Ha fondato e diretto la RAW Material Company di Dakar (2008–2019), centro per l'arte, la conoscenza e la società, attivo nella scena artistica africana contemporanea, ed è stata direttrice esecutiva e chief curator dello Zeitz Museum of Contemporary Art Africa (Zeitz MOCAA) di Città del Capo dal 2019 fino alla morte.

È nota per il contributo al dibattito sulle "black geographies" e per aver promosso una lettura dell'Africa e della sua diaspora come contesti di produzione intellettuale e artistica autonoma.

Nel 2020 ha ricevuto il Grand Prix Meret Oppenheim, massimo riconoscimento svizzero nel campo delle arti visive, dell'architettura e della critica.

Nel dicembre 2024 è stata nominata direttrice artistica della 61ª Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia (2026), prima donna africana a ricoprire tale incarico. Biografia Nata a Douala il 24 dicembre 1967, Kouoh vi trascorse l'infanzia fino all'età di tredici anni, quando la famiglia si trasferì a Zurigo, città in cui visse per circa quindici anni.

In Svizzera studiò amministrazione aziendale e bancaria, poi gestione culturale in Francia. Prima di abbandonare la carriera finanziaria lavorò in strutture sociali legate alla cultura, sviluppando un interesse per le pratiche artistiche dotate di rilevanza sociale e politica.

Nel 1994 co-curò Töchter Afrikas, antologia in lingua tedesca di scrittrici della diaspora africana, concepita come corrispondente in lingua tedesca di Daughters of Africa di Margaret Busby (1992).

L'anno successivo si recò a Dakar come giornalista culturale per intervistare il regista Ousmane Sembène. In quell'occasione, l'incontro con il performer e artista visivo senegalese Issa Samb, cofondatore del Laboratoire Agit'Art, segnò in modo determinante il suo orientamento professionale verso la curatela e la ricerca artistica.

Il suo trasferimento definitivo in Senegal fu determinato dall'interesse per l'ambiente artistico cosmopolita di Dakar e dalla volontà di non far crescere il figlio (nato nel 1992) nel contesto socio-culturale dell'Europa occidentale di fine secolo.

Carriera

I primi anni a Dakar Trasferitasi a Dakar nel 1996, Kouoh lavorò inizialmente come funzionaria culturale presso il Consolato statunitense e come curatrice indipendente. Dal 1998 al 2002 coordinò i programmi culturali dell'Institut de Gorée.

Nel 2000 incontrò per la prima volta le artiste Tracey Rose e Otobong Nkanga, con cui avrebbe collaborato in numerosi progetti espositivi successivi. Nel 2001 e nel 2003 fu co-curatrice, insieme allo scrittore e curatore Simon Njami, delle Rencontres de la Photographie Africaine di Bamako, principale rassegna continentale di fotografia. Tra il 2000 e il 2004 collaborò con la Biennale di Dakar. Nel 2003 fece parte della giuria del Leone d'oro alla 50ª Biennale d'arte di Venezia.

La RAW Material Company Nel 2008 fondò la RAW Material Company di Dakar, centro per l'arte, la conoscenza e la società. Il nome richiamava, nella componente raw material, la condizione dell'Africa come fornitrice tradizionale di materie prime per l'industria globale, e al tempo stesso il valore dell'arte e dell'intellettualità come materia prima per lo sviluppo umano e sociale; company rimandava a un approccio imprenditoriale e collettivo alla produzione artistica. Il termine raw aveva inoltre un significato in lingua wolof, in cui può essere tradotto come "pioniere", richiamando l'idea di un'istituzione che vuole aprire la strada, essere un'avanguardia artistica e culturale.

Il centro ottenne una sede permanente nel 2011 e si articolò in tre componenti: Raw Base, centro di risorse e documentazione sull'arte contemporanea africana; RAW Académie (dal 2016), programma sperimentale di studio e residenza per artisti, curatori e ricercatori; Ker Issa, spazio espositivo e di residenza attivo dal 2011, che fino alla morte della fondatrice aveva ospitato oltre cinquanta artisti e allestito trentasei mostre.

