La città di Napoli ha sempre avuto un ruolo centrale nella storia del teatro europeo. Sede di una delle prime scuole musicali del mondo, patria del melodramma e della commedia dell'arte e del personaggio di Pulcinella, Napoli ha visto nascere, trasformarsi e scomparire centinaia di teatri nel corso dei secoli, costruendo una tradizione scenica unica al mondo.

Napoli antica: da Neapolis a Roma

Le prime testimonianze di edifici per lo spettacolo a Napoli risalgono all'epoca greca. Nel cuore dell'antica Neapolis, presso il decumano superiore, sorgeva il leggendario Teatro Romano, simbolo di grandezza e gloria di una città che custodiva il retaggio immortale della cultura ellenica. Nato nel I secolo a.C. sulle vestigia di un edificio greco del IV secolo a.C., questo luogo fu consacrato alle arti.

Teatro romano di Neapolis (teatro dell'Anticaglia)

Il Teatro Romano di Neapolis, detto anche teatro dell'Anticaglia, è un sito archeologico che sorge nel cuore del centro storico di Napoli, nel decumano superiore, tra via Anticaglia a nord, via San Paolo a ovest e vico Giganti a est. Insiste nella parte sottostante il vico Cinquesanti, che lo divide verticalmente. Il teatro presenta la tipica forma semicircolare dei teatri greci. I resti emersi ne denunciano la grande mole: la cavea, che mostra in alcuni tratti ancora i marmi di rivestimento originali delle gradinate e alcuni vomitori (gli accessi alle gradinate), poteva ospitare fino a circa 5.000 spettatori.

Il teatro vide le gesta di Ottaviano Augusto. L'imperatore Claudio offrì al popolo rappresentazioni in onore del fratello Germanico, mentre Nerone, in occasione di un terremoto che interpretò come il favore degli dèi, costrinse il pubblico a restare e acclamare la sua ode. Tacito e Svetonio narrano di applausi orchestrati, giovani plebei che battevano mani e piedi.

Una delle peculiarità del teatro romano è la sua progettazione antisismica: i Romani avevano compreso la direzione in cui si propagava l'onda sismica, e per questo il teatro fu costruito con la tecnica dellopus mixtum, che combinava il reticolatum, per disperdere l'onda, con il latericium, per bloccarla. Sono ancora visibili due massicce arcate lungo via Anticaglia, che in epoca romana facevano parte delle sostruzioni a rinforzo dell'esterno del teatro.

Con la caduta dell'Impero romano la struttura venne abbandonata. Nei secoli gli ambienti interni furono adoperati come stalle, cantine, depositi e botteghe, mentre tra il XV e il XVII secolo fu sopraffatto dalla costruzione di vari edifici e dall'apertura di Vico Cinquesanti. Le prime campagne di scavo, riscoperte nel 1859, iniziarono nel 1881; solo dal 1997 furono intrapresi importanti lavori di recupero che permisero l'affioramento della parte ovest della media cavea.

Nel Medioevo e nel Rinascimento

Come per altre città italiane, il teatro medievale a Napoli non lascia testimonianze architettoniche significative giunte fino a noi. La tradizione dello spettacolo si esprimeva principalmente attraverso rappresentazioni sacre, processioni, tornei e feste di corte, senza edifici stabili destinati specificamente alla rappresentazione.

Con il Rinascimento, le corti aragonesi e poi spagnole favorirono la nascita di spettacoli di corte. In questo periodo fu attivo, nel Palazzo Reale di Napoli, il Teatrino di corte, destinato alle rappresentazioni per la famiglia reale e i cortigiani.

Nel Seicento: i primi teatri stabili

Il XVII secolo segnò a Napoli la nascita dei primi teatri stabili, in corrispondenza con l'affermarsi del melodramma e la nascita della Scuola musicale napoletana.

Teatro San Bartolomeo

Il Teatro San Bartolomeo fu il principale teatro d'opera partenopeo del Seicento e primo Settecento, antesignano diretto del Teatro di San Carlo. Era nato come investimento della Casa Santa degli Incurabili ai fini di un aumento dei propri introiti mediante il fitto della sala – si era così giustificata l'"immoralità" del rappresentare favorendo le attività di un pio istituto; sopravvissuto alle traversie belliche e ai tumulti cittadini, era stato convertito al genere melodrammatico fino a subire modifiche strutturali di ogni sorta per adeguarsi alle necessità di un pubblico sempre più esigente. In questo teatro furono ospitate le opere dei maggiori compositori del primo Settecento, tra cui Alessandro Scarlatti. Fu demolito nel 1737, in seguito all'apertura del San Carlo.

