Biografia
Figlio di Lamberto Bravi, romano di ascendenze lombarde e marchigiane, bibliotecario e archivista presso la Sanità Pubblica e il Ministero dell'Interno e di Caterina Doliana, originaria del Trentino, era appartenente a una famiglia di sentimenti irredentisti, iscritta alla Lega Nazionale di Trento, rifugiatasi a Roma allo scoppio della Prima Guerra Mondiale per sfuggire alle repressioni della polizia asburgica.
Caterina Doliana morì pochi mesi dopo la nascita del figlio, a causa delle condizioni precarie vissute negli anni di esilio, aggravate dallo sforzo del parto. Orfano di madre, Ferruccio Bravi durante l'infanzia fu spesso affidato alle cure di parenti lontani, dal Trentino alla Dalmazia.
Nell'adolescenza alternò gli studi liceali ad un impiego come dattilografo presso l'Archivio di Stato di Roma. Si era appena diplomato quando l'Italia entrò in guerra al fianco della Germania nazionalsocialista. Maturato nel clima della sua epoca, dove un grande peso ebbero le associazioni giovanili erette dal Fascismo, Ferruccio Bravi, desideroso come molti ragazzi del suo tempo di compiere il proprio dovere, aggirò la contrarietà del padre al suo arruolamento iscrivendosi all'Università Federico II di Napoli dove, attraverso i GUF (Gruppi Universitari Fascisti) e poi la Milizia Universitaria, nel 1941 riuscì ad arruolarsi volontario nella MILMART (Milizia Marittima di Artiglieria Contraerea), conseguendo l'unica specializzazione del suo servizio militare. Dopo un breve rientro all'Archivio di Stato di Roma nel 1942, fu richiamato in fanteria, dove rimase fino al termine della Seconda guerra mondiale.
Rientrato presso l'Archivio di Roma nel 1946, venne trasferito nel 1950 all'Archivio di Stato Bolzano, dove trascorse il resto della sua carriera, raggiungendo gli incarichi di reggente, direttore e docente di paleografia. Nel 1968, quasi alla conclusione della sua carriera d'archivista, ricevette l'onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Insegnò poi nei licei cittadini di Bolzano dal 1971 al 1974.
Completò gli studi universitari alla Federico II di Napoli, laureandosi nel 1952 in Filologia germanica con una tesi in tedesco su Oswald von Wolkenstein, nobile tirolese del ‘400, poeta, musico e giramondo dal carattere bizzarro.
Dati i suoi studi, le ricerche di Ferruccio Bravi si concentrarono molto sulla questione linguistica e sulla toponomastica alto atesina. Fu in quei primi anni a Bolzano che ebbe modo di entrare in contatto con il glottologo Carlo Battisti, conosciuto dal grande pubblico per aver recitato da protagonista nel film Umberto D., uno dei capolavori del Neorealismo italiano, con la regia di Vittorio De Sica. Carlo Battisti, al tempo direttore dellArchivio per l'Alto Adige, fece collaborare Ferruccio Bravi alla stesura di vari articoli scientifici per quella storica rivista, fondata nel 1906 da Ettore Tolomei, che fu nella prima metà del Novecento voce dell'irredentismo italiano in Trentino Alto-Adige e, nel secondo dopo guerra, una delle più importanti arene di dibattito scientifico e politico sulla questione altoatesina.
Deciso a portare avanti in ambito culturale una ferma e intransigente difesa della lingua e della storia italiana, in un territorio che tra gli anni '50 e '60 aveva visto una serie di duri attentati terroristici da parte di gruppi separatisti sudtirolesi, il 12 ottobre del 1967 Ferruccio Bravi diede vita al Centro di documentazione storica per l'Alto Adige (CDSAA), poi trasformatosi nel 1982 nel più noto Centro di studi Atesini (CSA). Oltre al proprio nome utilizzò spesso anche lo pseudonimo "Silvano Valenti" per firmare le sue pubblicazioni, in particolare quando affrontava argomenti meno impegnativi, si trovava in ipotesi congetturali o in velata polemica politica.
Nel campo degli studi linguistici dedicò alcuni lavori alla lingua delle antiche popolazioni retiche, che abitarono i territori dolomitici prima dell'avvento dei Romani, tra cui si ricordano i due corposi volumi La lingua dei Reti (1981). Numerosi i saggi legati alla toponomastica, alla linguistica e ai dialetti locali, come la Toponomastica italiana nella provincia di Bolzano (1990), Parole d'oro di Tesero, Fiemme e "föravia" (1996, curato insieme a T. Gilmozzi) e Cosa c'è sotto i nomi (1998). Nel campo storico, invece, Ferruccio Bravi pubblicò libri sulla storia antica, medievale e moderna del territorio atesino, ma non solo, tra cui si ricordano Le Fiere di Bolzano (1963), Fiorentini in Alto Adige nell'età di Dante (1966), Processo al Seicento (1973) e Druso, i Reti e gli altri (1988). Non mancarono anche incursioni storico-letterarie, come La fortuna di Dante e della lingua d'Italia (2001) e storico-religiose, come Il Sacro dei Mediterranei (Reti ed Etruschi): genesi, evoluzione, sopravvivenze (1994).
