I cosmetici nell'antico Egitto comprendevano pigmenti per gli occhi, il viso e il corpo, oli, unguenti, resine aromatiche e gli strumenti necessari a prepararli, conservarli o applicarli. La dotazione per la toeletta comprendeva tavolozze, vasetti, tubetti per kohl, applicatori, specchi, pettini, accessori per capelli e gioielli. Questi prodotti servivano alla cura del corpo, al trucco, alla profumazione, alla protezione della pelle e degli occhi nonché alla preparazione rituale del defunto. Le sostanze impiegate potevano essere minerali, vegetali o animali. Nel 2022 l'analisi chimica di dodici residui provenienti da undici contenitori del Petrie Museum ha identificato ingredienti inorganici a base di piombo, manganese o silicio insieme a oli vegetali, grassi animali, resina di conifere e cera d'api, riscontrando combinazioni diverse da campione a campione.
Uomini, donne e divinità sono raffigurati con occhi truccati, parrucche, gioielli e altri ornamenti. Nel servizio quotidiano dei templi le statue divine venivano lavate, vestite, ornate e unte; cosmetici e unguenti facevano parte del trattamento rituale dell'immagine divina. Il papiro Ebers conserva prescrizioni per gli occhi nelle quali compaiono preparati applicati localmente; le analisi chimiche dei cosmetici hanno inoltre identificato sostanze che potevano avere effetti diversi da quello puramente ornamentale. Il mito di Horus, il cui occhio fu ferito e risanato, conferiva al trucco degli occhi anche associazioni religiose con la guarigione e la protezione.
I corredi delle necropoli comprendono specchi, pettini, gioielli, calzature e recipienti cosmetici, oggetti legati alla cura del corpo nella vita quotidiana e alla preparazione del defunto per l'aldilà; la forte presenza di questi materiali nella documentazione archeologica dipende anche dal fatto che molti scavi storici si concentrarono sulle sepolture. Le tombe potevano contenere sia oggetti usati dal defunto durante la vita sia manufatti preparati appositamente per il funerale. Durante la mummificazione unguenti, resine, bitume e cera d'api erano applicati direttamente al corpo per profumarlo, ammorbidirne la pelle, sigillarlo o rimodellarlo secondo le diverse fasi del trattamento. Cosmetici applicati sulla pelle, capelli acconciati, parrucche ed estensioni sono documentati anche su alcune mummie.
Religione e riti funerari
Nei santuari la cura dell'immagine divina faceva parte del servizio rituale quotidiano: la statua veniva lavata, vestita, ornata e trattata con cosmetici e unguenti. Abiti, ornamenti, forma del corpo e altri attributi erano parte delle convenzioni figurative con cui si distingueva l'identità dei personaggi rappresentati. Il trucco degli occhi possedeva inoltre un riferimento mitologico in Horus, il cui occhio fu strappato da Seth e poi ricostituito; la guarigione dell'occhio era associata al ristabilimento dell'ordine cosmico. La frequenza dei reperti funerari nelle collezioni archeologiche è legata anche alla storia delle ricerche, poiché molti scavi si concentrarono sulle necropoli. Nelle tombe, specchi, pettini, gioielli, calzature e recipienti cosmetici potevano essere oggetti già appartenuti al defunto oppure manufatti prodotti appositamente per la sepoltura. La preparazione funeraria comprendeva anche abiti e ornamenti, insieme alle cure riservate al corpo. Durante la mummificazione gli unguenti erano impiegati per ammorbidire e profumare la pelle, mentre bitume, resine e cera d'api servivano a sigillare, proteggere o rimodellare il corpo. Su alcune mummie sono stati riconosciuti cosmetici applicati al corpo; in altri casi si conservano capelli acconciati, parrucche o estensioni.
