La 76ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino si è svolta a Berlino dal 12 al 22 febbraio 2026, sotto la direzione artistica di Tricia Tuttle. La giuria internazionale dell'edizione, presieduta dal cineasta tedesco Wim Wenders, ha assegnato l'Orso d'oro al tedesco Yellow Letters di İlker Çatak, mentre l'Orso d'oro alla carriera è stato assegnato all'attrice hongkonghese Michelle Yeoh.

Controversie Inaugurazione

Durante la conferenza stampa inaugurale, la giurata polacca Ewa Puszczyńska, in risposta a una domanda alla giuria del giornalista tedesco Tilo Jung sui finanziamenti statali al Festival e dunque sulla posizione del governo Merz riguardo al «genocidio in corso a Gaza», rispetto al suo sostegno e quello della direzione del Festival all'Ucraina invasa o alle proteste anti-governative iraniane, ha sostenuto si trattasse di una «domanda ingiusta», affermando che la Giuria non potesse «essere responsabile della decisione di sostenere Israele o la Palestina» e che non si parlasse altrettanto delle «altre guerre in corso in cui si commette un genocidio, come il Senegal» (confondendosi col Sudan): Wenders le ha fatto eco, sostenendo che l'arte dovesse «stare fuori dalla politica».

Le dichiarazioni hanno suscitato polemiche, portando ad accuse di pavidità e ipocrisia, nonché al ritiro della partecipazione di alcuni film e persone dal Festival, tra cui la scrittrice indiana Arundhati Roy, che avrebbe dovuto presenziare all'anteprima del restauro di In Which Annie Gives It Those Ones: Roy ha commentato che «sentir dire che l'arte non dovrebbe essere politica è sconvolgente [e] [...] un modo per zittire il dibattito su un crimine contro l'umanità anche mentre si svolge davanti a noi in tempo reale, quando [...] dovrebbero fare tutto il possibile per fermarlo» il 13 febbraio. Il 17 febbraio, una lettera aperta firmata da oltre 80 attori, registi e produttori, tra cui Tilda Swinton, Javier Bardem, Adam McKay e Mike Leigh ha attaccato il Festival «per la [sua] censura di artisti che si oppongono all'attuale genocidio di Israele contro i palestinesi a Gaza e al ruolo chiave dello Stato tedesco nella sua attuazione», chiedendo che la direzione del Festival prendesse posizione nel «condannare i massacri di civili in corso, come ha saputo fare per l'Ucraina o l'Iran». La direttrice artistica del Festival dal 2024, la statunitense Tricia Tuttle, pur difendendone la neutralità, ha ammesso che «la ragion di Stato tedesca, ormai è chiaro a tutti» impediva a esso «di avere importanti conversazioni sul governo attualmente al potere in Israele».

Premiazione La polemica è rinverdita durante la cerimonia di presentazione, in cui diversi vincitori e giurati provenienti dal Medio Oriente, come Emin Alper (Gran premio della giuria), Abd Allah al-Khatib (regista della miglior opera prima), Marie-Rose Osta (regista del miglior cortometraggio) e Amir Fakhr al-Din (giurato della sezione Cortometraggi), hanno approfittato del palco per criticare la mancata presa di posizione del Festival su Gaza. Accettando il premio per il miglior esordio vinto con l'unico film palestinese dell'edizione, Waqāʾiʿ zamān al-ḥiṣār, al-Khatib, nato in Siria da profughi palestinesi, ma descritto genericamente dall'opuscolo ufficiale del Festival e alcuni quotidiani tedeschi come «natìo del quartiere damasceno di Yarmuk» (in realtà un campo profughi palestinese), ha attaccato la posizione del governo tedesco su Gaza, tanto che il Ministro dell'ambiente Carsten Schneider (SPD) ha abbandonato la cerimonia:

Il Ministro della cultura tedesco Wolfram Weimer (CDU/CSU), il cui dicastero era il principale finanziatore del Festival, ha convocato in risposta una riunione straordinaria in merito al futuro della manifestazione e alla permanenza della Tuttle come sua direttrice artistica, avendo essa posato con il cast e la troupe di Waqāʾiʿ zamān al-ḥiṣār sul tappeto rosso in presenza di una bandiera della Palestina sfoggiata dai primi in occasione dell'anteprima il 15 febbraio. 700 personalità dell'industria cinematografica internazionale tra cui la Swinton, Sean Baker, Kleber Mendonça Filho, Karim Aïnouz e Radu Jude hanno firmato un appello in difesa della Tuttle, come anche sei cineasti israeliani (tra cui Yuval Abraham e Nadav Lapid), 32 direttori di festival del cinema e il personale della Berlinale. Alla fine, Weimer non ne ha chiesto le dimissioni, annunciando però che il suo dicastero avrebbe stilato delle "linee guida" per enti culturali finanziati con fondi pubblici, quali la Berlinale, volte a «conciliare la libertà artistica con le responsabilità della Germania in materia di antisemitismo e sostegno a Israele».

