Le paludi pontine dall'età antica alla modernità

Il territorio delle Paludi Pontine era caratterizzato da estese zone umide di cui sono conservate le ultime vestigia all'interno del parco nazionale del Circeo e del giardino di Ninfa. Nonostante fosse un'area ad elevata biodiversità e di particolare importanza per la migrazione dell'avifauna, queste zone erano luogo di riproduzione della zanzara anofele, famigerato vettore della malaria che, assieme alle abbondanti acque stagnanti, hanno reso difficile la colonizzazione e lo sfruttamento agricolo della pianura pontina fin dall'antichità. Le prime popolazioni che vi abitarono furono i Latini (popolo che dà il nome al Lazio, Latium, e alla stessa lingua dei romani), da cui deriva il nome della città, che vi fondarono Satricum, ai confini con quello che nel XXI secolo è il comune di Nettuno, e altre città della Lega Latina i cui resti si trovano nella parte nord della provincia.

In seguito i Romani costruirono la via Appia (diventata patrimonio dell'umanità) dove si trovava Tres Tabernae (odierna Cisterna di Latina) e successivamente sorsero diversi centri tra cui Tripontium (odierna Tor Tre Ponti) e Forum Appii (odierna Borgo Faiti), citato negli Atti degli Apostoli.

Nel corso dell'età medievale e moderna furono molteplici i tentativi di governo delle acque nel territorio pontino. Già nel VI secolo gli Ostrogoti di Teodorico costruirono canali per ricondurre le acque al mare, così come scritto nelle lastre commemorativo-celebrative conservate alla Posta di Mesa nel comune di Pontinia e nel museo archeologico di Terracina.

Nei secoli successivi, alcuni monaci, come i seguaci di San Lidano a Sezze e i Cistercensi, che con le opere di canalizzazione fondarono la contrada di Fossanova, e i papi condurranno operazione di bonifica e governo delle acque: tra questi Adriano e Zaccaria che idearono il sistema delle domuscultae, Bonifacio VIII nel 1294, Martino V nel 1417 e Sisto V, che tra il 1586 e il 1589, commissionò all'architetto Ascanio Fenizi un unico collettore in cui confluivano vari canali, ancora oggi conosciuto come Fiume Sisto.

Infine, papa Pio VI nel 1777 formò il comprensorio della bonificazione nel territorio compreso tra Tor Tre Ponti e Terracina. Acquisito dalla Camera Apostolica, fu diviso in enfiteusi tra poche decine di possessori alla fine del XVIII secolo.

Nel 1861 i possessori dei terreni furono obbligati dal governo pontificio di costituirsi in Consorzio per ottemperare in maniera più efficace ai lavori di bonifica. Dalla fine del XIX secolo fino all'inizio degli anni Venti del XX secolo, il Consorzio è dominato da conflitti tra le famiglie latifondiste e gli scandali finanziari, come il caso della Società Bonifiche Pontine, che con il sostegno del Banco di Roma acquisì la maggior parte degli ettari di terra del Consorzio di Piscinara nel 1919.

La fondazione di Littoria

Negli iniziali progetti di bonifica il fascismo aveva previsto per l'Agro Pontino uno sviluppo esclusivamente rurale, senza la nascita di nuovi centri urbani di notevoli dimensioni. Presto però il commissario governativo per la bonifica, Valentino Orsolini Cencelli, si rese conto che i preesistenti comuni di Cisterna e Terracina erano insufficienti a coprire le esigenze dei pionieri. Il progetto di un nuovo centro amministrativo puntò quindi sulla località del "Cancello del Quadrato", dove sorgevano già piccoli insediamenti. Dopo una prima ispezione di una delegazione guidata da Mussolini il 5 aprile 1932, il 30 giugno 1932 Valentino Orsolini Cencelli organizzò la posa della prima pietra, trascurando l'ordine del Regime di evitare cerimonie ufficiali per quella che doveva essere solo un centro rurale. Infatti, Mussolini, fortemente contrario all'idea dell'Opera Nazionale Combattenti di costruire una città vera e propria, boicottò la cerimonia. Il successo della nascita di Littoria sulla stampa estera convinse il regime a sfruttare la nascita di Littoria con un massiccio impegno propagandistico.