Usi sociali, simbolici e medici
Le raffigurazioni egizie mostrano uomini, donne e divinità con occhi truccati, parrucche, gioielli, abiti e altri ornamenti. Gli oggetti da toeletta deposti nelle sepolture potevano inoltre essere beni già adoperati durante la vita oppure manufatti preparati appositamente per il corredo funerario. Nei corredi di persone di rango elevato compaiono cofanetti elaborati, recipienti di pietra, vetro o faience, specchi, pettini e gioielli; alcuni esemplari presentano montature d'oro o d'argento. Il cofanetto del maggiordomo reale Kemeni, datato al Medio Regno, è costruito in cedro con impiallacciature di ebano e avorio, completate da montature d'argento; conteneva in origine otto vasetti, probabilmente destinati a oli sacri per i riti funerari. Il verde era associato alla vegetazione, alla freschezza, alla rigenerazione e alla vita, mentre il nero richiamava la terra alluvionale, la fertilità e la rinascita. Il mito dell'occhio di Horus, ferito e poi risanato, legava inoltre il trucco degli occhi alla guarigione, alla protezione e al ristabilimento dell'ordine cosmico.
I testi medici egizi prescrivono sostanze vegetali, animali e minerali per trattamenti della pelle e degli occhi, somministrate anche come unguenti o colliri. Il papiro Ebers contiene prescrizioni di oftalmologia e dermatologia; sostanze applicate sulla pelle, sui capelli o intorno agli occhi potevano servire alla cura del corpo, alla protezione, ai rituali o alla terapia. Fra le ricette oculari compaiono colliri, medicazioni e cosmetici destinati agli occhi e alle palpebre; alcuni preparati contenevano composti del piombo come la laurionite e la fosgenite. In esperimenti condotti su cheratinociti, concentrazioni submicromolari di ioni di piombo, inferiori cioè a una micromole per litro, hanno indotto una risposta di stress ossidativo accompagnata da un aumento della produzione di monossido di azoto. Poiché il monossido di azoto partecipa alle difese immunitarie innate, l'aumento osservato è stato interpretato come un possibile meccanismo capace di contribuire alla prevenzione o al trattamento delle affezioni oculari.
Materiali e composizione
Nel periodo predinastico compaiono già tavolozze per macinare i pigmenti; tra i minerali destinati al trucco oculare, la malachite verde è documentata dalle fasi più antiche, mentre la galena nera compare dalle fasi predinastiche più tarde. La malachite rimane attestata almeno fino alla XIX dinastia, mentre la galena compare nei reperti fino al periodo copto. Dal Medio Regno si diffondono recipienti con un'apertura predisposta per un applicatore; nel Nuovo Regno si aggiungono tubetti allungati destinati al trucco oculare. Le materie prime comprendevano minerali, prodotti vegetali e sostanze di origine animale. Alcune resine aromatiche provenivano dall'Asia occidentale, mentre le fonti collegano l'approvvigionamento di incenso al Punt e ad aree della Somalia o dell'Arabia meridionale.
Pigmenti oculari
Tra i pigmenti oculari, il verde era ottenuto principalmente dalla malachite, un minerale di rame, mentre per il nero divenne prevalente la galena, solfuro di piombo di colore grigio scuro. La malachite è attestata dal periodo Badariano e dalle prime fasi predinastiche almeno fino alla XIX dinastia; la galena compare dalla tarda fase predinastica e rimane documentata fino al periodo copto. I due minerali sono stati ritrovati come materia prima, come tracce sulle superfici di macinazione oppure già trasformati in polvere o massa compatta. Nelle sepolture predinastiche la malachite e la galena potevano essere conservate in sacchetti di lino o cuoio; il pigmento preparato era riposto anche in conchiglie, segmenti di canna, foglie vegetali e piccoli vasi. Per ottenere il cosmetico, i minerali venivano macinati su tavolozze di pietra con piccoli ciottoli fino a formare una pasta. Dal Medio Regno compaiono recipienti con una piccola apertura adatta a un applicatore sottile; nel Nuovo Regno sono attestati anche tubetti allungati.