Le iniziali difficoltà furono tuttavia sempre superate grazie al carattere scientifico e documentato delle sue produzioni, supportate dalla dimestichezza professionale con gli archivi, ma anche da una grande energia e versatilità, dato che fu al contempo ricercatore, autore ed editore. Vi aderirono e collaborarono nomi importanti della vita cittadina di Bolzano, tra i quali si ricordano il direttore del Museo Cittadino di Bolzano, Nicolò Rasmo, il direttore dell'Archivio di Stato, Guido Canali e Achille Ragazzoni, cultore di storia, saggista e direttore del Comitato di Bolzano dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. Non mancarono tra gli aderenti anche importanti nomi accademici di livello nazionale, come il filosofo Giorgio Del Vecchio, docente e rettore dell'Università La Sapienza di Roma e il paleontologo Roberto Fondi dell'Università di Siena.
Ferruccio Bravi, oltre alla ricerca in campo linguistico e storico, affiancò sempre anche l'attività di articolista e disegnatore. Già collaboratore, come vignettista, di alcune riviste nel primissimo dopoguerra a Roma – La Tribuna illustrata e Favole di Cineavventura – negli anni '50 a Bolzano scrisse per alcuni quotidiani alto atesini, come l'Alto Adige e Der Standpunkt, dove oltre alle vignette satiriche pubblicava anche articoli di approfondimento storico.
Molto importante nella sua attività di studioso e uomo di cultura la collaborazione al periodico La Vetta d'Italia, rivista fondata nel 1957 da Andrea Mitolo, federale del MSI bolzanino. Pur non avendo tessere di partito, il forte rapporto di amicizia e di stima reciproca, unita alla comune lotta in difesa dell'identità culturale e linguistica italiana, cementarono una collaborazione ultradecennale. Ferruccio Bravi diede fin da subito il suo contributo alla rivista, sia come articolista che da apprezzato vignettista, sotto gli pseudonimi di "Asmodeo", "Totila" e "Sval".
Il CSA passò di testimone nei primi anni 2000, trasformandosi nel Centro Studi Fondo Sammlung Bettoni Pojaghi. Ferruccio Bravi in quegli anni si trasferì prima a Lucca e poi a Torre del Lago Puccini, dove aveva una piccola casetta in cui era solito passare le vacanze estive. Qui continuò in proprio la sua attività di studioso con la nascita del piccolo Gruppo di Studio Avser (Auser è l'antico nome del fiume Serchio).
Al Gruppo di Studio Avser si deve la terza edizione aggiornata (2008) e la terza ristampa (2012) - quest'ultima in occasione del centesimo compleanno - delle Pagine di Diario. Memorie di guerra e di prigionia d'un operatore dei mezzi d'assalto di Emilio Bianchi (1912 – 2015), il capo palombaro della Regia Marina che partecipò alle missioni contro la roccaforte britannica di Gibilterra (1940) e all'impresa di Alessandria d'Egitto (18-19 dicembre 1941), per cui fu decorato di Medaglia d'oro al valor militare. Conosciuto nell'agosto del 1971 proprio a Torre del Lago Puccini, dove Bianchi si era sposato e abitava, grazie ai ripetuti inviti di Ferruccio Bravi, a metà degli anni ‘90 il capo palombaro decise di buttar giù un resoconto scritto delle sue gesta di guerra e degli anni di prigionia. Bravi curò poi tutte le note e il commento, pubblicando la prima edizione del Diario nel 1996. Un volume di memorialistica che ha permesso di colmare delle lacune su aspetti tecnici e su alcuni particolari relativi non solo alle missioni compiute, ma anche agli addestramenti degli operatori dei mezzi d'assalto dell'epoca.
Ferruccio Bravi nel 2013 si trasferì definitivamente in Venezuela dal suo unico figlio Bruno e qui soggiornò fino alla sua morte, avvenuta l'8 gennaio del 2022 alla soglia dei 99 anni.
