Benché di famiglia nobiliare fu giacobino e repubblicano. Fu parte attiva nella breve esperienza della Repubblica Napoletana (1799) e partecipò, al fianco dei francesi, alle guerre napoleoniche fino alla ritirata della Campagna di Russia, per la quale subì amputazioni alle falangi a causa del congelamento. Morì nel 1837 di colera.
Biografia La famiglia e la gioventù (fino al 1799) Vincenzo nacque in una famiglia vicina alla massoneria e agli ambienti giacobini. Suo padre era Salvatore, principe di Strongoli (1730-1792) del ramo cadetto dei Pignatelli di Monteleone, la madre Giulia Mastrilli, legata alle nobili famiglie napoletane dei Marigliano e dei Caracciolo. Allo scopo di modernizzare il ruolo della nobiltà meridionale, Salvatore aveva abbandonato la carriera militare per dedicarsi all’amministrazione dei suoi poderi. Vincenzo era l’ultimo di quattro fratelli, dopo Ferdinando (1769-1799), Mario (1773-1799) e Francesco..
Educato presso il Regio collegio Ferdinando, nel complesso della Scuola militare "Nunziatella", Vincenzo, due anni dopo la morte del padre, avvenuta nel 1792, tornò in famiglia per coltivare i suoi interessi politici che condivideva con i fratelli giacobini. Con loro partecipò ai moti del 1794-95Il Mezzogiorno moderno. 9. La congiura di Lauberg del 1794, ma sfuggì alla repressione. Dopo la Campagna d'Italia (1796-1797), sconfitto l’esercito borbonico dai francesi nella battaglia di Civita Castellana e fuggito il re di Napoli Ferdinando IV in Sicilia, Vincenzo ebbe un ruolo di collegamento fra i giacobini napoletani e il comandante dell’armata di Roma, il generale francese Jean Étienne Championnet che fu da lui invitato ad entrare pacificamente a Napoli. Championnet chiese la cattura di Castel Sant'Elmo e Pignatelli, assieme ad altri giacobini, riuscì con uno stratagemma a sottrarlo ai Lazzari legittimisti. L’ingresso dei francesi a Napoli fu, tuttavia, molto sanguinoso..
Nella Repubblica Napoletana Pignatelli aderì alla Repubblica Napoletana, fu nominato capitano di Cavalleria e sposò, il 20 febbraio 1799, la ballerina francese Francesca Barazzi, di 25 anni. La coppia ebbe due figli: Giulia (1819-1899) e Salvatore, deceduto a un anno nel 1821. Promosso maggiore, partecipò ad alcune azioni di repressione di moti legittimisti senza molto successo. Negli ultimi giorni della Repubblica Napoletana, il 12 e il 13 giugno 1799, si batté con i fratelli Mario e Ferdinando contro l’esercito sanfedista del cardinale Fabrizio Ruffo.
Con la fine della Repubblica Napoletana e il ritorno di Ferdinando IV a Napoli, i fratelli Pignatelli furono imprigionati prima sulle navi della Gran Bretagna, che era alleata del Regno di Napoli, e poi condotti nelle carceri del Maschio Angioino. Ai processi Vincenzo e Ferdinando furono condannati a morte e Mario all’esilio. Tuttavia, la madre, che era sorella del diplomatico Marzio Mastrilli, supplicò la grazia per i tre figli, facendo pressioni su di un giudice attraverso un’amica e corrompendone con 400 ducati un altro. Al termine del dibattimento, nell’autunno del 1799, Vincenzo fu condannato al sequestro dei beni e all’esilio per 25 anni, mentre la pena di morte fu eseguita per Ferdinando e Mario.
Con Napoleone Bonaparte (1800-1820) Partito per la Francia repubblicana, soggiornò prima a Tolone e poi a Marsiglia. Spinto dai suoi ideali, si arruolò nella Legione Italica comandata da Giuseppe Lechi e partecipò alla campagna napoleonica d’Italia del 1800 con il grado di capitano in un reggimento di Cacciatori a cavallo. L’anno successivo, come maggiore nel 2º Reggimento Ussari della Repubblica Cisalpina partecipò il 14 gennaio allo scontro di Siena, durante il quale le truppe franco-italiane di Domenico Pino batterono quelle sanfediste dell’esule francese Roger de Damas. Finita anche la Repubblica Romana, Pignatelli si convinse che la Francia non poteva più aiutare i liberali italiani e decise di partecipare alle cospirazioni anti-borboniche. Con Guglielmo Pepe studiò un’azione per una sommossa in Abruzzo, che non ebbe esito. Nel 1803 tornò, così, in Francia e l’anno dopo, con la proclamazione del Primo Impero francese, rientrò in Italia come tenente colonnello del Reggimento Dragoni di Napoleone..
