrattazione entro due mesi dall'entrata in vigore della legge stessa (articolo 7), secondo il modello stabilito nell'Ordine della Presidenza del Governo del 30 marzo 1940, che conteneva: Nome, cognome, stato civile, residenza, domicilio e professione dell'interessato, con indicazione della categoria, della classe e dell'impiego se si tratta di militare o di funzionario. Incarichi o posizioni attualmente ricoperti presso lo Stato, enti pubblici o ufficiali, enti sovvenzionati e società concessionarie, compresi i consigli di amministrazione. Dichiarazione del luogo e della data in cui è entrato a far parte della massoneria e della persona da cui è stato iniziato. Nome simbolico che aveva e grado raggiunto. Capi o gradi superiori ai quali è subordinato. Logge o gruppi di cui ha fatto parte. Sessioni o riunioni a cui ha partecipato, con particolare riferimento alle assemblee ordinarie o straordinarie, nazionali o internazionali. Cariche o incarichi ricoperti all'interno della setta. Motivi per cui è entrato a farne parte. Informazioni o dati interessanti sulle attività della setta, sui capi o sui compagni di setta del dichiarante e su aspetti che possano essere utili per reprimere efficacemente la massoneria. Se il dichiarante ha cessato di appartenere alla setta: da quale data, in virtù di quale atto o delibera, per quale motivo, in quale forma e qualsiasi altra circostanza ritenga pertinente in relazione alla sua uscita, separazione o allontanamento. Indicare se all'interessato si applica una delle circostanze di cui all'articolo 10 della Legge (aver prestato servizio come volontario sui fronti di guerra a difesa della Causa Nazionale, condotta esemplare in ogni momento, ecc.). Dichiarazione che indichi se, in qualsiasi giurisdizione, il dichiarante è stato oggetto di sanzioni per la sua condizione di massone, nonché la natura e l'entità di tali sanzioni. Ritrattazione esplicita del dichiarante, con la quale dichiara di aver infranto o di infrangere tutti i suoi impegni nei confronti della setta, abiurando i suoi errori o confermando una precedente abiura. Tutte le dichiarazioni che ritiene opportune in relazione ai punti precedenti. Giuramento che quanto contenuto nella dichiarazione-ritrattazione è vero e che in essa non è stato omesso nulla di quanto previsto dalla legge del 1° marzo 1940.
Ritrattazione canonica Alla suddetta ritrattazione doveva essere allegata una dichiarazione di professione della fede cattolica debitamente firmata. Queste ritrattazioni canoniche esistevano all'inizio del dopoguerra; in alcuni casi venivano allegate al fascicolo e, con alcune varianti, avevano il seguente contenuto:
Tribunale speciale per la repressione della massoneria e del comunismo Per giudicare questi reati, la legge prevedeva l'istituzione di un tribunale speciale, il Tribunale speciale per la repressione della massoneria e del comunismo, che rimase in funzione fino al 1963. Per i casi riguardanti militari professionisti di grado pari o superiore a quello di ufficiale, erano competenti i tribunali d'onore. Ai sensi dell'articolo 12, il Tribunale era composto da un presidente, un generale dell'Esercito, un capo della Falange e due avvocati, tutti nominati dal Capo dello Stato (Francisco Franco).
Note
Categoria:Franchismo Categoria:Storia della massoneria Categoria:Antimassoneria