Detto anche Nigello Wireker, è stato un monaco benedettino dell’abbazia di Christ Church di Canterbury. È l’autore dello Speculum Stultorum, un poemetto in versi che racconta la storia dell’asino Brunello e delle sue peripezie, trasposizione favolistica dell’autore e dei disordini che caratterizzavano l’ambiente ecclesiastico del suo tempo. Scrisse anche un trattato polemico indirizzato a Guglielmo di Longchamp, il Tractatus contra curiales et officiales clericos, nonché varie opere agiografiche, tra le quali i Miracula virginis Mariae e la Vita Sancti Pauli primi eremitae.

Il nome Il monaco del XII secolo autore dello Speculum Stultorum era conosciuto dalla critica settecentesca come Nigello di Canterbury, Nigellus CantuarensisJohn Leland, Commentarii de Scriptoribus Britannicis, Oxford 1709. Per altri biografi e nel il Dictionary of National BiographyDictionary of National Biography Nigel vol. 41, pp. 62-63 si trova invece sotto il nome di Nigel Wireker. La confusione onomastica nasce dal fatto che nel manoscritto London, British Library, Cotton Vespasianus D XIX, unico manoscritto che tramanda i suoi scritti agiografici, si trova la nota di attribuzione: Nigellus de Longo Campo. E siccome Nigello indirizza ben due opere, il Tractatus contra curiales et officiales clericos e il più celebre Speculum Stultorum, a Guglielmo di Longchamp, vescovo di Ely e cancelliere di Riccardo I, si è ipotizzato che lo stesso Nigello fosse membro della famiglia Longchamp.

Seppur non esista alcun Nigello nell’albero genealogico dei Longchamp, questo appellativo ha soppiantato nella tradizione il poco chiaro Wireker, presente in altri manoscritti della tradizione dello Speculum stultorum.

Questo cognome è stato spiegato da J. H. MozleyNigellus de Longchamp, The Unprinted Poems of Nigel Wireker. (An Examination of MS. Cotton Vespasian D XIX, Fols. 1-53), Chicago 1932, a partire da un’altra nota, versus Nigelli Wetekre, presente in un altro manoscritto (ms. London, British Library, Cotton Julius A VII) sostenendo che Wireker non fosse altro che una versione corrotta del cognome Witeker, che significa “proveniente da Whiteacre” borgo nel Kent.

Nel 1959 Boutemy per la redazione dell’edizione critica del Tractatus contra curiales, ipotizzò che la che la nota del manoscritto Vesp. D XIX de Longo campo non si riferisse alla città di Longchamp in Normandia ma fosse la traduzione del nome inglese Whiteacre o WideacreA. Boutemy, Tractatus contra Curiales et Officiales Clerocos, ed. J. H. Mozley, Parigi 1959, “vasto campo”.

Nel 1967 Urry dimostrò l’appartenenza di Nigello alla famiglia de SarneisW. Urry, Canterbury under the Angevin Kings, Londra 1967, che possedeva una proprietà terriera oggi nota come Sarness Farm, vicino al borgo di Whiteacre. Questo ha dimostrato il legame tra Nigello e il borgo di Whiteacre e l’assenza di connessioni con la famiglia Longchamp o la città di Longchamp in Normandia. Whiteacre però si tradurrebbe come “campo bianco”, non come “campo lungo”: da dove viene quindi il nome De longo campo della nota nel manoscritto Vespasiano?

Uno studio di A. G. RiggArthur George Rigg, Nigel of Canterbury: What Was his Name? “Medium aevum, society for studies of medieval languages and literature” 56 (1987) pp. 304-06 ha dimostrato che le forme in medio inglese di Whiteacre non si riferissero a un white acre “campo bianco” bensì a un wheat acre “campo di frumento”. Quindi la nota De longo campo si spiega ipotizzando che il campo dei Sarneis fosse coltivato a frumento e che quindi fosse molto esteso, al punto che la famiglia avrebbe rivendicato la provenienza de longo campo.