Teatro dei Fiorentini

Il Teatro dei Fiorentini fu uno dei principali palcoscenici della Napoli secentesca e settecentesca. Pur essendo inizialmente sede del teatro della commedia spagnola, iniziò a rappresentare anche spettacoli in musica, e in particolare dell'opera buffa scritta in dialetto napoletano. Il successo fu grande e si comprese la necessità di aprire nuovi teatri da destinare a questo genere, dando impulso alla costruzione del Teatro La Pace e del Teatro Nuovo nel 1724. Il Fiorentini rimase attivo fino al XIX secolo, prima di cessare le attività.

Teatro San Carlino

Il Teatro San Carlino fu costruito nel 1740 per volere di Gennaro Brancaccio, che gli diede il nome in evidente contrapposizione con il grande Teatro di San Carlo. Situato in piazza Municipio, fu il tempio per eccellenza della commedia popolare napoletana e della maschera di Pulcinella. Dal 1770 in quel piccolo teatro passarono Vincenzo Cammarano, Salvatore Petito e il figlio Antonio Petito, fino ad arrivare al grande Eduardo Scarpetta. Fu proprio Salvatore Petito a portare per la prima volta sul palco del San Carlino la maschera di Pulcinella. Antonio Petito, figlio d'arte, divenne celebre per la sua interpretazione di Pulcinella, un ruolo che seppe rivitalizzare con uno stile nuovo e personale. Con Petito si rideva amaramente, ma si poteva prendere in giro la miseria, la fame e la paura, e grazie a questo formidabile interprete il San Carlino divenne il punto di ritrovo del teatro satirico per i napoletani e anche per coloro che venivano da fuori. Il 6 maggio 1884, durante il risanamento che sventrò Napoli, fu decisa la demolizione degli isolati sul lato destro di piazza Municipio, causando la perdita del San Carlino.

Nel Settecento: la capitale mondiale dell'opera

Il XVIII secolo rappresentò il periodo di massimo splendore del teatro napoletano, elevando la città a capitale europea del melodramma e a punto di riferimento per tutta la musica occidentale. La Napoli teatrale settecentesca, tra melodramma barocco, Zeno e Metastasio, attraverso San Bartolomeo, Fiorentini, San Carlo, Nuovo e Fondo, visse tutta l'esperienza melodrammatica settecentesca nei suoi diversi aspetti: quello scenico e spettacolare, quello musicale, con una ricchissima teoria di compositori come Scarlatti, Piccinni, Cimarosa, Sarro, Paisiello, Gluck; quello artistico-canoro, con la schiera degli evirati cantori come Farinelli e Caffariello; e quello della danza.

Teatro di San Carlo

Accanto a Piazza del Plebiscito, simbolo della città di Napoli, sorge il tempio lirico italiano, con una data di nascita che anticipa di 41 anni la Scala di Milano e di 55 la Fenice di Venezia. Il Teatro di San Carlo è stato costruito nel 1737, per volontà del re Carlo III di Borbone fortemente intenzionato a dare alla città un nuovo teatro che rappresentasse il potere regio. Il progetto fu affidato all'architetto Giovanni Antonio Medrano, Colonnello Brigadiere spagnolo di stanza a Napoli, e ad Angelo Carasale, già direttore del San Bartolomeo, che completò la "real fabrica" in circa otto mesi con una spesa di 75.000 ducati.

L'anno 1799 rappresentò per Napoli una parentesi breve ma che diffuse alto il suo grido in tutta Europa: pochi mesi di fervore giacobino in cui donne e uomini, dal palco militante del Lirico, ribattezzato Teatro Nazionale di San Carlo, si fecero promotori degli ideali di libertà, fraternità e uguaglianza. Oggi il San Carlo è patrimonio UNESCO e il più antico teatro d'opera del mondo ancora in attività.