La RAW Material Company faceva parte di Arts Collaboratory, rete di venticinque spazi artistici del Global South orientati alla cooperazione Sud-Sud. Nel 2012 Kouoh organizzò presso il centro il simposio État des lieux, dedicato alla costruzione di istituzioni artistiche in Africa, in collaborazione con il Goethe-Institut e la Kulturstiftung des Bundes; gli atti furono pubblicati nel volume omonimo (Hatje Cantz, 2013).

Nel 2013 Kouoh curò con RAW la mostra Word! Word? Word! Issa Samb and the Undecipherable FormParole!, la prima mostra personale in Europa dell'artista multidisciplinare senegalese Issa Samb, ricreando il suo storico studio (Laboratoire Agit'Art) come installazione vivente sia a Oslo che a Londra, prima di riportare il progetto "a casa" a Dakar.

Nel 2014 la compagnia fu al centro di una controversia: la mostra Precarious Imaging: Visibility and Media Surrounding African Queernes, parte del programma indipendente dell'undicesima Biennale di Arte Contemporanea Africana (9 maggio-8 giugno), che includeva narrazioni di soggetti LGBT, fu annullata dopo che leader religiosi locali protestarono e la sede del centro fu vandalizzata.

Accanto all'attività della RAW, Kouoh svolse un'intensa attività curatoriale internazionale. Fu consulente curatoriale per documenta 12 (2007) e documenta 13 (2012) a Kassel.

Dal 2013 al 2017 curò il programma educativo e artistico della fiera 1:54 Contemporary African Art Fair a Londra e New York, introducendo nel 2015 il 1:54 Forum, ciclo di conferenze e dibattiti critici che accrebbe la visibilità internazionale della manifestazione. Fu membro del consiglio di amministrazione del Deutscher Akademischer Austauschdienst e nel 2016 curò la 37ª edizione di EVA International, la biennale irlandese di Limerick, con la mostra Still (the) Barbarians, incentrata su tematiche postcoloniali e dedicata in parte al centenario della Rivolta di Pasqua.

Tra il 2015 e il 2018 avviò e co-curò, insieme a Rasha Salti, il progetto di ricerca Saving Bruce Lee: African and Arab Cinema in the Era of Soviet Cultural Diplomacy, presentato al Garage Museum of Contemporary Art di Mosca e alla Haus der Kulturen der Welt di Berlino.

Nel 2018 partecipò alla 57ª Carnegie International di Pittsburgh con il progetto espositivo Dig Where You Stand, mostra nella mostra ricavata dalle collezioni dei Carnegie Museums of Art.

Lo Zeitz Museum of Contemporary Art Africa Nel marzo 2019 Kouoh fu nominata direttrice dello Zeitz Museum of Contemporary Art Africa (Zeitz MOCAA) di Città del Capo, il più grande museo di arte contemporanea del continente africano, inaugurato nel 2017 attorno alla collezione del filantropo Jochen Zeitz.

Kouoh riorganizzò il team curatoriale e il consiglio di amministrazione, avviò programmi di residenza e, dopo la chiusura imposta dalla pandemia di COVID-19, riaprì il museo con un programma rinnovato che ne accrebbe significativamente il pubblico. Tra le prime iniziative per rafforzare il rapporto con la comunità locale, nell'ottobre 2020 lanciò una chiamata aperta rivolta agli abitanti di Città del Capo perché portassero al museo opere possedute o create da loro, con l'obiettivo di ridurre la distanza tra l'istituzione e la popolazione circostante.

Il programma espositivo dello Zeitz MOCAA sotto la sua direzione privilegiò le mostre monografiche e retrospettive di artisti africani e della diaspora africana, tra cui Tracey Rose, Johannes Phokela, Mary Evans, Otobong Nkanga, Senzeni Marasela, Abdoulaye Konaté e Joël Andrianomearisoa. La retrospettiva di Tracey Rose fu in seguito presentata al Queens Museum di New York.