Tra le formulazioni ricordate per il kohl figura un impasto a base di nero di carbone, grasso e antimonio, applicato con un bastoncino sulle palpebre e sulle ciglia per definire il contorno degli occhi. A contatto con l'umidità dell'occhio, questo tipo di preparato poteva schermare in parte i raggi solari e contribuire a contrastare micosi o irritazioni dovute al calore e alla luce intensa. Il cosmetico poteva essere prelevato da tubetti o vasetti mediante applicatori sottili.
In una serie di 58 analisi, la galena risultò il componente principale di 37 campioni; negli altri comparivano carbonato di piombo, ossido nero di rame, ocra bruna, ossido magnetico di ferro, ossido di manganese, solfuro di antimonio, malachite e crisocolla. Solo un campione era costituito da un composto di antimonio, mentre pochi altri ne contenevano tracce considerate impurità accidentali; per questo l'identificazione del kohl egizio con l'antimonio non descrive correttamente la maggior parte dei campioni esaminati. Dodici residui provenienti da undici contenitori del Petrie Museum of Egyptian Archaeology, datati dall'Antico Regno al Nuovo Regno, sono stati sottoposti ad analisi archeometrica. La frazione inorganica comprendeva ingredienti a base di piombo, manganese o silicio; sei degli undici esemplari sottoposti all'analisi organica risultavano composti prevalentemente da sostanze organiche. Tutti i campioni tranne uno contenevano oli vegetali, tre presentavano anche grassi animali; furono inoltre riconosciute resina di conifere e cera d'api.
Le analisi di cosmetici oculari datati tra circa il 2000 e il 1200 a.C. hanno identificato, oltre alla galena e alla cerussite, due composti clorurati del piombo: laurionite e fosgenite. Poiché laurionite e fosgenite non corrispondevano né a minerali estratti naturalmente né a prodotti di alterazione dei campioni, sono state interpretate come sostanze ottenute artificialmente mediante procedimenti in soluzione. Le analisi di 52 campioni provenienti da contenitori per trucco del Louvre hanno rilevato soprattutto galena, cerussite, fosgenite e laurionite. I due cloruri sono stati ottenuti sperimentalmente facendo reagire litargirio con sale, talvolta con l'aggiunta di natron, in acqua tiepida; dalla soluzione precipitavano laurionite e fosgenite.
Pigmenti per il viso, il corpo e i capelli
L'ocra rossa compare sulle tavolozze da cosmesi predinastiche accanto ai pigmenti oculari. Quando è associata a tavolozze o rimane come traccia sulle pietre da macinazione, può indicare la preparazione di un colore destinato ad altre parti del corpo; è stato ipotizzato in particolare un uso sulle guance. Il materiale è un pigmento naturale a base di ossidi di ferro, spesso indicato genericamente come ematite ma più propriamente classificato, nei campioni esaminati, come ocra rossa. Poiché lo stesso pigmento era impiegato anche nella pittura di tombe e oggetti nonché nella scrittura, il suo rinvenimento in una sepoltura non basta, da solo, a dimostrarne l'uso cosmetico. Lo stesso colore poteva avere funzioni cosmetiche, mediche o rituali, perciò la presenza di un pigmento sul volto o sul corpo non permette sempre di stabilirne l'uso. Fra le sostanze minerali impiegate nei rimedi figuravano ossidi di ferro, carbonio ricavato da legno carbonizzato, antimonio, rame e composti del piombo. Tra i coloranti vegetali, le fonti antiche menzionano un unguento egiziano ricavato dal cyprinum, identificato in via ipotetica con l'henné; le foglie, ridotte in pasta, potevano tingere palme delle mani, piante dei piedi, unghie e capelli. Le colorazioni visibili sulle mummie non provano però, da sole, un trattamento cosmetico, poiché alcune possono derivare dai materiali usati nell'imbalsamazione.
Unguenti, oli, profumi e incensi