Il Centro Sociale Rivolta (abbr. CS Rivolta o semplicemente Rivolta, sino al 2014 chiamato Centro Sociale Occupato Rivolta, abbr. CSO Rivolta) è un centro sociale autogestito situato a Marghera, nel comune di Venezia. Fondato nel 1995 attraverso l’occupazione di un edificio industriale dismesso, è considerato una delle principali esperienze del movimento dei centri sociali del Nord-Est italiano.
Storia Il Centro Sociale Rivolta nacque il 30 settembre 1995, quando un gruppo di attivisti occupò l’ex stabilimento industriale della Paolini Villani, già fabbrica legata alla lavorazione di spezie, droghe e coloniali e prodotti alimentari in via Fratelli Bandiera 45 a Marghera. L’occupazione venne promossa, in un contesto segnato dalla crisi di Porto Marghera, da giovani militanti dell’area della dissoluta Autonomia veneta, vicini ai circuiti dei centri sociali del Nord-Est, a Radio Sherwood e al C.S.O. Pedro di Padova. Il Rivolta PVC (Paolini Villani & C. o Post Vinyls Community) divenne ufficialmente proprietario dello stabile sotto giurisdizione del comune di Venezia nel 1997 a seguito ad un accordo. Tra le figure politicamente più vicine all’esperienza del Rivolta negli anni successivi emersero Luca Casarini e Beppe Caccia, che sarebbero poi diventati portavoci del movimento delle Tute Bianche e successivamente dei Disobbedienti.
Ora lo spazio ospita eventi culturali, osterie, concerti, ed è munita di palestra sociale, un ostello con 24 posti letto e sul tetto un impianto fotovoltaico da 120 Kwh.
Tra il 1998 e il 2001 il Rivolta divenne uno dei principali centri organizzativi del movimento delle Tute Bianche, poi confluito nell’esperienza dei Disobbedienti dopo il G8 di Genova. Secondo diverse ricostruzioni, il C.S.O. Rivolta fu uno degli spazi in cui vennero elaborate le pratiche della “disobbedienza sociale” e dell’azione diretta protetta. Nacquero politicamente dall’incontro tra: reti Ya Basta!, movimenti neozapatisti messicani emersi dopo l’insurrezione del Chiapas del 1994 promossi principalmente da Francesco Bae Romor, morto in un incidente stradale nel febbraio del 2001 mentre si preparava per la Marcha del color de la tierra, inoltre collettivi autonomi e settori del movimento studentesco e precario.
In questo contesto il Rivolta partecipò attivamente alle campagne contro i centri di permanenza temporanea per migranti introdotti dalla legislazione italiana degli anni novanta, alle mobilitazioni internazionali contro l'OMC e l’OCSE e alle proteste contro la campagna NATO in Jugoslavia del 1999. Il centro sociale prese inoltre parte al più ampio movimento no-global che, tra la fine degli anni novanta e l’inizio degli anni duemila, contestava gli effetti sociali della globalizzazione economica, della precarizzazione del lavoro e delle politiche neoliberali promosse dalle principali istituzioni finanziarie internazionali.
Dal 2000 in poi i principali esponenti e portavoce del Rivolta diventarono Michele Valentini e Tommaso Cacciari, figlio di Paolo Cacciari, storico esponente della sinistra veneziana e deputato partecipante alla Rifondazione Comunista. Il momento di maggior esposizione politica del Rivolta coincise con le mobilitazioni contro il G8 di Genova del luglio 2001. Numerosi attivisti legati al centro sociale parteciparono alle giornate del Genoa Social Forum, concluse con gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, la morte di Carlo Giuliani e l’irruzione della polizia nella scuola Diaz.
Pochi mesi prima del G8, nel marzo 2001, il Rivolta era già stato coinvolto in una controversia giudiziaria con la Procura di Venezia, che aveva disposto il sequestro e lo sgombero dello stabile sostenendo problemi di sicurezza e agibilità. La vicenda provocò una forte mobilitazione politica e cittadina, mentre il Comune di Venezia, guidato allora da Paolo Costa, evitò uno sgombero definitivo e avviò un percorso di regolarizzazione dello spazio. Negli anni successivi l’area dell’ex Paolini Villani venne acquisita dal Comune e concessa tramite convenzioni alle associazioni che gestivano il centro sociale. Questa trasformazione rese il Rivolta un caso relativamente atipico nel panorama italiano dei centri sociali: uno spazio nato da un’occupazione ma successivamente riconosciuto e convenzionato dall’amministrazione pubblica.
Dopo la fine del ciclo no-global, il centro sociale partecipò alle campagne contro la legge Bossi-Fini sull’immigrazione, alle mobilitazioni contro la guerra in Iraq e alle iniziative contro la precarizzazione del lavoro e per il reddito garantito. Parallelamente il Rivolta consolidò il proprio ruolo come grande spazio musicale e aggregativo del Veneto, ospitando concerti internazionali, festival elettronici, eventi punk e hardcore, dibattiti pubblici e iniziative artistiche indipendenti. L’identità del centro sociale si caratterizzò sempre più per la fusione tra attività politica, produzione culturale e pratiche mutualistiche territoriali.
Nel 2011 ci fu il rinnovo da parte della Ca' Farsetti della convenzione per la proprietà fino al 2026 in gestione all'Officina Sociale, indicata come soggetto che dal 2004 gestisce attività di promozione sociale giovanile. Negli anni 2010 emerse Jacopo Povelato, portavoce del Movimento Studenti Medi di Mestre, ferito durante gli scontri in Val di Susa contro il progetto della TAV Torino-Lione. Dal 2018 appare Nicolò Onesto che si distinse per la sua partecipazione al movimento del Laboratorio occupato Contemporaneo (LoCo) che successivamente si sarebbe trasformato in Laboratorio Climatico Pandora.
Nel settembre 2020 ospitò parte delle attività del Venice Climate Camp e della neonata Rise Up 4 Climate Justice, durante i quali si svolsero iniziative e manifestazioni contro la presenza dell'industria petrolchimica a Porto Marghera, tra le quali una contestazione presso la bioraffineria ENI. Inoltre ci furono numerose mobilitazioni contro il progetto del MOSE di Venezia. Come risposta il 21 ottobre il centro sociale fu oggetto di una perquisizione da parte delle forze dell'ordine nell'ambito delle indagini relative alle azioni del Climate Camp, nonché una misura intimidatoria nei confronti del movimento ambientalista secondo Anna Clara Basilicò.
Nel settembre 2024 il Rivolta tornò al centro dell’attenzione dopo la morte dell’attivista e musicista Giacomo “Jack” Gobbato, figura molto conosciuta nell’ambiente hardcore veneziano e nelle attività del centro sociale. Gobbato insieme al compagno di lotta Sebastiano Bergamaschi venne accoltellato a Mestre mentre cercava di difendere una donna da un’aggressione e morì poco dopo il trasporto in ospedale. La sua morte provocò una mobilitazione di migliaia di persone a cortei commemorativi organizzati a Mestre, Marghera ed al funerale a Jesolo. Concerti, murales, assemblee e iniziative politiche vennero dedicate alla sua figura e lo slogan «Jack vive» comparve come simbolo della comunità politica e culturale costruita attorno al Rivolta e al neonato Laboratorio climatico Pandora.
Note
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