Giurie

Giuria internazionale Wim Wenders, regista (Germania) - Presidente di giuria Bae Doo-na, attrice (Corea del Sud) Min Bahadur Bham, regista (Nepal) Shivendra Singh Dungarpur, documentarista e archivista (India) Reinaldo Marcus Green, regista (Stati Uniti d'America) Hikari, regista (Giappone) Ewa Puszczyńska, produttrice (Polonia)

Giuria Perspectives (Opere prime) Sofia Alaoui, regista (Marocco) Frédéric Hambalek, regista (Germania) Dorota Lech, direttrice artistica del New Horizons Film Festival (Polonia)

Giuria Documentari Lemohang Jeremiah Mosese, documentarista (Lesotho) B. Ruby Rich, critica e storica del cinema (Stati Uniti d'America) Shaunak Sen, documentarista (India)

Giuria Cortometraggi Amir Fakhr al-Din, regista (Siria) Stefan Großmann, giornalista (Germania) Gabriele Stötzer, videoartista (Germania)

Giurie Generation Kinderjury/Jugendjury Gli Orsi di cristallo sono stati assegnati da due giurie nazionali, la «Kinderjury» per la sezione Kplus e la «Jugendjury» per la sezione 14plus, composte rispettivamente da sette giurati di età compresa tra i 12 e i 14 anni e cinque giurati maggiori di 14 anni selezionati dalla direzione del Festival attraverso questionari inviati l'anno precedente. Giurie internazionali In entrambe le sezioni, il Grand Prix e il Premio speciale sono stati assegnati da una giuria internazionale composta: Khozy Rizal, regista (Indonesia) Lena Urzendowsky, attrice (Germania) Kim Yutani, direttrice della programmazione del Sundance Film Festival (Stati Uniti d'America)

Selezione ufficiale In concorso At the Sea, regia di Kornél Mundruczó (Stati Uniti d'America) À voix basse, regia di Layla Buzid (Tunisia, Francia) Dao, regia di Alain Gomis (Senegal, Francia, Guinea-Bissau) Dust, regia di Anke Blondé (Belgio, Grecia, Polonia, Regno Unito) Etwas ganz Besonderes, regia di Eva Trobisch (Germania) Everybody Digs Bill Evans, regia di Grant Gee (Irlanda, Regno Unito) Hana rokushō ga akeru hi ni, regia di Yoshitoshi Shinomiya (Giappone) Josephine, regia di Beth de Araújo (Stati Uniti d'America) Kurtuluş, regia di Emin Alper (Turchia, Francia, Grecia, Paesi Bassi, Arabia Saudita, Svezia) The Loneliest Man in Town, regia di Tizza Covi e Rainer Frimmel (Austria) Meine Frau weint, regia di Angela Schanelec (Germania, Francia) Moscas, regia di Fernando Eimbcke (Messico) Nina Roza, regia di Geneviève Dulude-De Celles (Canada, Belgio, Bulgaria, Italia) Queen at Sea, regia di Lance Hammer (Regno Unito) Rose, regia di Markus Schleinzer (Austria, Germania) Rosebush Pruning, regia di Karim Aïnouz (Germania, Italia, Spagna, Regno Unito) Soumsoum, la nuit des astres, regia di Mahamat-Saleh Haroun (Ciad, Francia) Wolfram, regia di Warwick Thornton (Australia) Wǒmen bùshì mòshēng rén, regia di Anthony Chen (Singapore) Yellow Letters (Gelbe Briefe), regia di İlker Çatak (Germania, Francia, Turchia) Yo (Love Is a Rebellious Bird), regia di Anna Fitch e Banker White (Stati Uniti d'America) Yön lapsi, regia di Hanna Bergholm (Finlandia, Francia, Lituania, Regno Unito)

Berlinale Special - Fuori concorso Special Gala Die Blutgräfin, regia di Ulrike Ottinger (Austria, Lussemburgo, Germania) Good Luck, Have Fun, Don't Die, regia di Gore Verbinski (Stati Uniti d'America, Germania, Sudafrica) Heysel 85, regia di Teodora Ana Mihai (Belgio, Romania, Paesi Bassi, Germania) No Good Men (Kabul Jan), regia di Shahrbanoo Sadat (Germania, Francia, Norvegia, Danimarca, Afghanistan) The Only Living Pickpocket in New York, regia di Noah Segan (Stati Uniti d'America) Il testamento di Ann Lee (The Testament of Ann Lee), regia di Mona Fastvold (Regno Unito, Stati Uniti d'America) The Weight, regia di Padraic McKinley (Stati Uniti d'America)

