All'inizio dell'invasione tedesca dell'Unione Sovietica, le sue forze collaborarono temporaneamente con quelle tedesche contro l'URSS, ma in seguito entrarono in conflitto anche con esse.

Adottò il nom de guerre Taras Bulba, ed è comunemente conosciuto come Taras Bulba-Borovets. Lo pseudonimo riprende il protagonista dell'omonimo romanzo Taras Bul'ba, scritto da Nikolaj Gogol, autore nato in Ucraina ma inserito nella tradizione letteraria russa.

Biografia Infanzia e adolescenza Nato nel villaggio di Bystrychi, Taras Dmytrovych Borovets proveniva da una famiglia contadina numerosa, guidata dal padre Dmytro Borovets.

La famiglia, nota anche come Bulba-Borovets, era composta da nove figli e disponeva di poche terre. Fin da bambino Taras venne soprannominato "Bulba" dai fratelli maggiori per il suo naso, che ricordava una patata; il soprannome inizialmente lo ferì. In seguito, dopo aver letto a scuola il romanzo Taras Bul'ba, iniziò a considerarlo motivo di orgoglio.

La sua infanzia fu segnata anche dai racconti del nonno Yuliyan, che narrava le vicende di un presunto antenato della famiglia Borovets combattente al fianco dell'hetman Ivan Mazeppa contro Pietro I di Russia]. Il primo libro da cui imparò a leggere fu il Kobzar di Taras Hryhorovyč Ševčenko, donato da un ex militare dell'esercito della Repubblica Popolare Ucraina.

A partire dai quattordici anni lavorò in una cava di pietra. Attraverso lo studio costante riuscì a ottenere un'istruzione generale, mentre l'attività politica gli valse una certa autorità tra gli operai. Nel 1930 svolse il servizio militare nell'esercito polacco e nel 1937 sposò Anna Opachenska, figlia di un colono ceco di Luc'k. Con il tempo divenne proprietario di una cava di granito nero e avviò un'attività economica di successo.

Decise di attraversare clandestinamente il confine sovietico per osservare direttamente la vita nell'Unione Sovietica, maturando un giudizio fortemente critico su ciò che vide. Vivendo a pochi chilometri dal confine sovietico-polacco, fu inoltre esposto alle informazioni e alle testimonianze sulla carestia che colpì l'Ucraina sovietica, con numerosi casi di persone che tentavano di attraversare illegalmente il confine in cerca di cibo.

Attività rivoluzionaria Nel 1932, insieme ad alcuni amici, fondò un'organizzazione clandestina chiamata "Rinascita Nazionale Ucraina" (UNV), con l'obiettivo principale di svolgere attività culturali ed educative, in particolare tra i giovani. L'organizzazione si richiamava alla linea statalista di Symon Petliura.

A causa della sua attività politica, fu internato nel campo di detenzione polacco di Bereza Kartuska. Dopo circa nove mesi, fu rilasciato, ufficialmente per buona condotta, ma con il divieto di risiedere nelle aree di confine.

Dopo l'invasione della Polonia nel 1939, raggiunse il Governatorato Generale sotto occupazione tedesca e ristabilì i contatti con la dirigenza della Repubblica Popolare Ucraina (UNR) a Varsavia. Gli fu poi indicato di tornare nell'area di Sarny per organizzare una formazione militare, cosa che fece nell'agosto 1940.

In seguito all'annessione sovietica dell'Ucraina occidentale, Borovets organizzò in Volinia una rete clandestina di resistenza anti-sovietica, dalla quale si sviluppò il gruppo partigiano noto come Polissian Sich.

Polissian Sich All'inizio di luglio 1941, dopo l'avvio dell'Operazione Barbarossa, il comando militare tedesco nelle retrovie del Gruppo d'armate Sud nominò Borovets responsabile di una milizia ucraina nel distretto di Sarny. L'8 agosto 1941 il comando della 213ª divisione di sicurezza della Wehrmacht autorizzò la formazione del Polissian Sich, con una forza iniziale di circa uomini.

