LArco della Vittoria (), ufficialmente noto come le Spade di Qādisiyya, è un arco di trionfo situato nel centro di Baghdad, in Iraq. Costruito per volere del dittatore Saddam Hussein, esso è composto da due archi ricurvi a forma di spada, sorretti ciascuno da una mano; fu eretto per commemorare l'eroismo dell'esercito iracheno.
Storia L'Arco della Vittoria non fu pensato come un monumento a sé stante, bensì come parte di un più ampio ammodernamento del centro di Baghdad. Infatti Saddam Hussein voleva edificare, al fine di consolidare il proprio culto della personalità, un'intera zona della capitale dedicata a celebrare l'eroismo che l'esercito iracheno stava dimostrando sotto la sua leadership nella guerra contro l'Iran. Il progetto prevedeva la costruzione di una grande piazza d'armi, conosciuta con il nome di Piazza delle Grandi Celebrazioni e adibita alle parate militari, nonché a ospitare un'ampia area verde. Vicino ai principali ingressi della piazza furono costruiti tre monumenti, volti di nuovo a celebrare le gesta belliche dell'esercito iracheno. Nel 1982 fu infatti completato il Monumento al Milite Ignoto, mentre l'anno successivo fu edificato il Memoriale dei Martiri.
Tre anni dopo iniziò la progettazione e la costruzione del terzo monumento che avrebbe dovuto completare il quartiere celebrativo. Fu lo stesso Saddam Hussein a concepire l'idea di costruire un arco di trionfo, realizzando a mano perfino uno schizzo dell'opera. Alla base sarebbero state costruite due mani che emergono dal terreno e che impugnano delle spade ricurve lunghe 43 metri, mentre intorno ai due arti sarebbero stati posizionati diversi elmetti da guerra. Il nome ufficiale dell'opera, le Spade di Qādisiyyah, fu scelto dallo stesso dittatore iracheno. Esso è un'allusione all'omonima battaglia del 636 d.C., quando i musulmani, guidati dal condottiero Saʿd ibn Abī Waqqāṣ, sconfissero l'Impero sasanide, riuscendo a marciare e a conquistare Ctesifonte, capitale dell'ormai vinto impero persiano.
A seguito d un concorso, il progetto fu affidato al famoso scultore iracheno Khaled al-Rahal, il quale, tuttavia, morì l'anno successivo. La realizzazione dell'arco fu allora affidata a un altro illustre scultore iracheno, Mohammed Ghani Hikmat, soprannominato per la sua bravura lo "sceicco degli scultori". Egli lavorò in stretta collaborazione con Saddam Hussein per tutta la durata del progetto, fino a quando, l'8 agosto 1989, l'Arco della Vittoria, così ormai infatti era divenuto noto al grande pubblico, fu ufficialmente completato e reso fruibile da chiunque.
Tuttavia l'arco di trionfo fu ufficialmente inaugurato dal presidente Saddam Hussein soltanto l'anno successivo, nel 1990. Infatti, il 10 ottobre di quell'anno (anniversario dell'uccisione di al-Husayn ibn Ali, figlio del primo Imam dello sciismo ʿAlī ibn ʾAbī Ṭālib), il dittatore iracheno passò sotto l'Arco della Vittoria in groppa a un cavallo bianco, passando successivamente in rassegna le truppe dell'esercito. L'evento era stato concepito proprio per essere altamente simbolico. Difatti, poco più di due mesi prima, Saddam Hussein aveva dato l'ordine di invadere il Kuwait, operazione militare che avrebbe portato alla prima guerra del Golfo.
Nonostante la disastrosa sconfitta dell'Iraq durante la Guerra del Golfo, l'Arco della Vittoria non fu distrutto, nonostante il generale Norman Schwarzkopf, all'epoca comandante delle truppe statunitensi nel conflitto, volesse raderlo al suolo in quanto simbolo principale e più noto del regime di Saddam Hussein. Anche durante l'invasione statunitense dell'Iraq, l'arco di trionfo non venne demolito, in quanto il quartiere in cui è edificato fu inglobato nella zona verde di Baghdad.
All'inizio del febbraio 2007 il nuovo governo democratico iracheno, su proposta del primo ministro Nouri al-Maliki, annunciò la creazione di un comitato che si sarebbe occupato della rimozione di tutti quei monumenti che erano stati costruiti per glorificare il regime di Saddam Hussein. Tale operazione avrebbe dovuto incominciare proprio con la demolizione dell'Arco della Vittoria, considerato il monumento simbolo del precedente regime dittatoriale. Tuttavia, all'annuncio di tale notizia, diversi iracheni, che ormai vedevano il monumento come simbolo dell'identità militare della nazione, organizzarono proteste al fine di bloccare l'iniziativa. Nonostante i disordini, il 20 febbraio di quell'anno il governo diede inizio ai lavori di demolizione; tuttavia, il giorno successivo, l'ambasciatore statunitense Zalmay Khalilzad intimò al governo iracheno di fermare i lavori per la distruzione dell'arco di trionfo, temendo che le proteste sarebbero potute diventare tumulti più violenti.
Nel febbraio del 2011 lo stesso governo iracheno diede inizio a dei lavori di restauro dell'Arco della Vittoria, presentando l'evento come un segno di riconciliazione col proprio passato. Tuttora l'Arco della Vittoria continua a ospitare le parate militari e vari eventi pubblici.
Descrizione
L'Arco della Vittoria è costituito da una coppia di braccia tese che emergono dal terreno, ognuna delle quali impugna una spada che si congiungono in un punto centrale. Le spade, realizzate in acciaio inossidabile, simboleggiano le stesse armi con cui Saʿd ibn Abī Waqqāṣ combatté nella battaglia di Qadisiyya.
Un piccolo pennone, pensato per issare la bandiera del paese, si erge nel punto in cui le spade si incontrano, a circa 40 metri da terra. Per la realizzazione degli avambracci e delle mani, Khaled al-Rahal si è ispirato ai calchi degli arti di Saddam Hussein, mentre successivamente Mohammed Ghani Hikmat stesso si occupò di prelevare l'impronta digitale del pollice del dittatore iracheno per aggiungerla su uno dei pollici delle due mani.
Dal momento che all'epoca l'Iraq non possedeva delle fonderie sufficientemente grandi per realizzare l'opera, il governo iracheno si rivolse spesso durante la costruzione a delle aziende estere private. Le lame delle due spade furono fuse in Iraq grazie a dei macchinari forniti dalla fonderia tedesca H+H Metallform e pesano 24 tonnellate ciascuna, mentre l'acciaio inossidabile con cui vennero costruite fu ricavato dai carri armati danneggiati nella guerra contro l'Iran. Le mani e gli avambracci dell'arco sono invece stati realizzati in bronzo, il quale fu fuso nel Regno Unito dalla fonderia Morris Singer. Gli stessi avambracci si poggiano su due basamenti di cemento, i quali contengono al loro interno 2500 elmetti da guerra ciascuno.
Note
Bibliografia
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Categoria:Architetture di Baghdad