I luoghi di Leonardo da Vinci sul lago di Como detti anche Luoghi leonardeschi comprendono montagne, grotte, corsi d'acqua, villaggi e paesaggi, in particolare della provincia di Lecco e delle montagne Grigne, descritti o studiati da Leonardo da Vinci tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo. Gli storici narrano che dal 1493 Leonardo da Vinci ospite del Marchesino Stanga nel Castello di Bellagio, guardando le Grigne in barca giunge sulla spiaggia di Lierna per salire a Olcio e sulle Grigne soggiornando nel Lecchese durante il viaggio verso la Valtellina, come confermano le testimonianze scritte del suo diario di viaggio e di studio, il Codice Atlantico di Leonardo. Gli studiosi hanno identificato lo sfondo della Gioconda nel Lago di Como

Le osservazioni leonardesche relative al territorio lariano sono documentate principalmente nel Codice Atlantico, nel Manoscritto L e in altri quaderni scientifici conservati presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano e l'Institut de France.

Leonardo visitò il territorio durante il dominio degli Sforza nel Ducato di Milano, interessandosi a: geologia; idrologia; fenomeni carsici; fossili alpini; miniere; dinamica delle acque; morfologia delle montagne. Questa voce elenca i luoghi principali citati nei codici leonardeschi o dipinti da Leonardo da Vinci.

La stessa Gioconda sembra avere alle sue spalle luoghi del Lago di Como nei dintorni di Lecco e Lierna, così come i luoghi nei dintorni sono presenti in molti sfondi dei dipinti di Leonardo da Vinci.

Contesto storico Tra il 1482 e il 1499 Leonardo lavorò stabilmente a Milano presso la corte di Ludovico il Moro.

Durante questo periodo compì numerosi viaggi nei territori prealpini lombardi, in particolare nelle aree del Lago di Como, di Lierna, Mandello del Lario e Varenna e delle montagne lecchesi.

I suoi studi naturalistici contribuirono allo sviluppo della geologia moderna e dell'idraulica rinascimentale, con particolari studi dei torreni della Val Meria, di Fiumelatte e di Lierna che ha molti torrenti a cascata che giungono a Lago.

I sopralluoghi per studiare il territorio del lago di Como, al fine di rendere navigabile il fiume Adda da Lecco a Milano, furono necessario dopo "l'apertura del canale della Martesana" ad opera di Francesco Sforza nel 1465. Nel 1499 quando forse Leonardo si ritirò sui monti del lago di Como e in Valsassina a seguito dell'avanzata francese per spodestare Lodovico il Moro, prima di rifugiarsi a Venezia. Nel 1509 Leonardo terminò gli studi per rendere navigabile l'Adda e migliorare il canale della Martesana e deve quindi aver soggiornato parecchio tempo a Lierna, facendone come un quartiere generale per le sue escursioni.

Mandello del Lario e la Busa

Mandello del Lario e la località della Busa sono tradizionalmente associate agli studi leonardeschi sulle montagne e sulle cavità carsiche del territorio lariano. Mandello compare con la sua punta nel lato sinistro in alto della Gioconda, con un vista dalla località Civenna di Bellagio e compare in alto a destra con il panorama visto da Bellagio.

Leonardo studiò: gole naturali; sorgenti sotterranee; erosione calcarea; dinamica delle acque montane.

Olcio, Lierna e La Chiesa di Santa Maria sopra Olcio

Gli sfondi delle finestre dell'Ultima Cena di Leonardo sono stati identificati con la vista della millenaria Chiesa di Santa Maria sopra Olcio al confine con Lierna. Nell'ultima Cena di Leonardo compare anche il Campanile a fianco all'orecchio di Cristo identico alla Chiesa Sopra Olcio.

Fiumelatte

Il Fiumelatte, situato a Varenna, è uno dei luoghi più chiaramente identificabili negli scritti di Leonardo da Vinci.

Nel Codice Atlantico Leonardo descrisse il torrente chiamandolo Fiumelaccio:

La frazione di Varenna, al confine di Lierna che per secoli ne fece parte, ospita uno dei luoghi più noti del Lago di Como, ed è caratterizzata da antiche residenze storiche, da una passeggiata a lago molto frequentata e da una forte presenza turistica durante tutto l’anno.

