Il lago di Sant'Agostino costituisce un bacino naturale situato nel territorio di Quarona, nella provincia piemontese di Vercelli, nel Nord-Ovest dell'Italia.

Geografia

Il laghetto di Sant’Agostino costituisce un bacino naturale situato nel territorio di Quarona (VC), lungo il versante sinistro della bassa Valsesia. L'invaso si colloca a un’altitudine di circa 450 , occupando una depressione ai piedi delle dorsali del Monte Tucri e del Monte Sella (Valsesia). Le coordinate geografiche sono 45°46'16"N 8°16'51", posizionando il sito in un'area di transizione tra il fondovalle e le montagne.

Dal punto di vista delle dimensioni, il laghetto si presenta come uno specchio d’acqua di modesta estensione, con una superficie che copre poche migliaia di metri quadrati. Il perimetro, irregolare, segue le pendenze del terreno circostante. La profondità è estremamente ridotta, arrivando mediamente tra i 3 e 5 metri nei punti di massimo invaso; questa profondità del fondale favorisce processi di interramento naturale e lo sviluppo di una densa vegetazione palustre lungo i margini, che contribuisce al progressivo restringimento dello specchio d'acqua libero. Per quanto riguarda il sistema di alimentazione dell'acqua, il sito si caratterizza per l'assenza di fiumi o torrenti che vi entrano o ne escono. L'apporto idrico è garantito quindi dallo scorrimento dell'acqua piovana proveniente dai versanti circostanti. Questo isolamento rende il livello del lago dipendente dalle piogge stagionali, creando un ecosistema umido protetto e di grande valore ambientale.

Sentiero Sul percorso verso il laghetto di Sant'Agostino, facendo una piccola deviazione, si possono trovare punti di interesse storico, grazie alla presenza dei resti dell’antico "Castello d'Arian". Si comincia la camminata da Quarona (406m), precisamente dalla chiesetta della Beata Panacea in via Lanzio, dove partono i sentieri 733 e 732. Si gira a sinistra, seguendo per un tratto quest'ultimo, si passa di fianco al Prato della Valle e si arriva alla via che entra nella valle "fossile" compresa tra il Monte Tucri e le alture del Poggio Roncacci e Poggio Pianale. Sulla sinistra c'è una parete rocciosa adatta all’arrampicata, la "Falesia del Laghetto". Ci si lascia alle spalle la Cascina Barone a sinistra e il sentiero 732 del Monte Tucri a destra, arrivando così in fondo alla gola, nel punto in bassa quota dove troviamo una sorgente del lago. Si continua su una salita pietrosa e ci si immette in una gola stretta chiamata "Bunda Tuppa" (valle buia).In mezzo al sentiero si trova un grosso masso chiamato "Sass dij Strij e d'Ava Corna" (Sasso delle streghe e acqua che sgorga dal masso), al di sotto del quale spunta una seconda risorgiva del lago. Si passa la "Bunda" a mezza costa camminando sulle pietraie e si arriva al colle, vicino all'uscita sotterranea dell'acqua, a sud del Lago di Sant'Agostino, chiamato "Lago dei rospi", 492 m (ore 1.30). Da questo punto si stacca a sinistra il sentiero 624a che costeggia il lato ovest, sale al Castello d'Arian e poi scende lungo il lato est del lago. Questo bacino è circondato da pietraie ed è famoso perché i rospi si ritrovano tutti qui per accoppiarsi prima di Pasqua. Non avendo canali di sfogo visibili, nei periodi di secca si spezza in due piccoli bacini d'acqua: piogge  intense rischiano di allagare tutto il sentiero. Si cammina sul lato destro del lago superando prima una zona di massi e poi entrando nel bosco. Superato lo specchio d'acqua, si incrocia di nuovo il 624a, si attraversa la conca dopo (una torbiera) passando vicini al "Sass dla baceia" e, superando da un'apertura il muro di una vecchia carreggiata (che sembra servisse per spostare i blocchi di granito estratti in quella zona), si arriva alla Cappella di Sant'Agostino, 510 m, si incontra una zona per fare i picnic e si incrocia il sentiero 736 che va verso Cavaglia e il Monte Carrue.