Il rapporto tra questa formazione e la successiva e più nota Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) è oggetto di dibattito storiografico, poiché alla fine del 1941 Borovets ribattezzò il proprio gruppo con lo stesso nome, anticipando l'adozione della denominazione da parte dell'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (fazione OUN-B) per le proprie forze.

Le autorità militari tedesche elogiarono l'unità per le operazioni condotte contro le truppe sovietiche in ritirata. Il Polissian Sich fu ufficialmente sciolto per ordine tedesco il 16 novembre 1941, nell'ambito di una politica volta a sottoporre le milizie nazionaliste a un controllo diretto.

Borovets affermò di aver rifiutato le richieste tedesche di partecipare alle uccisioni di massa della popolazione ebraica; tuttavia, la formazione fu coinvolta in violenze e pogrom contro la popolazione ebraica a Olevs'k e in altre azioni condotte nell'area insieme alle forze tedesche, inclusa l'uccisione di centinaia di persone nella stessa località nel novembre 1941. Coerentemente con l'ideologia antiebraica attribuita all'unità, il suo giornale Haidamaka pubblicò alla fine del 1941 contenuti di carattere apertamente antisemita.

Dopo lo scioglimento ufficiale, Borovets mantenne un piccolo nucleo di uomini, che divenne la base delle sue successive attività partigiane contro le autorità tedesche.

Esercito Insurrezionale Ucraino Primi passi dell'UPA A partire dalla primavera del 1942, gruppi sotto il comando di Borovets iniziarono a colpire anche reparti della Gestapo tedesca, parallelamente agli scontri con i partigiani sovietici. Nel giugno dello stesso anno, Borovets inviò una lettera al Reichskommissar Erich Koch, accusando la sua amministrazione di repressioni nei confronti della popolazione ucraina.

L'operazione più nota del Polissian Sich fu un importante sabotaggio a Šepetivka il 19 agosto 1942. L'azione colpì il trasporto militare tedesco ed era concepita come un'operazione "silenziosa", con l'obiettivo di disarmare i soldati della Wehrmacht piuttosto che ingaggiarli in combattimenti diretti. Durante il raid, i partigiani catturarono quattro treni e ne liberarono altri due destinati al lavoro forzato in Germania. Nelle sue memorie, Borovets sostenne in seguito di non aver "versato sangue tedesco".

Il 15 settembre 1942 venne pubblicato il testo noto come "La legge del partigiano ucraino", in cui per la prima volta le formazioni sotto il suo comando venivano indicate come "Esercito Insurrezionale Ucraino" (UPA). Nello stesso periodo Borovets avviò colloqui con i partigiani sovietici comandati da Dmitrij Nikolaevič Medvedev. Non si raggiunse un accordo, poiché Borovets rifiutava la subordinazione al comando sovietico e temeva possibili ritorsioni contro la popolazione civile ucraina. A pesare erano anche divergenze ideologiche, dato il suo legame con il governo in esilio della Repubblica Popolare Ucraina. Nonostante ciò, tra le due parti venne mantenuto un accordo di neutralità fino alla primavera del 1943.

Parallelamente ai negoziati con i sovietici, Borovets cercò anche un'intesa con le autorità tedesche. Il 23 novembre 1942 si svolse un incontro a Berezne con l'Obersturmbannführer Bruno Pfütze, capo della polizia di sicurezza e dell'SD nel distretto generale Volinia-Podolia. Pütze affermò che i contatti erano stati avviati poiché le forze di Borovets non avevano mai ricevuto ordini di "versare sangue tedesco". Propose l'inserimento delle sue unità nelle formazioni ausiliarie controllate dai tedeschi, gli Schutzmannschaften, per combattere i partigiani sovietici.

Nella corrispondenza successiva, Borovets rifiutò formalmente l'offerta e avanzò controproposte che includevano la liberazione dei prigionieri politici ucraini e il riconoscimento di una repubblica ucraina indipendente, richieste che vennero respinte. Nel marzo 1943 elaborò infine un nuovo piano di cooperazione contro le forze sovietiche, basato su alcuni principi: cambiamento della politica occupazionale tedesca verso gli ucraini, fornitura di equipaggiamento militare ai partigiani ucraini e formalizzazione della cooperazione sotto la struttura di un "movimento partigiano ucraino indipendente".