Opere Come Ferruccio Bravi
La vita di Osvaldo Wolkestein, poeta atesino del Quattrocento, Firenze, 1955, (Quaderni di attualità atesine, 3) Le fiere di Bolzano e le attività mercantili italiane nel passato, prefazione di A. MITOLO, Edizione de La Vetta d’Italia – Quaderni della “Clessidra” 1, Bolzano, Iᵃ ediz. 1962, IIᵃ ediz. 1963 Fiorentini in Alto Adige nell’età di Dante. Bolzano nel Medioevo, Firenze, Iᵃ ediz. 1966; Edizioni de La Vetta d’Italia – Quaderni della “Clessidra” 2, Bolzano, IIᵃ ediz. 1966 Antichi testi in volgare: la Carta Capuana, l’Indovinello veronese, Centro di Documentazione Storica per l’Alto Adige (CDSAA), Bolzano, 1967; Castel Ramez, CDSAA, Bolzano, Iᵃ ediz. 1967; Centro di Studi Atesini (CSA), Bolzano, IIᵃ ediz. 1987 Barbarossa e l'insurrezione del Nove, CDSAA, Bolzano, Iᵃ ediz. 1968, IIᵃ ediz. 1982 I Rosmini di Bolzano, CDSAA, Bolzano, 1968 Mito e realtà in Osvaldo di Wolkenstein, uomo e poeta, CDSAA, Bolzano, Iᵃ ediz. 1970 e IIᵃ ediz. 1971; CSA, Bolzano, IIIᵃ ediz. 1985 Mistici italiani nell'età della Controriforma, CDSAA, Bolzano, 1971 Il principe frate (Alfonso III d'Este, duca di Modena, cappuccino a Merano), CDSAA, Bolzano, 1972 Attualità di Mazzini nel centenario, CDSAA, Bolzano, 1972, con N. MUNAFÒ Processo al Seicento, CDSAA, Bolzano, 1973 I Retoetruschi, CDSAA, Bolzano, 1975 Relitti di "Aryas" - Rasenna nella Rezia?, CDSAA, Bolzano, 1975 Osvaldo di Wolkenstein, uomo e poeta, CDSAA, Bolzano 1977 La lingua dei Reti ("Reto-Etrusco"), CDSAA, Bolzano, 1979-1980 [ma 1981], voll. 2 "Inchiesta" sui nomi di luogo atesini, CSA, Bolzano, 1982 Aspetti politici e giuridici, storici e linguistici della toponomastica atesina, CSA, Bolzano, 1984, con A. MITOLO Druso, i Reti e gli altri, CSA, Bolzano, 1988 Toponomastica italiana nella provincia di Bolzano, CSA, Bolzano, 1990 "Crusch rumantscha": Grigioni fra cronaca e storia, CSA, Bolzano, 1991 L'evolversi dei toponimi atesini di origine preromana: latinizzazione, germanizzazione, italianizzazione, Società Geografica Italiana, Roma, 1992 Raccolta di parole fiemmesi: le voci d'origine germanica, Istituto di Studi per l'Alto Adige, Firenze, 1992 Raccolta di parole fiemmesi: il carro agricolo (terminologia ed etimologia), Istituto di Studi per l'Alto Adige, Firenze, 1992 Fra mito e sogno: all'origine delle leggende alpine, CSA, Bolzano, 1992 Antichi testi in volgare, fra l'ottavo e il tredicesimo secolo, CSA, Bolzano, 1992 Il sacro dei Mediterranei (Reti ed Etruschi): genesi, evoluzione, sopravvivenze, CSA, Bolzano, 1994 50 nomi in libera uscita (vecchi toponimi atesini di forma non tedesca), CSA, Bolzano, 1995 Parole d'oro di Tesero, Fiemme e "föravia": divagazioni fra lingua e tradizione, CSA, Bolzano, 1996, con T. Gilmozzi, illustrazioni di B. Zanon Retico ("Nord-Etrusco"), CSA, Bolzano, 1996 Cosa c'è sotto i nomi. Vagabondaggi nella ricerca linguistica, CSA, Bolzano, 1998, presentazione di A. Sigisimondi Toponimie comparate. Prima escursione: Valdichiana e alta Val D'Adige, CSA, Bolzano, 1999 La coroncina dei sette vizi: escursione giocosa nell'universo del Male, CSA, Bolzano, 2000, illustrazioni di S. Topazi La fortuna di Dante e della lingua d'Italia, CSA, Bolzano, 2001 Ercole in Italia, Gruppo di Studio "Avser", Torre del Lago, 2003 Note di epigrafia runica, Senatus, Lucca, 2004 Un po' fuori del mondo e del tempo. Rievocando la splendida avventura di Emilio Bianchi e d'altri Arditi del mare, Gruppo di Studio "Avser", Torre del Lago, 2010