Biografia Nato nel 1938 a San Michele di Ganzaria, in provincia di Catania, la carriera criminale di La Rocca iniziò negli anni '50, quando fu iniziato alla mafia all'età di 18 anni da Calogero Conti, allora capo della famiglia mafiosa di Ramacca. Inizialmente assegnato come "soldato" nella famiglia mafiosa di Mazzarino, parte del mandamento di Riesi guidato da Giuseppe Di Cristina, la sua ascesa fu caratterizzata da mediazione strategica, rigorosa adesione ai codici tradizionali di Cosa Nostra e una reputazione di brutalità.

Nel 1982, dopo due decenni nella famiglia mafiosa di Mazzarino, La Rocca fondò la propria famiglia mafiosa autonoma a Caltagirone, strettamente legata alla famiglia mafiosa di Catania, guidata da Benedetto Santapaola. Ufficialmente allevatore di bestiame, La Rocca operava nel cuore agricolo della Sicilia, sebbene fosse, di fatto, una figura centrale negli equilibri di potere della mafia. Conosciuto come "il patriarca" e "il grande mediatore", svolse un ruolo chiave nel consolidare i rapporti tra la famiglia mafiosa di Catania e quelle di Palermo, mantenendo stretti legami con la fazione dei Corleonesi guidata da Totò Riina. Si dice anche che abbia dato rifugio al boss mafioso latitante Bernardo Provenzano durante il suo periodo di latitanza.

La Rocca era noto per i suoi metodi spietati. Le testimonianze di pentiti mafiosi, come Antonino Calderone, lo descrivevano come violento e senza remore durante gli omicidi, preferendo lo strangolamento per non attirare l'attenzione. In seguito a una violenta guerra di mafia nel 1998, tentò di riorganizzare le fazioni frammentate di Enna, Agrigento e Caltanissetta, riaffermando il suo ruolo di leader con il supporto del nipote, Gesualdo La Rocca. La sua fedeltà agli arcaici rituali e codici di Cosa Nostra era ben nota, e fu mentore di figure come Maurizio Di Gati, ex boss mafioso di Racalmuto (AG) diventato collaboratore di giustizia, e Salvatore Seminara, che riuscì ad imporre tra il 2008 e il 2014 come suo uomo di fiducia su Caltagirone e sulla provincia di Enna. L'influenza di La Rocca era tale da indurlo a opporsi persino ai candidati preferiti da Provenzano nelle nomine interne alla mafia, evidenziando il suo notevole peso sulle decisioni regionali.

Oltre alle attività criminali, La Rocca si impegnò anche nell'influenza politica locale. In una conversazione intercettata con Sebastiano Rampulla, fratello del noto Pietro coinvolto nell'assassinio del giudice Giovanni Falcone, La Rocca diresse il sostegno elettorale, favorendo in particolare i candidati allineati alla coalizione di centro-destra "Polo delle Libertà" ed escludendone altri. Secondo alcune fonti, sarebbe stato collegato all'ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, sebbene tali affermazioni siano state smentite dalla difesa legale di Lombardo.

Anche la famiglia di La Rocca era profondamente radicata nella rete mafiosa. Suo figlio, Francesco Gioacchino, e suo nipote, Gesualdo, ricoprivano entrambi ruoli all'interno dell'organizzazione, con quest'ultimo condannato all'ergastolo per reati di mafia.

Negli ultimi anni della sua vita, La Rocca soffrì di gravi problemi di salute. Dopo un periodo di detenzione nel carcere di Opera, gli furono concessi gli arresti domiciliari nella sua città natale per motivi di salute. Tale misura fu poi revocata, portando al suo trasferimento all'Ospedale Cannizzaro di Catania e successivamente al carcere di Bari, dotato di infermeria interna. Nell'ultimo mese di vita, le sue condizioni peggiorarono e fu trasferito al Policlinico di Bari in regime di custodia cautelare. Francesco La Rocca morì il 22 dicembre 2020, all'età di 82 anni.

Note

Voci correlate Mafia Cosa Nostra Antonino Calderone Salvatore Riina Bernardo Provenzano Pietro Rampulla Benedetto Santapaola Sebastiano Rampulla

Categoria:Mafiosi di Cosa nostra