Il palazzo d'Avalos è un complesso monumentale situato nel borgo fortificato di Terra Murata, il punto più alto dell'isola di Procida, in provincia di Napoli. Eretto nel XVI secolo per volontà del cardinale Innico d'Avalos d'Aragona, fu in origine residenza nobiliare della famiglia d'Avalos, quindi residenza reale borbonica, poi scuola militare e infine carcere fino alla definitiva chiusura nel 1988. Il complesso, con i suoi circa ventimila metri quadrati di superficie coperta, rappresenta uno dei beni più importanti del patrimonio architettonico dell'isola.

Storia Origini cinquecentesche e la famiglia d'Avalos Il palazzo fu edificato intorno al 1563 per volontà del cardinale Innico d'Avalos d'Aragona, appartenente alla famiglia d'Avalos, che governò l'isola per circa due secoli. Il cardinale affidò il progetto agli architetti Cavagna e Tortelli, che realizzarono una residenza signorile destinata anche a fungere da fortezza a difesa dell'isola dalle scorrerie dei pirati saraceni. Il palazzo fu circondato da un'imponente cinta muraria che trasformò l'antico borgo di Terra Casata, ridando all'insediamento il nome di Terra Murata – letteralmente «la terra cinta di mura» – con cui è ancora oggi conosciuto. La costruzione del palazzo diede inoltre impulso allo sviluppo urbanistico dell'isola, favorendo la nascita del borgo di Marina Corricella.

In origine il complesso ospitava ricevimenti e banchetti ed era sede delle funzioni di governo dell'isola. La sua posizione sopraelevata garantiva un'efficace controllo visivo sull'intero Golfo di Napoli e sulle rotte marittime. L'unico accesso al complesso era il cosiddetto Portale di Ferro, situato al termine della salita di via del Castello.

Residenza reale e carcere Nel 1743 in transazione dei diritti che il Fisco vantava sulla Casa d'Avalos, con decreto della Regia Camera della Sommaria del 16 ottobre, Procida fu incorporata insieme con Ischia al Regio Fisco o Curia. Nel 1744 Procida fu annoverata tra i beni allodiali del Re. Nel 1735, il palazzo fu destinato a prima riserva di caccia reale del regno, precedendo per questa funzione i complessi del Casertano. A partire dal 1738 fu utilizzato come residenza reale estiva da Carlo III e in seguito da Ferdinando IV.

Con il completamento della Reggia di Caserta e di Capodimonte, il palazzo perse il rango di residenza reale. Nel 1815 vi fu istituita una scuola militare. Nel 1830, per volontà di Ferdinando II delle Due Sicilie, il complesso fu trasformato in bagno penale del Regno, subendo ampliamenti e trasformazioni che modificarono profondamente l'assetto interno dell'edificio. Secondo alcune interpretazioni storiche, la scelta di Ferdinando II fu in parte motivata da ragioni punitive nei confronti dei Procidani, che avevano sostenuto la Repubblica Napoletana del 1799.

Dopo l'Unità d'Italia il complesso continuò a funzionare come penitenziario di massima sicurezza dello Stato italiano. All'interno del carcere prestò servizio anche un opificio per la lavorazione della canapa, che impiegava i detenuti.

Tra i detenuti più celebri si ricordano, nell'XIX secolo, lo scrittore e patriota Luigi Settembrini e il militare Cesare Rosaroll; durante il periodo fascista qui trovò la morte Romolo Tranquilli, fratello di Ignazio Silone, mentre dopo la fine della guerra vi furono reclusi diversi gerarchi e militari del passato regime, tra cui Rodolfo Graziani, Junio Valerio Borghese e Attilio Teruzzi.

La riforma carceraria del 1975 impose la chiusura di diversi istituti di pena. Il carcere cosiddetto «vecchio», corrispondente al corpo storico del palazzo, fu chiuso nel 1978; il carcere «nuovo», edificato in un corpo adiacente, cessò invece la sua attività nel 1988.

Recupero e valorizzazione

Dopo oltre trent'anni di abbandono, il palazzo fu riaperto al pubblico nel dicembre 2016 grazie a un processo di riqualificazione avviato dal Comune di Procida. Il progetto di valorizzazione prevede la trasformazione del complesso in un polo artistico-culturale di rilevanza internazionale, con una componente ricettiva. Il ruolo del palazzo nella rinascita culturale dell'isola si è ulteriormente consolidato in occasione del titolo di Procida Capitale italiana della cultura 2022.

Descrizione

L'esterno Il palazzo sorge all'interno della cinta muraria cinquecentesca di Terra Murata, sul promontorio più elevato di Procida. L'architettura esterna conserva elementi del Rinascimento meridionale, con alti soffitti e strutture in tufo locale. La posizione, affacciata a strapiombo sul mare, rende il complesso visibile da tutta la baia di Marina Corricella e dal canale di Procida sottostanti, e costituisce il soggetto della fotografia più diffusa dell'isola.

Il complesso carcerario Nel corso degli ampliamenti ottocenteschi l'edificio originario fu profondamente trasformato per adeguarsi alla funzione penitenziaria. Il percorso di visita attuale attraversa il cortile – dove è ancora conservata la carcassa arrugginita del camioncino che trasportava i detenuti dal porto, menzionato da Elsa Morante ne L'isola di Arturo – la caserma delle guardie, l'edificio delle celle singole, il padiglione delle guardie, l'edificio dei veterani, la medicheria con il tavolo operatorio originale, e i saloni dove sono ancora visibili le strutture architettoniche rinascimentali e i soffitti a cassettoni. Nelle stanze sono ancora presenti oggetti appartenuti ai detenuti, tra cui indumenti, scarpe e attrezzature dell'opificio per la lavorazione della canapa.

Il palazzo nella cultura Elsa Morante ambientò il suo romanzo L'isola di Arturo (1957) sull'isola di Procida; nella narrazione compaiono elementi riconducibili all'atmosfera del palazzo e al camioncino che conduceva i prigionieri al carcere.

Nel 1971 alcune scene del film Detenuto in attesa di giudizio, diretto da Nanni Loy e interpretato da Alberto Sordi, furono girate negli ambienti del palazzo.

Note

Bibliografia

Voci correlate D'Avalos Procida Terra Murata Innico d'Avalos d'Aragona L'isola di Arturo

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Palazzi della città metropolitana di Napoli Categoria:Architetture di Procida Categoria:D'Avalos Categoria:Carceri italiane storiche Categoria:Architetture rinascimentali della Campania Categoria:Residenze reali borboniche in Campania