Il Palazzo Martin di Montù Beccaria o di Monteu/Montu Beccaria, è un edificio storico di Torino attribuito all'architetto Filippo Juvarra nella metà del Settecento https://sigecweb.beniculturali.it/sigec/item/print/ICCD14524218, in via Santa Chiara 20 nell'isola (isolato) di Sant'Isidoro.

È vincolato dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0100006910.

Storia L'edificio nacque su diversi manufatti medievali preesistenti, con l'obiettivo di edificare un palazzo che fosse al contempo una lussuosa residenza di rappresentanza e un investimento immobiliare https://www.museotorino.it/view/s/fc97c6c274924635827341f33b37fc2e. Segni dell'impianto medioevale si vedono nel retro dell'isolato dove la via Bonelli segue una linea spezzata, non rettificata nei secoli successivi https://atlas.landscapefor.eu/category/secxviii/poi/17454-casa-martin-montu-beccaria/.

Il nome del palazzo è strettamente legato alla storia della famiglia Martin, un casato originario di Tignes, nella regione alpina francese della Tarantasia (ora regione Alvernia-Rodano-Alpi), che si stabilì stabilmente nella capitale sabauda alla fine del Seicento.

La famiglia seppe consolidare la propria ascesa sociale grazie a una fitta rete di attività finanziarie, all'acquisizione di titoli feudali e a una solida tradizione nelle carriere militari. La famiglia era considerata tra i “fabbricanti di stoffe di seta e di seta con oro e argento” che manifestarono nel 1721 l’interesse a servirsi di una “banca reale”, il cui progetto non ebbe poi seguito; Pietro Enrico Martin, sposato con Anna Lucia Peyron https://geneall.net/en/name/1515103/pietro-enrico-martin/, di professione banchiere e proprietario anche della seicentesca Villa Cipresso a Chieri https://www.carreumpotentia.it/la-villa-cipresso-1750/, era considerato un esperto al quale fu chiesto di giudicare la qualità delle stoffe prodotte dalla ditta Amatis e presentate al Magistrato del Consolato di Commercio nel 1725 G. Bracco, v..

Tra le figure di spicco della famiglia si ricorda Melchiorre Martin, figlio di Pietro Enrico e sindaco di Torino nel 1772 assieme a Annibale Faussone Scaravelli, che ottenne l'infeudazione a conte di Montù Beccaria e Orfengo nel 1789-90 insieme al fratello Giuseppe Marialuisa Marinetti, v.. Il conte Giuseppe Martin di Montù Beccaria, sposato con Adelaide Scarrone di Revigliasco e Cella, tra il 1762 ed il 1785 fece anche demolire e ricostruire la vecchia cascina “Giaion”, ora Cascina Giajone, di proprietà dei Padri della Consolata di Asti https://www.museotorino.it/view/s/b3eac41f49fb4f69804ba8633bb9bf4a. Suo figlio Luca fu anch'egli sindaco di Torino nel 1835.

Il primogenito di Malchiorre, Luigi Martin, prese parte alle campagne sarde degli anni 1793, 1794, 1795 e 1796, inaugurando l'elenco dei numerosi ufficiali della famiglia che servirono sotto le insegne dell'esercito sabaudo e che vennero registrati nelle cronache dell'epoca semplicemente come Martin Montù. L'altro figlio di Giuseppe, Ferdinando Martin, fu sottotenente nelle guardie granatieri https://www.museotorino.it/resources/pdf/books/395.2/files/assets/common/downloads/publication.pdf e tra i discendenti di quest'ultimo si segnalano Giuseppe Ettore, ufficiale al servizio russo, rimpatriato alla Restaurazione e divenuto tenente generale, e il figlio Giorgio, ultimo maschio della sua linea, che fu tenente colonnello https://archiviodistatotorino.cultura.gov.it/dbadd/modal/antpm.php?szn=sogg&id=270024.

Alla estinzione del ramo dinastico, il palazzo fu venduto ed è tuttora proprietà di privati.

Descrizione L’impianto architettonico rispecchia fedelmente i canoni della Torino sabauda dell’epoca: la facciata è caratterizzata da linee sobrie e rigorose tipiche del barocco piemontese, mentre l'interno svela un androne principale sormontato da una imponente volta a vela lunettata di stile planteriano https://www.torinocronaca.it/news/torino/636710/il-gioiello-juvarriano-nel-cuore-della-citta-appartenuto-alla-nobilita-ecco-qual-e.html. Questo spazio introduce a un ampio cortile centrale, sul cui lato opposto si apre una luminosa galleria progettata per disimpegnare con eleganza le scale angolari https://digit.biblio.polito.it/1065/2/Beni_culturali_ambientali_nel_comune_di_torino_volume1-indice-parte2.pdfhttps://www.instagram.com/p/DYkI_efjIbA/?img_index=6.

Note

Bibliografia G. Bracco, (a cura di), Torino sul filo della seta, ASCT, Torino, 1992 M. Martinetti, Case e denaro. Grandi e piccoli proprietari urbani nella Torino del Settecento. Indagine su una fonte seriale del 1743, tesi di laurea del Corso di Laurea Magistrale in Architettura per il Restauro e la Valorizzazione del Patrimonio, Politecnico di Torino, anno ignoto

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