Il 18 dicembre dello stesso anno, dopo neanche sei mesi dall'inizio dei lavori, Mussolini partecipò alla solenne cerimonia d'inaugurazione. Il territorio comunale fu creato ricavandolo in larga parte da quello di Cisterna di Latina (all'epoca "Cisterna di Roma" e dal 1935 "Cisterna di Littoria"), ma anche dai comuni di Nettuno e Sezze. Littoria fu eretta a capoluogo della neonata provincia nel 1934.

La propaganda fascista sfruttò l'opera della bonifica e la inserì all'interno della "battaglia del grano" per combattere la crisi economica successiva all'autarchia. Mussolini si recava spesso nelle ex paludi e sono note le immagini propagandistiche di Mussolini che si mostra intento a lavorare il grano a torso nudo, insieme ai coloni.

Il comune di Littoria fu popolato con l'immigrazione massiccia di coloni soprattutto veneti, friulani, emiliani e romagnoli, denominati nell'insieme comunità venetopontine, ai quali furono consegnati i poderi creati dall'Opera Nazionale Combattenti (ONC), similmente a quanto operato nei limitrofi comuni della pianura.

La guerra e la fine di Littoria La guerra si affaccia per la prima volta nel capoluogo pontino il 26 marzo 1943, quando una squadriglia di aerei bombarda la stazione di Littoria. Dopo la caduta del fascismo il 25 luglio e l'armistizio dell'8 Settembre, la provincia di Littoria diventerà la provincia più a sud della Repubblica Sociale Italiana e occupata dalle truppe naziste. Fra il settembre 1943 e il maggio del 1944 la città subì rastrellamenti, persecuzioni, saccheggi e violenze sulla popolazione. Il 25 novembre 1943 alla stazione di Littoria verrà arrestata Gina Piazza e deportata nel campo di concentramento di Auschwitz, unica del capoluogo pontino. Durante l'occupazione nazista furono sistematicamente distrutte le idrovore e le opere di bonifica come strumento per contrastare l'avanzata alleata con l'approvazione dello stesso Mussolini. In questi mesi si formarono e operarono nel territorio alcune formazioni partigiane per combattere l'occupazione nazifascista in collegamento con le formazioni clandestine romane e il CLN. Tra queste operò il gruppo "Monte Circeo" legato a Bandiera Rossa e guidato dal Tenente Colonnello Gino Rossi arrestato a Roma il 28 gennaio 1944 e fucilato il 2 febbraio 1944 al Forte Bravetta, decorato con la medaglia d'argento al valor militare per le attività svolte nel territorio pontino. Tra il 1943 e il 1944 la città fu gravemente danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e il territorio circostante fu coinvolto prima nello sbarco di Anzio e poi nella battaglia di Cisterna, eventi importanti che portarono alla liberazione di Roma da parte degli alleati. Il 25 maggio 1944 con l'ingresso delle truppe alleate Littoria verrà liberata dell'occupazione nazifascista.

La nascita di Latina e il primo dopoguerra

Littoria e il suo territorio escono dalla conflitto mondiale con un bilancio drammatico: ottomila ettari di terreno risultano sommersi ed altri quattromila devastati dai combattimenti. Caseggiati colonici distrutti, poderi minati e infrastrutture come ponti e strade distrutte. Un podere su cinque rimase incolume nel conflitto.