Orso d'oro alla carriera Everything Everywhere All at Once, regia di Daniel Kwan e Daniel Scheinert (Stati Uniti d'America, 2022) Sandiwara, regia di Sean Baker – cortometraggio (Stati Uniti d'America, Malaysia) Special Midnight The Ballad of Judas Priest, regia di Sam Dunn e Tom Morello – documentario (Stati Uniti d'America) Saccharine, regia di Natalie Erika James (Australia) Monster Pabrik Rambut, regia di Edwin (Indonesia, Singapore, Giappone, Germania, Francia) Special Presentations Un hijo propio, regia di Maite Alberdi (Messico) Tutu, regia di Sam Pollard (Regno Unito) Wax & Gold, regia di Ruth Beckermann (Austria) Who Killed Alex Odeh?, regia di Jason Osder e William Lafi Youmans (Stati Uniti d'America) Special Series La casa de los espíritus, regia di Francisca Alegría e Andrés Wood – serie TV (Cile) House of Yang, regia di Mia Spengler – serie TV (Germania) Il signore delle mosche, regia di Marc Munden – miniserie TV (Regno Unito) Mint, regia di Charlotte Regan – serie TV (Regno Unito) Ravalear, regia di Pol Rodríguez e Isaki Lacuesta – serie TV (Spagna) The Story of Documentary Film, regia di Mark Cousins – serie TV (Regno Unito)

Perspectives 17, regia di Kosara Mitić (Macedonia del Nord, Serbia, Slovenia) Animol, regia di Ashley Walters (Regno Unito) A Prayer for the Dying, regia di Dara Van Dusen (Norvegia, Grecia, Regno Unito, Svezia) Chronicles from the Siege, regia di Abdallah Al-Khatib (Algeria, Francia, Palestina) Filipiñana, regia di Rafael Manuel (Singapore, Regno Unito, Filippine, Francia, Paesi Bassi) Forêt Ivre, regia di Manon Coubia (Belgio, Francia) Light Pillar, regia di Zao Xu (Cina) Nosso Segredo, regia di Grace Passô (Brasile, Portogallo) L'hangar rosso (Hangar rojo), regia di Juan Pablo Sallato (Cile, Argentina, Italia) El Tren Fluvial, regia di Lorenzo Ferro e Lucas A. Vignale (Argentina) Take Me Home, regia di Liz Sargent (Stati Uniti d'America) Der Heimatlose, regia di Kai Stänicke (Germania) Truly Naked, regia di Muriel d'Ansembourg (Paesi Bassi, Belgio, Francia) Where To?, regia di Assaf Machnes (Israele, Germania)

Concorso cortometraggi Ein Unfall, regia di Angelika Spangel (Austria) A Woman's Place is Everywhere, regia di Fanny Texier (Stati Uniti d'America) Chuuraa, regia di Evgenia Arbugaeva (Regno Unito) Cosmonauts, regia di Leo Černic (Slovenia, Italia) Flim Flam, regia di Siegfried A. Fruhauf (Austria) Graft Versus Host, regia di Giorgi Gago Gagoshidze (Germania, Georgia) Henry is a Girl Who Likes to Sleep, regia di Marthe Peters (Belgio) Oupatevak het tam phnom, regia di Savunthara Seng (Cambogia) Les juifs riches, regia di Yolande Zauberman (Francia) Kleptomania, regia di Jingkai Qu (Cina) Kontrewers, regia diZuza Banasińska (Paesi Bassi, Polonia, Francia) Miriam, regia di Karla Condado (Messico) Plan contraplan, regia di Radu Jude e Adrian Cioflâncă (Romania) Yawman ma walad, regia di Marie-Rose Osta (Francia, Romania, Libano) Les âmes du Fouta, regia di Alpha Diallo (Francia, Senegal) Stallion y la bola de cristal, regia di Christian Avilés (Spagna) Gaël Kamilindi, regia di [Svizzera, Francia) La hora de irse, regia di Renzo Cozza (Argentina) Unidentifizierte Unflugobjekte (UUO), regia di Sasha Svirsky (Germania) Mit einem freundlichen Gruss, regia di Pavel Mozhar (Germania) Yuragim, regia di Varia Garib e Kirill Komar (Austria, Uzbekistan)

Panorama Allegro Pastell, regia di Anna Roller (Germania) Árru, regia di Elle Sofe Sara (Norvegia, Svezia, Finlandia)