Biografia I suoi genitori erano due missionari protestanti di nazionalità statunitense, aderenti alla Plymouth Brethren, che pochi mesi dopo la sua nascita lasciarono il Belgio per stabilirsi a Germantown, un sobborgo di Philadelphia, in Pennsylvania. Dal 1944 al 1948 Elisabeth visse in Illinois, studiando greco antico presso il Wheaton College, un college cristiano evangelico, in quanto riteneva che fosse il modo più agevole per tradurre la Bibbia nelle lingue delle popolazioni più remote.

A Wheaton conobbe Jim Elliot, che sposò nel 1953 a Quito dopo che entrambi avevano intrapreso l'attività missionaria presso le popolazioni andine dell'Ecuador orientale. Soli tre anni dopo il matrimonio, a gennaio 1956, suo marito, insieme ad altri quattro missionari, fu ucciso per impalamento mentre tentava di prendere contatti con popolazioni di etnia Waorani. Ciò nonostante, Elisabeth, che aveva da poco partorito una bambina, continuò la missione presso i Quechua per ulteriori due anni, durante i quali conobbe una donna Waorani che le permise di conoscere la lingua. Si trasferì poi presso i Waorani, con i quali rimase fino al 1963, sviluppando per loro un sistema di scrittura.

Rientrata degli Stati Uniti conobbe e sposò Addison Leitch, un teologo di orientamento conservatore della Chiesa episcopale, abbracciandone la confessione. Dopo la morte di Leitch, nel 1973, Elisabeth Elliot tenne alcuni incarichi di insegnamento presso il seminario teologico dove suo marito aveva insegnato. Prese parte anche alla redazione della New International Version, la traduzione della Bibbia in inglese che si sarebbe presto affermata come standard negli ambienti protestanti. Profondamente segnata dall'assenza di una relazione matrimoniale, si sposò per la terza volta, nel 1977, con un seminarista di molti anni più giovane che negli anni successivi avrebbe esercitato nei suoi confronti un atteggiamento autoritario e manipolatorio, limitandone la libertà personale e isolandola anche dall'unica figlia.

Elisabeth Elliot, che era nel frattempo assurta al ruolo di figura femminile di riferimento del movimento evangelico, su posizioni via via più conservatrici, dal 1988 al 2001 condusse quotidianamente il programma radiofonico Gateway to Joy, attraverso il quale propugnava un'immagine patriarcale del rapporto fra coniugi e la repressione sessuale delle donne. Scrisse inoltre 48 libri e divenne una conferenziera, per lo più sotto il controllo del terzo marito che le fungeva da agente, costringendola a tenere discorsi in pubblico, attività che non amava, persino quando la malattia di Alzheimer, da cui era affetta, era giunta a uno stadio avanzato. Si ritirò a vita privata solo nel 2004 quando aveva ormai perso la parola.

Posizioni teologiche Elisabeth Elliot è considerata tra le più singolari e controverse esponenti dell'evangelicalismo statunitense dalla seconda metà del Novecento. A partire dagli anni settanta divenne, negli ambienti evangelici degli Stati Uniti, la paladina della visione conservatrice circa il ruolo della donna nella famiglia e nella società.

La sua figura è stata menzionata da papa Leone XIV nell'enciclica Magnifica humanitas, tra le "donne coraggiose e generose [...] che con il loro impegno hanno contribuito a rendere più umana la storia".

Note

Collegamenti esterni