Quindi l’unico collegamento tra Nigellus e Longchamp è che in latino De Longo Campo può voler dire sia “proveniente da un lungo campo” che “membro della famiglia dei Longchamp” o “proveniente da Longchamp”. E l’unico motivo per cui si è favorito il secondo significato è stata la dedica del Tractatus contra curiales a Guglielmo de Longchamp. Nel trattato però il legame che l’autore sembra mostrare con il vescovo di Ely è facilmente spiegabile come tipico della salutatio del genere epistolare o finalizzato alla captatio benevolentiae.  

Per riassumere, sono quattro i nomi che sono stati attribuiti a Nigello, tre dei quali sono da ritenere errati:

Nigellus de Longo Campo o Longchamp, che è errato perché implica un legame familiare o geografico mai esistito Nigellus de Sarneis, che per quanto fosse nome della sua famiglia, non fu mai usato da Nigello stesso

Nigellus Cantuarensis o de Canterbury, anche questo non appropriato perché si riferisce alla città dove è stato monaco, non al suo luogo d’origine Nigellus de Wireker, più appropriato per le ragioni sopraesposte

Rigg apporta poi una prova ulteriore e finale a favore dell’ultimo nome, ossia un documento di proprietàW. Urry, Canterbury under the Angevin Kings, Londra 1967, p. 154 che attribuiva un appezzamento di terra nel Southwark ai monaci di Canterbury, comprato a nome del monastero da Nigellus monachus de Wetehekere. Dimostra così che quello fosse il nome con cui Nigello era noto ai suoi contemporanei.

Biografia Non vi sono date certe per la biografia dell’autore. Si può dedurre grazie a indizi disseminati nelle sue opere che Nigello sia vissuto nella seconda metà del XII secolo, tra gli anni ‘30 e la fine del secolo. Viaggiò in Normandia e presumibilmente studiò anche a Parigi. Divenne monaco e capo dei cantori di Christ Church a Canterbury entro il 1170 data dell’assassinio di Thomas Becket, cancelliere d’Inghilterra e poi arcivescovo di Canterbury, che Nigello dichiara di aver conosciuto e frequentato in momenti di convivialitàNigellus de Longchamp, Tractatus contra curiales et officiales clericos, ed. A. Boutemy, Parigi 1955, p. 155.

beatum dico martyrem Thomam, quem vidimus oculis nostris et manus nostrae contrectaverunt, cum quo maducavimus et bibimus.

Intendo il beato martire Thomas, che ho visto con i miei occhi e toccato con le mie mani e con il quale ho mangiato e bevuto.

Tractatus contra curiales et officiales clericos

L’assassinio di Becket segnò profondamente Nigello e tutto l’ambiente monastico di Canterbury. In seguito Nigello entrò in contrasto con il successore di Becket, l’arcivescovo Ruggero, che lo richiamò severamente, come si legge in un’epistula CantuarensisW. Stubbs, The letters of the Prior and Convent of Christ Church, Canterbury, in Rolls Series, Londra 1865, epist. 362 p. 312.

Nigellus valde minatus est ab archiepiscopo.

Nigellus venne severamente ammonito dall’arcivescovo.

W. Stubbs, The letters of the Prior and Convent of Christ Church, Canterbury, Rolls Series, Londra 1865, epist. 362, p. 312

Vent’anni dopo circa, intorno al 1194, Nigello finì il Tractatus contra curiales et officiales clericosNigellus de Longchamp, Tractatus contra curiales et officiales clericos, ed. A. Boutemy, Parigi 1955, in cui mostra che fosse in contatto con il vescovo di Ely, Guglielmo di LongchampOxford dictionary of national biography, Longchamp William de (d. 1197), dedicatario dell’opera. Nel trattato emerge il contesto sociale e religioso entro cui si muove e vive Nigello, caratterizzato da tensioni tra clero secolare e regolare sul controllo dell’arcivescovado di CanterburyJ. D. Cottos, The critique of the secular clergy i Nigellus de Longchamp, Tractatus contra curiales et officiales clericos, ed. A. Boutemy, Parigi 1955.

Un esempio è lo scontro intercorso tra l’arcivescovo Baldovino di Exter e i confratelli di Christ Church per la decisione di instaurare dei canonici secolari ad Hackington, contesa durante la quale Nigello fu inviato come delegato presso re Riccardo I, o prima ancora l’espulsione dei monaci benedettini da Coventry, alla quale Nigello dice di aver assistito personalmenteIl ms. Londra, Lambeth Place 415 contiene le 445 Epistulae Cantuarienses che documentano queste controversie.