Teatro Nuovo

Il Teatro Nuovo è un teatro situato in via Montecalvario, nei Quartieri Spagnoli. L'edificio originario, una sala d'opera progettata da Domenico Antonio Vaccaro, fu completato nel 1724; era conosciuto anche come Teatro Nuovo sopra Toledo e Teatro Nuovo de Montecalvario. Il teatro si specializzò nel genere dell'opera buffa e vide le prime mondiali di centinaia di opere nel periodo di massima attività. Tra queste, quindici opere di Domenico Cimarosa e sette di Gaetano Donizetti. L'edificio attuale è il terzo sorto sul sito, dopo le distruzioni per incendio del 1861 e del 1935. Nel giugno del 1930 vi giunsero i fratelli Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, che vi portarono in scena Sik-Sik l'artefice magico.

Teatro Mercadante (già Teatro del Fondo)

Il teatro fu costruito nel 1776 da Francesco Sicuro grazie ai beni dei Gesuiti dopo la loro espulsione dalla città di Napoli; proprio per questo è noto anche come Teatro di Fondo (fondo di separazione dei lucri: beni confiscati). Fu inaugurato nel 1779 con l'opera L'infedele fedele di Gian Battista Lorenzi, musicata da Domenico Cimarosa.

Nel 1799, con la nascita della Repubblica Partenopea, il teatro assunse il nome di Teatro Patriottico. Nel 1809 il famoso impresario Domenico Barbaja, già gestore del Real Teatro San Carlo, divenne anche direttore del Fondo fino al 1829. Nel corso dell'Ottocento ospitò musicisti come Gioacchino Rossini, Gaetano Donizetti, Vincenzo Bellini e Giuseppe Verdi. Con l'Unità d'Italia i teatri reali San Carlo e Fondo passarono allo Stato. Nel 1870 il teatro cambiò nome in onore di Saverio Mercadante, musicista pugliese formatosi a Napoli. Nel 1914 ospitò una discussa «Serata Futurista» organizzata da Filippo Tommaso Marinetti. Nel 1963 chiuse per inagibilità, e fu poi trasferito dal demanio al Comune di Napoli. Oggi è gestito dal Teatro Stabile di Napoli.

Teatro San Ferdinando

Il Teatro San Ferdinando fu costruito nel 1791, nella zona di Ponte Nuovo, su disegno dell'architetto Camillo Leonti e decorato dal toscano Domenico Chelli; venne inaugurato con l'opera di Domenico Cimarosa Il falegname. Dedicato al re Ferdinando I, il teatro attraversò alterne vicende nel corso dell'Ottocento, passando dalla lirica alla prosa e alla sceneggiata popolare. Il 3 settembre 1943 le bombe americane provocarono gravi danni. Dopo la guerra il vecchio impresario Golia decise di venderlo: lo comprò Eduardo De Filippo, il 25 febbraio 1948, investendo nella ricostruzione del teatro tutti i suoi guadagni e indebitandosi con le banche. Il nuovo San Ferdinando riaprì il 22 gennaio 1954. Nel 1996 fu donato da Luca De Filippo al Comune di Napoli; riaperto dopo restauri nel settembre 2007. Oggi è gestito dal Teatro Stabile di Napoli.

Nell'Ottocento: la grande stagione borghese

L'Ottocento napoletano fu segnato dalla vivacità della scena musicale e teatrale, con la fioritura di nuovi teatri destinati alla crescente borghesia cittadina.

Teatro Bellini

La storia del Teatro Bellini ha inizio nel 1864 quando l'avvocato napoletano barone Nicola Lacapra Sabelli commissionò all'architetto Carlo Sorgente la realizzazione di un teatro in quella che è l'attuale via Vincenzo Bellini, nell'ambito della cosiddetta bonifica delle Fosse del Grano. Inaugurato nel 1878, fu intitolato al compositore Vincenzo Bellini. Per quasi un secolo ospitò spettacoli di ogni genere, dall'opera lirica alla commedia, dal varietà alla prosa. Negli anni Sessanta del Novecento conobbe una fase di decadenza, culminata in un incendio che lo chiuse per oltre vent'anni. Nel 1986 e nel 1988, grazie all'iniziativa di Tato Russo, prese avvio il percorso di rinascita del teatro. Oggi è gestito dalla Fondazione Teatro di Napoli ed è riconosciuto dal Ministero della Cultura come Teatro di Rilevante Interesse Culturale.

Teatro Sannazaro