Borovets propose la creazione di un esercito partigiano di 40.000 uomini, ma le proposte non furono attuate dai tedeschi e rimasero solo sulla carta.

Esercito rivoluzionario del popolo ucraino Il 22 febbraio 1943 Borovets avviò negoziati con la dirigenza dell'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini per unificare i movimenti nazionalisti ucraini. La proposta prevedeva che la sua Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) diventasse la struttura militare delle forze unite, con rappresentanti dell'OUN-B nello stato maggiore generale. Borovets rifiutò però la richiesta dell'OUN-B di subordinare le sue forze al proprio comando e contestò la loro ideologia definita "totalitaria".

Nel maggio successivo, l'OUN-B interruppe i negoziati e iniziò a utilizzare la denominazione “UPA” per le proprie formazioni armate. Di conseguenza, il 20 luglio 1943 il gruppo di Borovets cambiò nome in Esercito Nazionale Rivoluzionario Ucraino (UNRA) per distinguersi dall'UPA dell'OUN-B.

Borovets si dichiarò contrario all'uso del terrore contro le minoranze nazionali, in particolare contro i polacchi. Tuttavia, alcune unità sotto il suo controllo furono comunque coinvolte in azioni anti-polacche. Dopo il suo rifiuto di subordinarsi all'OUN-B, le sue forze furono attaccate da reparti dell'OUN-B: alcune furono distrutte, altre integrate nelle loro strutture. La moglie, Anna Opochens'ka, sarebbe stata presumibilmente catturata e uccisa da membri dell'OUN-B.

Borovets e i suoi uomini rimanenti si ritirarono quindi in aree controllate dai partigiani sovietici per sfuggire alla pressione dell'OUN-B. Nel settembre 1943 il gruppo fu sconfitto nella regione e Borovets riuscì a fuggire. Il 5 ottobre 1943 ordinò lo scioglimento delle formazioni residue e la loro clandestinizzazione. Nel novembre dello stesso anno lasciò ciò che restava del suo gruppo e si recò a Varsavia per tentare nuovi contatti con le autorità tedesche.

Fine della guerra ed emigrazione Nel novembre 1943, durante negoziati politici con funzionari tedeschi a Varsavia, Borovets fu arrestato dalla Gestapo e internato nel campo di concentramento di Sachsenhausen. Nell’autunno 1944, quando le autorità tedesche cercarono di ottenere nuovamente il sostegno ucraino nel corso della guerra, fu liberato.

Gli fu imposto di adottare il nome di copertura Kononenko e, sotto questa identità, guidò la formazione di un distaccamento ucraino di forze speciali di circa 50 uomini nell'ambito della Waffen-SS. Il reparto avrebbe dovuto essere paracadutato dietro le linee dell'Armata Rossa per condurre attività di guerriglia, ma questi piani non furono mai realizzati.

Verso la fine della guerra, alcune unità ucraine collaborazioniste chiesero di essere trasferite dal fronte orientale per potersi arrendere alle forze alleate occidentali. Il distaccamento di Borovets si arrese agli Alleati il 10 maggio 1945 e i suoi membri furono internati a Rimini, in Italia.

Le informazioni sulla sua localizzazione nel dopoguerra sono discordanti. Alcune fonti indicano l'emigrazione in Canada o negli Stati Uniti nel 1948. Secondo documenti interni dei servizi segreti sovietici, invece, sarebbe rimasto per un periodo nella Germania Ovest, lavorando in una scuola di intelligence americana e recandosi negli Stati Uniti nel 1953 per incontrare il direttore della CIA Allen Dulles; tale affermazione non è confermata da altre fonti.

Durante la sua vita da emigrato, Borovets organizzò la Guardia Nazionale Ucraina. Tra il 1951 e il 1953, in Germania Ovest, pubblicò il suo giornale Mech i Volia (“Spada e Libertà”). Le sue memorie, Armiya bez Derzhavy (“Esercito senza Stato”), furono pubblicate a Winnipeg nel 1981. Borovets morì a Toronto, in Canada, il 15 maggio 1981, ed è sepolto nel cimitero della St. Andrew Memorial Church a Bound Brook, nel New Jersey.

Note