In Veneto e Trentino Pignatelli partecipò alla Campagna d’Italia del 1805. L’anno successivo, con la ripresa delle ostilità, Ferdinando IV si dichiarò dapprima neutrale, ma poi passò dalla parte delle potenze della Terza coalizione antinapoleonica. Dopo l’arrivo di un contingente alleato a Napoli ci fu così l’invasione francese del Regno di Napoli, alla quale partecipò anche Pignatelli. A lui fu affidata la formazione del 1º Reggimento di fanteria leggera. Fu poi promosso colonnello comandante del 1º Reggimento dei Cacciatori a cavallo e, agli ordini del generale Andrea Massena, si distinse nell’assedio con cui i francesi espugnarono la fortezza di Gaeta il 18 luglio 1806..
Con Giuseppe I e Murat contro il brigantaggio Insediatosi Giuseppe Bonaparte al trono del Regno di Napoli, Pignatelli fu incaricato dal 1807 al 1811 di azioni contro il brigantaggio legittimista. In questo contesto operò in Terra di Lavoro, nel Cilento e in Basilicata, dove fu comandante militare dal 12 luglio 1808. Due anni dopo, sempre nell’ambito della lotta al brigantaggio, partecipò a una spedizione in Calabria e fu messo a capo del distretto di Rossano, dove ottenne notevoli successi. Ebbe l’incarico della difesa di parte del Golfo di Napoli. Gli furono, quindi, riconosciuti dei meriti e il 1º gennaio 1811 re Gioacchino Murat gli conferì il titolo di barone. Dal marzo 1811 Pignatelli fu a capo della divisione militare dell’Abruzzo. Fu tuttavia accusato di adoperare metodi troppo duri, arrestando le famiglie dei briganti, spargendo il terrore e scavalcando le autorità civili.
La Campagna di Russia
Nell’imminenza delle ostilità tra la Francia e la Russia, Pignatelli raggiunse Murat a Varsavia il 25 aprile 1812 e il giorno dopo fu nominato suo aiutante di campo. Partecipò così, agli ordini del re di Napoli, alla Campagna di Russia che iniziò il 23 giugno 1812. Distintosi nella carica di cavalleria dell’ala sinistra francese nella Battaglia di Astroŭna del 25 luglio, fu nominato tenente generale (generale di divisione) e gli fu conferita la Legion d'onore. Al seguito di Murat entrò a Mosca che fu presto incendiata dai russi. In autunno si svolse così la tragica ritirata francese, durante la quale Pignatelli, benché al riparo di una carrozza, perse un ricco bottino di guerra di oggetti preziosi, pellicce e sete cinesi. Riuscì tuttavia a salvare franchi oro che aveva portato da Napoli nella cintura e un baule con uniformi di gala. Durante la ritirata fu colpito da congelamento agli arti e dopo le tappe di Smarhon' e Ašmjany, a Danzica dovette subire l’amputazione, senza anestesia, delle falangi delle mani e dei piedi. Tornò a Napoli il 1º marzo 1813 ottenendo il collocamento a riposo.
Con i Borbone (1820-1837) Con la restaurazione borbonica e la nascita del Regno delle Due Sicilie, Pignatelli fu reintegrato per gestire i moti del 1820-1821. Il 25 luglio 1820 fu nominato ispettore generale della Cavalleria e il 21 agosto giudice dell’Alta corte militare. Alla vigilia della repressione austriaca, di cui fu complice Ferdinando IV (che intanto aveva cambiato il nome in Ferdinando I), Pignatelli l’11 febbraio 1821 fu chiamato dal reggente Francesco di Borbone a far parte del Consiglio di difesa del regime costituzionale. Soppresse le istituzioni liberali dagli austriaci, Pignatelli fu espulso dall’esercito e si ritirò a vita privata per scrivere le sue memorie (oggi quasi del tutto disperse). Fu reintegrato solo dopo l’arrivo al trono di Ferdinando II. Morì il 10 luglio 1837 a causa della seconda pandemia di colera che colpì il Nord America e l'Europa fra il 1826 e il 1837.
Note
Bibliografia
Voci correlate Repubblica Napoletana (1799) Guerra austro-napoletana Moti del 1820-1821
Categoria:Pignatelli Categoria:Personalità del Risorgimento Categoria:Generali italiani delle guerre napoleoniche Categoria:Militari dell'esercito del Regno delle Due Sicilie Categoria:Personalità della Repubblica Napoletana (1799) Categoria:Allievi della Nunziatella