Biografia La famiglia Lorenzo nacque tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV nell'antica famiglia napoletana ai tempi non ancora nobiliare ma di significativo «rilievo sociale» dei "Poderico", "Poderici" o "Pulderici", feudataria già nel 1258 e nei decenni successivi facente parte della milizia urbana napoletana. La famiglia era inoltre affiliata al "Seggio" o "Sedile di Montagna.

Formazione Lorenzo Poderico entrò come lettore di Giurisprudenza nello Studio di Napoli,Lo "Studium" era istituzione tipica della formazione trecentesca: attivo e rinomato era altresì quello di Bologna. e per alcuni anni, fino alla morte nel 1358, ne fu rettore, succedendo a Niccolò Verticillo nominato nel 1291; e al giurista e funzionario regio Matteo Filomarino.

Il profilo politico e diplomatico In tale periodo era forte l'impulso progressista impartito alla cultura napoletana da Roberto d'Angiò, con particolare attenzione ai giuristi di formazione universitaria e canonisti che, nella prospettiva politica del re «leader del guelfismo» potessero condurre i rapporti diplomatici anche con il Papato.

Tali caratteristiche si riunivano in Poderico, rivestito, nel 1345 o 1346, della qualifica non più generica di «dottore» ma di «professore»: a indicarne sia che svolgesse «attività scientifica», sia il pronunciato inquadramento nella politica angioina.

Nello stesso periodo, difatti, Lorenzo era inoltre consigliere di corte della regina Giovanna. e negli anni successivi, dal 1351 in poi, detenne la carica prestigiosa di «rettore dello Studio di Napoli», per la quale, anche in questo caso, lo rendevano ottimale le sue referenze di «apprezzato letterato e giurista di spicco». Le incombenze del rettorato lo ponevano ai livelli più elevati della leadership napoletana, dacché nell'eventualità di sede vacante era il rettore a sostituire il cancelliere del Regno.

L'epigrafe su un marmo allora serbato presso il Seminario Arcivescovile di Napoli, ricordata da Errico Mandarini, studioso del Codice Filippino e poi autore di una panoramica sui Codici manoscritti conservati nella Biblioteca dei Girolamini,; ; riportava la morte di Poderico il 29 aprile 1358.

Canonicato Fu «chierico» e ricevette come Canonico prebenda nella cattedrale. L'epitaffio di Lorenzo, giunto in copia, reca notizia del suo canonicato, della data di morte e del suo ufficio di rettorato: «Qui giace il corpo del venerabile uomo il signor Lorenzo Pulderico di Napoli, dottore in Decreti, rettore dello studio napoletano e canonico della chiesa maggiore di Napoli, che morì nell’anno del Signore 1358, il penultimo giorno del mese di aprile, nell’undicesima indizione».

Le Chiose del Codice Filippino Risulta dibattuta l'attribuzione a Lorenzo delle Chiose filippine, o almeno di parte delle postille ad un «importante» codice dantesco, il Filippino della Biblioteca oratoriana dei Girolamini di Napoli che si ritiene «esemplato quasi certamente [nella città partenopea] nel primo Trecento» e di proprietà della famiglia «come risulta dallo stemma a piè della prima carta».

La proprietà del codice sarebbe passata al bibliofilo napoletano Giuseppe Valletta e dal 1727 ai padri oratoriani di Napoli.

Altri studiosi, già sul finire del XIX secolo e all'inizio del successivo, non avevano però considerato sufficiente la presenza dello stemma di famiglia per la deduzione della paternità pudericiana delle glosse al Filippino, come è riportato nella voce ancora del 1970 dell'Enciclopedia Dantesca sul chiosatore «esegeta tre-quattrocentesco» della Commedia Andrea da Napoli,

Era stato Errico Mandarini nel 1897; a respingere l'attribuzione delle chiose ad Andrea da Napoli e a proporre di identificarne l'autore con Lorenzo Pulderico o Poderico, morto nel 1358. Pressoché negli stessi anni uscivano però gli studi di Savj-Lopez e Bellucci che contestavano tale posizione.;

Come dall'espressione di Francesco Mazzoni, «la questione attributiva rimane impregiudicata», ancorché appaiano significativi se non, come a Jean-Paul Boyer, studioso di Storia, Archeologia e Filologia, nella voce su Lorenzo Poderico da lui curata per l'Enciclopedia Treccani definisce il Codice un «illustre manoscritto» e in specie «rilevante» il «corpus di chiose latine [...] che ne fanno il codice dantesco più ragguardevole del Meridione». addirittura definitivi l'edizione e gli studi del 2002 e del 2021 di Andrea Mazzucchi e di Giancarlo Savino in ; in ; , in

Note

Bibliografia

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