Tra i suoi elementi distintivi vi è il Fiumelatte, corso d’acqua che dà il nome alla località e che è spesso citato come uno dei fiumi più brevi d’Italia. Il fenomeno idrologico che lo caratterizza è legato alla sua stagionalità: tende a ridurre drasticamente la portata nei mesi autunnali per poi tornare visibile in primavera. Il flusso, particolarmente turbolento, assume una colorazione biancastra dovuta all’aria mescolata all’acqua in movimento, da cui deriva anche il nome. La zona fu inoltre apprezzata come meta di viaggio nel periodo del Grand Tour ottocentesco.

Leonardo studiò: il colore lattiginoso delle acque; la violenza della corrente; il carattere intermittente del fenomeno; l'origine carsica del torrente.

Varenna e la Villa Monastero Leonardo si inspira alle sue finestre per alcuni suoi dipinti.

Grotta dell'Acqua Bianca

La Grotta dell'Acqua Bianca, detta anche Grotta Ferrera, è una cavità naturale del sistema carsico delle montagne lariane, tradizionalmente collegata agli studi geologici e idrologici di Leonardo da Vinci.

Leonardo dedicò grande attenzione ai fenomeni sotterranei delle montagne del Lago di Como e della Valsassina, osservando: sorgenti carsiche; corsi d'acqua sotterranei; erosione calcarea; formazione delle cavità naturali.

Nei suoi manoscritti Leonardo descrisse le cavità montane come “vene della terra”, stabilendo un parallelismo tra la circolazione dell'acqua nel sottosuolo e quella del sangue nel corpo umano.

Gli studi sulle grotte alpine contribuirono allo sviluppo delle sue teorie sull'idrologia e sulla struttura geologica delle montagne.

Bellagio

Sovrapponendo la vista dall'alto di Bellagio, alla Gioconda, i contorni sono identici.

Non esiste differenza alcuna tra il concetto di Tao, in cui si completano lo yin e lo yang, e quello di Rebis, unione dell’elemento maschile e quello femminile. Leonardo sembra volere simboleggiare l'unione degli opposti per il raggiungimento dell'unità spirituale e il superamento della frammentazione dell'essere. Era tipica di alcuni ambienti gnostici dei primi secoli, secondo cui la salvezza consiste nel recupero dell'unità originaria dell'essere umano precedente alla divisione e alla molteplicità del mondo materiale, concetto che ricorda Carl Gustav Jung come "anima e animus".

Grotta di Moncodeno

Moncodeno è un altopiano carsico situato nel gruppo della Grigna Settentrionale, sopra Esino Lario, noto per la presenza di numerose cavità naturali e fenomeni geologici studiati sin dal Rinascimento.

Secondo la tradizione storica e gli studi leonardeschi, l'area di Moncodeno fu osservata da Leonardo da Vinci durante le sue esplorazioni delle montagne lariane.

Leonardo si interessò in particolare: ai fenomeni carsici; alle doline; alle cavità sotterranee; alla presenza di fossili marini; all'erosione delle rocce calcaree.

L'area di Moncodeno ospita numerose grotte, tra cui il celebre complesso della Voragine di Moncodeno, uno dei principali sistemi carsici delle Prealpi Lombarde.

Gli studi leonardeschi sulle montagne delle Grigne e di Moncodeno sono considerati importanti anticipazioni della moderna geologia alpina.

Le Grigne

Le Grigne costituirono uno dei principali oggetti di studio geologico di Leonardo.

Leonardo osservò: le strutture calcaree; le cavità carsiche; i fossili marini; i fenomeni erosivi; le sorgenti sotterranee.

Le sue osservazioni sui fossili rappresentano una delle intuizioni scientifiche più avanzate del Rinascimento:

Con questa affermazione Leonardo contestava l'interpretazione medievale del Diluvio universale.

Il Dito Tra le formazioni rocciose delle Grigne associate alla tradizione leonardesca vi è "il Dito", una guglia calcarea della Grigna meridionale sul Lago di Como, e fa parte del Gruppo delle Grigne; è situato nel territorio di Ballabio sopra al lago di Como.

È stato descritto per la prima volta da Leonardo da Vinci nel 1506, durante i suoi soggiorni nelle rive del Lago.Codice Atlantico, opera facente parte del Codice Windsor (al foglio 12406)

Le montagne delle Grigne avrebbero influenzato gli sfondi rocciosi della Vergine delle Rocce.