Vennero quindi composte varie opere polemiche contro l’azione degli arcivescovi e del cleroA. Gransden, Historical writing in England, c. 550 to 1307, Ithaca 1974, pp. 253-260, in cui si denunciava la tendenza a favorire anche economicamente i chierici indirizzando loro fondi che sarebbero altrimenti stati destinati ai monasteri, nonché il rischio che l’importanza dei canonici a Canterbury potesse condizionare l’autorità dei monaci benedettini nella direzione dell’arcivescovado più importante del Paese.

All’interno di questa temperie politica religiosa si inserisce l’intera produzione di Nigello, imperniata sulla critica del sistema del clero presente, sul desiderio di riforma, sul fornire consigli e modelli di comportamento per favorire tale rinnovamento.

Viene datata tra il 1185 e il 1187 la sua opera più celebreJ. Mann, Does an Author understand his own text? Nigel of Longchamp and the “Speculum stultorum”, “Journal of Medieval Latin” 17 (2007), pp. 1-37, lo Speculum Stultorum, dove emergono questi temi polemici trasfigurati sotto le sembianze di una favola con protagonisti animali.

Seppur maggiormente noto come autore satirico Nigello scrisse varie opere poetiche ascrivibili al genere agiografico, che lo rendono l’autore di Vitae e Passiones in latino più produttivo dell’Inghilterra angioinaR. Bartlett, The hagiography of angevin England, in Thirteenth-century England, Oxford, Claredon Press 1995, pp. 37-52.

Dopo il 1194, data di composizione del Tractatus contra curiales,non si hanno più notizie del monaco benedettino. La data della sua morte si colloca per ipotesi intorno al 1200, al più tardi al 1210.

Opere L’opera più celebre di Nigello è lo Speculum Stultorum, un poema satirico allegorico in distici elegiaci di quasi 400 versi, composto presumibilmente tra il 1185 e il 1187, anche se sono stati proposti momenti di composizione più tardi. Il poemetto racconta le disavventure e i pensieri dell’asino Brunello, che, insoddisfatto della sua condizione e delle ingiustizie che deve subire, affronta una serie di peripezie nel vano tentativo di cambiare tale situazione. In alcuni manoscritti l’opera è preceduta, a titolo di introduzione, da una lettera in prosa indirizzata a Guglielmo di Longchamp.

Allo stesso Guglielmo è indirizzato anche il Tractatus contra curiales et officiales clericos, un pamphlet in forma di lettera di denuncia della situazione politica e religiosa dei suoi tempi. Il trattato, scritto in prosa, in alcuni manoscritti è preceduto da un’introduzione in versi.

Oltre al trattato, alla prosa di Nigello si annovera una delle Epistolae Cantuarensis e alcune glosse all’Historia scholastica di Pietro ComestoreI. O’Daly, Reading the “Historia Scholastica” at the close of the thwelfh Century: Nigel of Canterbury and Trinity College, Cambridge MS B 15.5,  “Journal of ecclesiastical History” 71 (2020), pp. 270-292, tra le quali ci sono anche delle poesie copiate o forse anche composte da Nigello stesso.

In realtà la parte più consistente della produzione di Nigello è in versi. Tutta l’opera poetica certamente ascrivibile a Nigello (convenzionalmente riassunta sotto il nome di Epigrammata) è riportata da un unico testimone, il manoscritto London, British Library, Cotton Vespasianus D XIXJ.H. Mozley, The unprinted poems of Nigel Wireker, “Speculum” 7 No. 3 (1932), pp. 398-423, che riporta in ordine di apparizione: i Miracula sanctae Dei genitricis virginis MariaeBHL 5365, verfisice, la Passio sancti Laurentii martyrisBHL 4767 e la Vita sancti Pauli primi eremitaeBHL 6597d. È molto probabile peraltro che tutti i componimenti poetici presenti nel manoscritto (non tutti attribuiti al Wireker) siano stati copiati sotto la supervisione di Nigello stesso nello scriptorium presso la cattedrale di Christ Church di Canterbury, ed è probabile che alcune correzioni siano scritte di sua mano.