Il Cristóbal Colón è stato un incrociatore non protetto della Armada Española in servizio tra il 1889 e il 29 settembre 1895, quando andò perso per naufragio nelle acque di Cuba....

Storia Terza unità della classe Velasco, l'incrociatore non protetto Cristóbal Colón fu impostato presso l'arsenale di La Carraca, a Cadice, il 13 giugno 1884, venne varata il 24 gennaio 1887, ed entrò in servizio nel 1889.. Le otto unità della Classe Velasco erano suddivise in due sottoclassi, in quanto due unità erano state costruite in Gran Bretagna, e sei in Spagna e differivano tra di loro.

Descrizione tecnica Il Cristóbal Colón era un incrociatore protetto con scafo in ferro, privo di protezione laterale. L'unità dislocava 1 152 tonnellate, era lunga 64 m (67 m fuori tutto), largo 9,77 m, e con un pescaggio di 4,83 m a pieno carico. L'apparato propulsivo si basava su una 1 motrice a duplice espansione Humphrys Tennant Co. su sistema Woolf e 4 caldaie cilindriche, con una potenza indicata di 1 500 ihp, che muovevano due eliche di 3,96 m di diametro.. La dotazione di carbone era pari a 197 tonnellate. Aveva un armamento velico a goletta (tre alberi e un bompresso), della superficie di 1132 m². La velocità massima raggiungibile era pari a 14 nodi, con una autonomia di 2.000 miglia. L'armamento principale si basava su 4 cannoni in impianti singoli González Hontoria Modelo 1883 calibro 120 mm, 2 cannoni da sbarco da 70 mm, 4 mitragliatrici Nordenfelt da 25 mm, e 2 tubi lanciasiluri da 356 mm.

Impiego operativo Entrato in servizio nel corso del 1889, fu assegnato di pattuglia, insieme al cacciatorpediniere Destructor e alla cannoniera Mac-Mahón, nelle acque prospicienti San Sebastián dove la famiglia reale, che visitò l'incrociatore in varie occasioni, trascorreva le estati. Nel 1890 si trovava a Cadice, da dove a bordo dell'unità gli ingegneri osservarono le prove del sommergibile costruito da Isaac Peral. Il 25 giugno 1890 il Cristóbal Colón imbarcò circa 200 ospiti militari e civili per assistere a due simulazioni di attacchi del Peral contro l'incrociatore, una di giorno e l'altra di notte.. Il Peral non riuscì a effettuare l'attacco diurno, ma la simulazione dell'attacco notturno ebbe successo.

Il 14 novembre dello stesso anno, al comando di Juan José de la Matta y Montes, sostituì l'incrociatore Infanta Isabel a Montevideo, presso la stazione navale sul Rio de la Plata.

Nel 1894 trasportò a Tangeri il nuovo Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario di Spagna in Marocco, Emilio de Ojeda y Perpiñán, dimostrando così la volontà politica con cui sarebbe stato sostenuto nella sua azione diplomatica, trasferendosi poi a Fernando Poo per un breve periodo. Il 29 settembre 1895, in seguito all'insurrezione a Cuba, il Cristóbal Colón, al comando de era impegnato in una missione di contrasto al contrabbando di armi a favore degli insorti a sud di Capo San Antonio, quando fu investito da un uragano. L'incrociatore cercò rifugio nella baia Guadiana, a nord del capo. La stampa dell'epoca fornì due resoconti degli eventi successivi. Secondo uno, la tempesta la spinse gradualmente verso la costa di Cuba, un tentativo di ancorarla fallì quando trascinò l'ancora e alla fine si incagliò sulla barriera corallina di Los Colorados, a sud di Mantua, Pinar del Río.. Un'altra versione degli eventi sosteneva che, dopo essere entrata nella baia al buio, il suo comandante, il capitano di fregata Pedro Sánchez de Toca, credeva di essere a una distanza di sicurezza dalla costa, ma successivamente si incagliò sulla barriera corallina. Il suo equipaggio, circa 203 uomini, abbandonò la nave e tutti sopravvissero, alcuni raggiungendo la riva nuotando o aggrappandosi al relitto e altri sulle sue scialuppe.

Nel tentativo di recuperare la nave, sul posto si recarono gli incrociatori Infanta Isabel, Conde de Venadito e Reina Cristina, che riuscirono a recuperare la cassaforte della nave, alcuni cannoni e i tubi lanciasiluri. Lo scafo si spezzò definitivamente il 1° ottobre dello stesso anno a causa degli effetti di un altro uragano.

Note

Bibliografia

Periodici

Collegamenti esterni

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