Giunone regge il calice aureo sopra Saturno è un dipinto attribuito al pittore fiammingo Jacob de Backer, con probabili aiuti della sua bottega. Si trova in una collezione privata dopo essere stato venduto all'asta da Christie's.

Descrizione Jacob de Backer era un artista fiammingo che si ispirò molto all'arte manierista italiana, anche se non si sa con certezza se egli si sia mai recato nella penisola italica.Gianeselli 2025, p. 51. Questo quadro, molto vicino a modelli italiani, ritrae Giunone, una divinità della mitologia romana. La dea è ritratta in piedi, in stato di nudità, mentre regge un calice dorato con una mano e allunga l'altra verso un sacchetto purpureo che contiene delle monete d'oro, poggiato su un'ara antica sulla quale sono scolpite delle figure in movimento.Gianeselli 2025, p. 54. È probabile che le monete rimandino a un antico attributo di Giunone, quello di dea Moneta ("ammonitrice" in latino, che è all'origine della stessa parola "moneta"). Al suo fianco si trova un pavone.

Dietro di lei, sdraiato per terra, si trova un uomo anziano che regge delle spighe di grano dietro la schiena: la falce alle sue spalle lo identifica come Saturno, il dio dell'agricoltura. In primo piano, in basso a sinistra, si trova una clessidra coperta da una maschera, che è un simbolo di vanitas. Sullo sfondo si intravede un re che si sta facendo il bagno in un fiume: si tratta di Mida (riconoscibile dalle orecchie d'asino), che così facendo si sta liberando del potere che gli consentiva di tramutare in oro tutto ciò che toccava, compreso il cibo. La clessidra e la falce di Saturno (simboli del tempo), oltre alla storia di Mida, rammentano allo spettatore la vanità dei beni e delle ricchezze terrene.

Il quadro fa parte di una serie di tre soggetti che ritraggono, oltre a Giunone, anche Venere e Minerva (di quest'ultima esiste una tavola a Copenaghen): tre versioni più grandi delle opere (di ubicazione attualmente ignota) sono citate nel libro Le vite degli illustri pittori fiamminghi, olandesi e tedeschi di Karel van Mander, che disse di averle viste nella collezione di un tale signor Oppenberg. Secondo il mito, queste tre dee chiesero a Paride, un pastore troiano, nonché figlio del re Priamo, di scegliere quale tra di loro meritasse la mela d'oro che la dea Eride aveva lasciato al banchetto degli dèi. Una fonte d'ispirazione per la serie potrebbe essere stata l'incisione del Giudizio di Paride su disegno di Raffaello (dove Minerva è ritratta di schiena, come nel quadro in Danimarca), ma anche la serie di divinità romane nelle nicchie incisa da Giovanni Jacopo Caraglio su disegni del Rosso Fiorentino.Gianeselli 2025, p. 53.

Note

Bibliografia

Matteo Gianeselli, "Une Junon de l'entourage de Jacob de Backer", in La Revue des musées de France, n. 3, 2025, pp. 51-55.

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