Torre Cecilia e Torrione del Cinquantenario Nel Codice Atlantico (al foglio 573r), gli studiosi leonardeschi associano i picchi della Grignetta, tra cui il complesso Cecilia-Cinquantenario, a queste accurate osservazioni sulla stratificazione delle rocce e sulla formazione dei fossili marini rinvenuti nei canali sottostanti, che Leonardo utilizzò per confutare le teorie dell'epoca sul Diluvio UniversaleVedi trascrizione in Carlo Vecce, Leonardo da Vinci. Scritti, Salerno Editrice, Roma, 1992.. Durante questi tragitti, Leonardo studiò anche le grotte carsiche limitrofe, come la vicina grotta di Fiumelatte e la grotta della Ferrera a Mandello del Lario.

Il nesso più celebre e visivo è testimoniato dai fogli paesaggistici di Leonardo conservati presso il Castello di Windsor. Nel foglio catalogato come RL 12406 (databile tra il 1505 e il 1510), l'artista ha tracciato in un disegno a sanguigna un profilo montuoso straordinariamente fedele che la critica d'arte contemporanea ha identificato proprio nel profilo del Torrione del Cinquantenario e della contigua Torre Cecilia, visti dalla medesima angolazione prospettica offerta dai pascoli d'alta quota dove oggi sorge il Rifugio Rosalba. Nel medesimo foglio è fedelissimamente delineata la vicina Cresta Segantini con gli adiacenti torrioni calcareiCfr. Luca Tomio, I paesaggi di Leonardo: la Grigna e il lago di Como nei disegni di Windsor, in Rivista Storica Alpinistica, 2016.

La verticalità di queste torri e l'asprezza dei pinnacoli influenzarono profondamente l'estetica dei paesaggi leonardeschi. Sfondi rocciosi analoghi, dominati da guglie aguzze, si ritrovano in capolavori pittorici quali la Vergine delle Rocce (sia nella versione del Louvre sia in quella della National Gallery) e nella stessa Gioconda, dove il paesaggio d'invenzione fonde elementi reali della geologia lariana. Oggi la memoria di questi transiti è valorizzata dal tracciato escursionistico-culturale denominato Sentiero di Leonardo.

Suggestivo che il nome della struttura rocciosa richiama quello di Cecilia Gallerani, la celebre nobildonna milanese e colta e amante di Ludovico il Moro, ritratta da Leonardo da Vinci nel famosissimo dipinto La Dama con l'ermellino (1485-1490).

Bellagio e Villa Stanga

Bellagio occupava una posizione centrale nella geografia del Lago di Como. Nel 1496 al seguito di Lodovico il Moro che si recava a Malz in Tirolo passando per il Lago di Como si fermarono a villa Stanga a Bellagio. Leonardo da Vinci fu a lungo ospitale del Marchesino Stanga, braccio destro di Lodovico il Moro nella sua villa di Bellagio, oggi Villa Serbelloni, da cui Leonardo da Vinci osservò il panorama circostante delle Grigne, di Lierna e la cascata del Fiumelatte, e andò in barca sbarcando su una piccola spiaggia a Lierna a studiare l'intermittenza della fonte Pliniana e il misterioso fenomeno analogo del Fiumelatte. Nel 1598 Leonardo "fu nominato ingegnere camerale, e questo ufficio riguardava appunto la cura dei fiumi, torrenti, molto presenti a Lierna, e dei navigli di Milano.

Leonardo studiò il promontorio di Bellagio per comprenderne: la morfologia; la circolazione delle acque; la prospettiva geografica.

Lecco

Leonardo da Vinci disegnò una pianta di Lecco. Nella Gioconda compaiono, il Monte San Martino e il Ponte Azzone Visconti.

Recentemente è stato ritrovato il Ritratto di Lecco, realizzato da Leonardo da Vinci.

Grotta di Laorca

A Laorca sono presenti un gruppo di Grotte. La Grotta San Giovanni di Laorca è associata agli studi leonardeschi sui sistemi carsici delle montagne lecchesi.

Leonardo studiò le cavità naturali per comprendere: il percorso delle acque sotterranee; l'origine delle sorgenti; i processi erosivi.

Il Resegone