Borrello (in alcuni documenti e reperti anche Burello o Borello) è stato un borgo della Calabria, raso al suolo dal terremoto del 1783. I suoi ruderi si trovano oggi nel territorio dei comuni di Candidoni e Serrata, all'interno della città metropolitana di Reggio Calabria.

Origine del nome L'origine del toponimo Borrello è presumibilmente di natura geomorfologica. Il vocabolo si ricollega alle voci borro e burratello, espressioni utilizzate per descrivere un territorio impervio, caratterizzato da gole scoscese in cui defluiscono i torrenti. Alcuni etimologisti ipotizzano che il nome possa derivare da un personaggio storico chiamato Borello (o Borrello), vissuto in epoca normanna, oppure dal termine borro inteso nell'accezione di "colore rosso".

Storia Le origini dell'insediamento vengono generalmente ricondotte ai secoli IX-X, nel contesto delle migrazioni delle comunità costiere verso l'interno, motivate dalla necessità di sfuggire sia alle incursioni saracene sia all'insalubrità dei litorali. Una tesi alternativa, priva tuttavia di riscontri unanimi, ne colloca la nascita già in epoca romana, durante la seconda guerra punica.

Borrello capoluogo della contea (XI-XVI secolo) Con l'avvento dei Normanni intorno all'XI secolo, e con il consolidamento del sistema feudale, Borrello divenne il cuore politico e amministrativo della vasta Contea omonima.

Tra il XII e il XVIII secolo, il controllo di Borrello fu caratterizzato da una continua alternanza di dominazioni e passaggi di proprietà tra importanti casate nobiliari:

Le origini normanno-sveve (XI-XII secolo): Il governo della città e del territorio fu inizialmente legato alla dinastia normanna degli Altavilla (a partire da Guglielmo) e ai loro discendenti. Nel 1193, in seguito alla morte di re Tancredi, il borgo si sottomise all'imperatore Enrico VI, segnando il passaggio di Borrello sotto il controllo della casa Svevia (Hohenstaufen). Periodo Svevo-Angioino (XIII secolo): Governato inizialmente dagli Appardo, il borgo si trovò al centro delle lotte tra Manfredi di Svevia e i Ruffo di Catanzaro, per poi passare sotto il controllo angioino (Brienne, Sirini) e l'affidamento all'ammiraglio Ruggero di Lauria nel 1290. I Ruffo e i Sanseverino (XIV-XV secolo): Nel 1324 fu acquisito dai Ruffo di Catanzaro e successivamente (1368) dai Sanseverino, che lo mantennero per diverse generazioni. La fase aragonese e il demanio regio (XV secolo): Dopo brevi passaggi ai Capece e ai Santangelo, tornò brevemente ai Ruffo prima di essere assegnato dagli Aragonesi agli d'Alagno e agli Arcamone. A fine secolo, in seguito a una congiura, fu confiscato e donato nel 1487 a Isabella d'Aragona.

Il declino Il destino di Borrello fu segnato da un progressivo e secolare declino socio-economico e strutturale, iniziato ben prima del XVIII secolo. Le lotte tra fazioni angioine e aragonesi prima, e tra francesi e spagnoli poi, ne fiaccarono precocemente lo sviluppo. All'inizio del XVII secolo, Borrello imboccò una fase di drastico spopolamento che, nel giro di pochi decenni, lo ridusse a un centro quasi deserto. Questa condizione di abbandono è documentata già nel 1612 da una relazione di monsignor Felice Centini, il quale descriveva l'abitato come un «castello che per la desolazione dei tempi è quasi privo di abitanti». Il progressivo svuotamento e la perdita di rilevanza del borgo trovarono un riscontro istituzionale nel 1637, quando Borrello risulta aver perso lo status di capoluogo per essere formalmente aggregato a Laureana in qualità di casale. Il declino del borgo iniziò quindi già nel Cinquecento, e successivamente accelerato dai frequenti sismi – in particolare quelli del 1638 e del 1659 – e dalle continue alluvioni che ne compromettevano la stabilità idrogeologica.

Lo stato di abbandono è documentato già nella relatio del 1612 del vescovo Centini, il quale registrava la parrocchiale della Santissima Trinità in condizioni precarie; la crisi era tale da spingere il presule a descrivere Borrello come un "castello che per la desolazione dei tempi è quasi privo di abitanti". Parallelamente, tra il XV e il XVII secolo, si assistette al progressivo esaurimento della sua antica rete monastica. Sebbene nel 1622 figurasse ancora come capoluogo, il centro perse questo primato poco dopo, risultando declassato a casale di Laureana già nel 1637. Testimonianza dell'ormai avanzato degrado emerge anche dal sinodo del 1692, in cui monsignor Paravicino annotava come l'unica chiesa rimasta, intitolata a San Giovanni, versasse in totale rovina (jacet in ruinis).

Pochi anni prima del catastrofico sisma del 1783, Uriele Napoleone, curiale della diocesi di Mileto, descriveva così il progressivo spopolamento del luogo:

Secondo la testimonianza dell'ultimo parroco, scampato al terremoto del 1783, la popolazione rimasta nell'ormai decaduto centro abitato contava appena 68 residenti nell'immediata vigilia del disastro.

L'abbandono definitivo del sito

Borrello venne gravemente danneggiata dal terremoto del 27 marzo 1638 ("disastro della Domenica delle Palme") e nuovamente dal terremoto del 6 novembre del 1659. Il sisma del 1783 ne determinò l'abbandono definitivo. Le vittime furono 8 su un totale di circa 70 abitanti.

Nonostante i tentativi del sindaco di Laureana Girolamo Paparo di deliberare una ricostruzione nell'ottobre del 1783, le autorità governative opposero un definitivo rifiuto formale nel 1796. Un documento del 1811 ne sancì ufficialmente la scomparsa: «Borrello desolato dalle costituzioni autunnali più non esiste».

Note

Bibliografia Marzano G.B., L'arma di Laureana di Borrello, Tipografia Passafaro, Monteleone 1903 Marzano G.B., Cenno storico intorno a Laureana di Borrello, Tip. Editrice Popolare, Laureana di Borrello 1915: Fonte Fedele, Laureana di Borrello, Frama Sud. Chiaravalle Centrale 1983; Liberti Rocco, Percorsi storici delle Comunità della Piana di Terranova, II, "Quaderni Mamertini" n. 38, Bovalino 2003 Liberti Rocco, Da Laureana a Laureana di Borrello, in "Calabria Sconosciuta", Reggio Calabria, 2013 Liberti Rocco, Percorsi storici delle Comunità della Piana di Terranova II Acquaro, Anoia, Cinquefrondi, Galatro, Laureana, Melicuccà, Molochio, Rosarno, Sant'Eufemia in "Quaderni Mamertini" n. 38, Bovalino, 2016.

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