La Biennale di Venezia e la morte Nel dicembre 2024 il consiglio di amministrazione della Biennale di Venezia, su proposta del presidente Pietrangelo Buttafuoco, nominò Kouoh direttrice del settore arti visive con l'incarico di curare la 61ª Esposizione Internazionale d'Arte (2026), prima donna africana a ricoprire tale incarico.

Tra l'ottobre 2024 e l'aprile 2025 Kouoh elaborò il progetto curatoriale nella sua interezza, definendone il quadro teorico, la selezione degli artisti, l'identità visiva, l'architettura degli spazi espositivi e i contributi per il catalogo. Il momento centrale di elaborazione fu una settimana di lavoro collettivo nell'aprile 2025 presso la RAW Material Company di Dakar, in cui il team identificò risonanze e affinità tra le pratiche degli artisti invitati e definì i motivi strutturali della mostra.

Il titolo scelto, In Minor Keys, mutuato dal linguaggio musicale, indicava un programma espositivo orientato all'ascolto e alla percezione sensoriale, in contrapposizione alla logica dello spettacolo e dell'urgenza che caratterizza molte rassegne internazionali di grande scala.

Nel testo curatoriale, inviato al presidente della Biennale l'8 aprile 2025, Kouoh individuava nelle «tonalità minori» le pratiche artistiche radicate nella vita quotidiana, nella riparazione e nella connessione tra comunità. Il modello formale dichiarato era quello del jazz come pratica di improvvisazione e composizione collettiva; i riferimenti letterari comprendevano Amatissima (Beloved) di Toni Morrison e Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez, oltre ai pensatori Patrick Chamoiseau, James Baldwin ed Édouard Glissant.

Il progetto riuniva oltre cento partecipanti tra artisti, collettivi e organizzazioni, selezionati secondo criteri di risonanza tra pratiche provenienti da contesti geografici diversi, in coerenza con la nozione di «black geographies» sviluppata nel corso della sua attività allo Zeitz MOCAA.

La mostra si articolava attorno a motivi concettuali ricavati dalle opere stesse: i «Santuari», tributi alle pratiche di Issa Samb (1945–2017) e di Beverly Buchanan (1940–2015); la «Processione», ispirata alle coreografie carnevalesche e agli assembramenti afro-atlantici; le «Scuole», organizzazioni artistiche radicate nei propri territori, tra cui la stessa RAW Material Company di Dakar, il Nairobi Contemporary Art Institute, la G.A.S. Foundation di Lagos, blaxTARLINES di Kumasi, Denniston Hill di New York e lugar a dudas di Cali, concepite come ecosistemi di apprendimento autonomi dalle forze di mercato.

Kouoh morì a 57 anni, a causa di un tumore, il 10 maggio 2025 in un ospedale di Basilea.

La Biennale di Venezia annunciò che la mostra si sarebbe tenuta come previsto, con il team curatoriale scelto da Kouoh incaricato di realizzarne il progetto: Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira e Rasha Salti (consulenti), Siddhartha Mitter (caporedattore del catalogo) e Rory Tsapayi (assistente alla ricerca).

In suo omaggio, l’artista Derrick Adams ha realizzato un’installazione monumentale dal titolo Heavy is the head that wears the crown (2026), un ritratto in stile collage di Kouoh, esposto su una vasta parete nei pressi di una delle sedi principali della Biennale.

Mostre principali

Body Talk (2015) Body Talk: Feminism, Sexuality and the Body in the Works of Six African Women Artists fu presentata per la prima volta al WIELS di Bruxelles nel 2015, poi al Lunds konsthall in Svezia e al FRAC Lorraine di Metz.

La mostra riuniva sei artiste africane attorno al tema del corpo femminile come spazio di resistenza al dominio coloniale, patriarcale e razzista, inserendosi nel quadro teorico elaborato da Okwui Enwezor e Chika Okeke-Agulu sul corpo come luogo di conflitto nell'arte africana contemporanea.

Tra le artiste incluse figurava l'algerina Zoulikha Bouabdellah, con opere che accostavano la tradizione pittorica rinascimentale occidentale a grafismi arabescati, costruendo un'immagine terza che non apparteneva a nessuna delle due tradizioni di riferimento.

Still (the) Barbarians (2016)