Proseguendo lungo questo sentiero si scende per una mulattiera in pietra, trovandosi poi a Roccapietra, 440 m, sulla strada che passa a est delle case, proprio dove comincia il sentiero 730 (ore 0.45-2.15).

Fauna Il laghetto di Sant'Agostino è anche noto come "lago dei rospi” poiché, durante il periodo primaverile, una gran quantità di rospi si raduna per l'accoppiamento. In vista dell'accoppiamento, i batraci si recano sulle rive del laghetto, dove le femmine deporranno le uova. I momenti che precedono l'ovodeposizione sono caratterizzati da violente lotte tra i maschi che vogliono avvinghiarsi alla femmina. Avvenuta la deposizione di un cordone gelatinoso, lungo 3/4 metri e contenente fino a uova, la femmina, con un grido, richiama gli altri maschi. I rospi accorrono freneticamente e fecondano le uova nell'acqua. La fecondazione darà origine a girini che, dopo 3 mesi, una volta adulti, lasciano il lago, disperdendosi nell'ambiente circostante. Oltre ai rospi il laghetto di Sant'Agostino ospita anche rane di Lessona, dalmatine e temporarie che però, a differenza delle rane verdi, non frequentano esclusivamente i bordi degli stagni. I boschi intorno al lago sono abitati da una ricca avifauna: in queste zone, è molto frequente riuscire ad osservare il merlo, il pettirosso, il picchio verde, il picchio rosso maggiore, il fringuello, il ciuffolotto, la ghiandaia, la cinciallegra e il succiacapre, oltre ai rapaci come falco pecchiaiolo, poiana, gheppio e allocco. Occasionalmente, invece, si scorgono il germano reale, l'airone cenerino e la beccaccia. I mammiferi in quest'area sono prevalentemente ghiri, scoiattoli, volpi e caprioli, oltre agli animali esclusivamente notturni, come i tassi e le martore.

Flora

Il laghetto di Sant’Agostino è un sito immerso nella natura. Lungo i sentieri alla vegetazione forestale (tipica della Valsesia, ricca di latifoglie e arbusti), si alternano delle zone più aride, ricche di pietraie. Nelle stagioni più calde aumenta la vegetazione che popola le sponde del lago. Nella parte superiore dell'invaso, invece,si trova una zona paludosa, il cariceto, in cui abbondano piante idrofile, come i giunchi. A settembre sono visibili le ninfee galleggianti, che arricchiscono l'ambiente lacustre con i loro fiori bianchi. Sulle sponde del lago crescono anche piante di menta, che con la stagione delle piogge vengono sommerse dalle acque del lago .

Miti

Non mancano leggende e miti attribuite a questo laghetto dalla popolazione locale.  Uno di questi riguarda la sponda orientale del bacino d'acqua dove si può vedere ancora oggi l'apertura del pozzo che somministrava l’acqua al Castello d'Arian. Secondo la tradizione una botte piena d'oro sarebbe interrata sul fondo del pozzo e più di una persona ne ha tentato il recupero. Al di là del lago, presso la Bunda Tuppa, vi è il Sasso d'acqua Corna, ritrovo di streghe, di spiriti e di folletti, soggetti di molte favole che, nei secoli, si sono tramandati come saperi della comunità riguardanti rituali. In questa zona si parla anche di cappelle (realmente esistenti) dall'oscuro utilizzo. Siccome il periodo di accoppiamento dei rospi coincide con il periodo pasquale, in particolare tra la Domenica delle Palme e il Mercoledì Santo, poco prima che il Pievano incominci la lettura del Passio, è nato il mito che collega l’accoppiamento di questi animali al significato religioso.

Note

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