Il 29 luglio 1944 il prefetto Ernesto Piscopo, dopo 9 mesi di reggenza del commissario prefettizio Augusto Buglione di Monale, darà vita alla prima giunta guidata dai partiti del CLN con sindaco Cornelio Rosati. Alle notizie di una possibile soppressione della provincia di Littoria, il 16 settembre 1944 le istituzioni provinciali, comunali e i rappresentanti locali del CLN scrivono una lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri Ivanoe Bonomi, per chiedere un cambio di denominazione ed evitare la soppressione.

In questo clima nasce la decisione del cambio di denominazione avvenuto ufficialmente il 9 aprile 1945 mutò il suo nome in Latina segnando esplicitamente così un distacco con la dittatura.

Il 7 aprile 1946 si svolgono le prime elezioni amministrative per l'elezione del Consiglio comunale, vinte dal Partito Repubblicano Italiano che esprimerà il primo sindaco della città Fernando Bassoli, che affronterà i primi difficili anni della ricostruzione. Alle successive elezioni amministrative del 1951, risulterà vincitrice la Democrazia Cristiana, guidata localmente da Vittorio Cervone, nuovo sindaco. Nel corso della campagna elettorale visiterà il territorio il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi.

La "città industriale" e gli anni del boom economico Dal 1951 al 1993 la Democrazia Cristiana sarà il centro della politica del capoluogo pontino, riuscendo sempre ad esprimere il sindaco seppur con giunte di colore diverso: dalle giunte monocolore a quelle di centrodestra guidate da Igino Salvezza con l'appoggio del Movimento Sociale Italiano fino alle giunte di centrosinistra guidate dai sindaci Angelo Onorati e Guido Bernardi con Partito Repubblicano, Partito Socialdemocratico Italiano e Partito Socialista Italiano.

Inserita, insieme alla provincia, nelle aree tutelate dalla Cassa del Mezzogiorno, conobbe negli anni 1960 e negli anni 1970 una straordinaria crescita economica e demografica trasformandosi nel giro di pochi anni da centro rurale in una città industriale.

Negli anni 1950 a Borgo Sabotino fu costruita una centrale nucleare all'avanguardia fortemente voluta da Enrico Mattei. La centrale fu chiusa dopo i referendum del 1987 ed è in via di smantellamento.

In occasione del cinquantenario dalla fondazione della città, il 18 dicembre 1982 Latina riceverà la visita del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, quarantadue anni dopo la condanna al confino nell'isola di Ventotene.

La crisi industriale e la fine della prima repubblica A partire dagli anni 1970 la città ha conosciuto insieme a tutto l'Agro Pontino una profonda crisi economica, dovuta all'abolizione della Cassa del Mezzogiorno e alla conseguente chiusura di molte fabbriche.

Nelle statistiche ufficiali sulla qualità della vita, la città è precipitata, divenendo tra le peggiori dell'Italia centrale.

Contemporaneamente alla crisi, Latina ha conosciuto una sempre più impetuosa infiltrazione della criminalità organizzata e in particolare della camorra, fenomeno questo comune all'intero Lazio (la cosiddetta quinta mafia). Secondo le rivelazioni dei pentiti, le prime infiltrazioni risalgono ai primi anni novanta, con i traffici illeciti intorno alla discarica di Borgo Montello (cui andrebbe collegato l'omicidio del parroco del borgo don Cesare Boschin) e successivamente avrebbe puntato sul settore dell'edilizia (con uno sviluppo impetuoso di nuove cementificazioni del territorio) del commercio, della ristorazione e dello sfruttamento della manodopera agricola, in particolare di quella di origine extracomunitaria. Le indagini della magistratura hanno evidenziato anche infiltrazioni nella politica locale.

A seguito della crisi del sistema politico alle elezioni del novembre 1993, vinse a sorpresa candidato del Movimento Sociale Italiano, Ajmone Finestra, concludendo la stagione della DC e inaugurando la stagione delle giunte guidate dal centrodestra negli anni 1990 e 2000.

Dalla crisi delle giunte di centrodestra alla prima giunta civica