La condizione e lo status sociale delle donne nella società etrusca sono noti quasi esclusivamente per le donne dell'aristocrazia, poiché non si è conservata alcuna testimonianza diretta relativa alle donne delle altre classi sociali, né alcuna documentazione etrusca di prima mano sull'argomento. Le informazioni disponibili provengono da tre ordini di fonti: i dati archeologici (corredi e contesti funerari), le rappresentazioni figurate (affreschi, sarcofagi, urne, specchi) e le iscrizioni, per lo più brevi epitaffi; a esse si aggiungono le notizie di autori greci e romani, esterni alla società etrusca e spesso ostili....

Rispetto alle contemporanee greche, e in misura minore alle romane, le donne etrusche ebbero una maggiore visibilità pubblica: partecipavano ai banchetti accanto agli uomini, assistevano a giochi e competizioni e comparivano nella commemorazione funeraria con nome proprio e gentilizio.. Questa maggiore libertà non va però letta come parità di genere né come testimonianza di un «matriarcato»: la società etrusca era patrilineare, l'uomo era a capo della famiglia e le donne non godevano di pari diritti, pur potendo trasmettere ai figli il proprio status e probabilmente ereditare beni.. Il loro rilievo si esercitava soprattutto entro la famiglia e attraverso le alleanze matrimoniali, di cui erano un elemento essenziale e che costituivano parte integrante dell'autorappresentazione delle famiglie aristocratiche...

Il ruolo e l'immagine della donna mutarono nel corso del millennio della civiltà etrusca. Nell'ultima fase della sua storia, con la conquista da parte della Repubblica romana, la condizione femminile perse gran parte della propria autonomia e si avvicinò a quella delle donne romane..

Le donne e la società etrusca

Le donne etrusche ebbero un rilievo nella vita familiare e sociale superiore a quello delle coetanee greche e, in misura minore, romane, presso le quali la sfera pubblica era un dominio prevalentemente maschile.. La documentazione su cui poggia questa caratterizzazione è però quasi interamente funeraria e aristocratica, e va letta con cautela: il mondo della tomba non riflette in modo trasparente quello dei vivi, ma ne restituisce un'immagine selettiva e fortemente connotata sul piano ideologico, costruita dalle famiglie d'élite per affermare ricchezza e prestigio... In assenza di testi etruschi, inoltre, ogni ricostruzione resta un'interpretazione di dati materiali e figurati e delle notizie, spesso ostili, di autori esterni.

Nei corredi funerari i due sessi sono distinti da oggetti caratterizzanti: armi per gli uomini, strumenti per la lavorazione della lana (fuseruole, rocchetti e, più di rado, pesi da telaio) per le donne. La filatura, e in misura minore la tessitura, costituiva l'emblema della condizione femminile, così come le armi lo erano di quella maschile; il telaio in particolare pare prerogativa di donne eminenti, le padrone di casa... Nelle sepolture più ricche fusi e conocchie compaiono in materiali pregiati come l'ambra o il vetro, dove valgono più come simbolo di status che come strumenti d'uso.. L'associazione tra sesso e tipo di corredo non è però rigida: già nelle fasi antiche si conoscono sepolture con entrambe le categorie di oggetti o con nessuna delle due, e l'attribuzione del genere sulla sola base del corredo, in mancanza di analisi osteologiche, resta problematica..

Le donne dell'aristocrazia partecipavano ai banchetti distese accanto agli uomini e assistevano come spettatrici a giochi e competizioni, contesti che nel mondo greco erano riservati ai soli uomini.. Negli affreschi della Tomba delle Bighe uomini e donne dell'aristocrazia siedono insieme sulle medesime gradinate, e in alcune raffigurazioni le donne presiedono gli eventi da una tribuna, come nell'affresco di Orvieto o nella lastra di Murlo. Come madri occupavano una posizione di rispetto nella famiglia, paragonabile a quella della matrona romana, e potevano amministrare la casa; è inoltre probabile, benché il diritto ereditario etrusco sia ignoto, che potessero ereditare e possedere beni a proprio nome..

Sulle urne e sui coperchi dei sarcofagi le donne sono spesso rese in modo realistico e individualizzato, con i tratti del volto e i segni dell'età, una caratterizzazione rara nel mondo antico, dove la donna era più spesso ricondotta a un ruolo tipizzato di moglie o madre.Per esempio nei ritratti del Museo etrusco Guarnacci di Volterra.

Sulla partecipazione delle donne alle cariche pubbliche la ricerca non è concorde. Petra Amann ritiene che fossero del tutto escluse dalla vita politica e dall'amministrazione statale, e considera difficilmente dimostrabile un loro ruolo cultico pubblico. Larissa Bonfante, sulla scorta di uno studio di L. Lundeen, interpreta invece il titolo hatrencu, attestato per alcune donne nella Tomba delle Iscrizioni di Vulci, come una carica civica, forse persino una magistratura, assunta in circostanze storiche particolari; resta comunque un fenomeno locale..

Il mito del «matriarcato etrusco» A partire dall'Ottocento si diffuse l'idea che gli Etruschi avessero conosciuto una forma di matriarcato. La tesi fu formulata dal giurista svizzero Johann Jakob Bachofen, che in Il matriarcato (1861) e soprattutto nel saggio Die Sage von Tanaquil (1870) lesse la condizione della donna etrusca come testimonianza di un antico «diritto materno», fondandosi in particolare sulla leggenda di Tanaquilla. La costruzione poggiava su basi fragili (anzitutto l'uso del matronimico e la rilevanza delle donne nell'onomastica e nella commemorazione funeraria), e la ricerca successiva ha mostrato che la società etrusca era in realtà patrilineare, pur con un riconoscimento bilaterale della linea materna; ciononostante la nozione ebbe larga fortuna nell'etruscologia del Novecento, prima di essere sottoposta a critica serrata.. Per Bachofen, conservatore basilese, gli Etruschi furono peraltro un mezzo per denunciare la decadenza morale di una società ritenuta interamente «materiale».

L'evoluzione della condizione femminile per periodi Le caratteristiche della donna etrusca dipendevano dal rango sociale, dal luogo di residenza e dal periodo considerato; il mondo etrusco non costituiva un insieme omogeneo sul piano sociale, politico ed economico. È tuttavia possibile delinearne in termini generali i tratti principali, confrontando gli indizi emersi nelle ricerche archeologiche con i testi antichi...

Periodo villanoviano Nel periodo villanoviano (IX–VIII secolo a.C.) le sepolture restituiscono un quadro relativamente uniforme sul piano economico, senza grandi differenze di ricchezza tra le famiglie, benché una iniziale stratificazione sociale cominci a delinearsi e alcune tombe maschili più ricche, con armi e urne a capanna, sembrino associate a ruoli di rilievo nella comunità.. Questa relativa uniformità non va però confusa con una parità tra i sessi: i corredi distinguono con nettezza i ruoli attribuiti a uomini e donne, marcando i primi con le armi e le seconde con gli strumenti per la lavorazione della lana (fuseruole, rocchetti e, più di rado, pesi da telaio) e con gli ornamenti.. Gli strumenti tessili costituiscono l'indicatore di genere più ricorrente delle sepolture femminili fin dalle fasi più antiche della prima età del ferro...

L'associazione tra sesso e tipo di corredo non è tuttavia rigida. Già in questa fase si conoscono sepolture che presentano entrambe le categorie di oggetti o nessuna delle due, e in mancanza di analisi osteologiche l'attribuzione del genere sulla sola base degli oggetti resta metodologicamente problematica; l'immagine consolidata della donna villanoviana tessitrice e dell'uomo guerriero va quindi assunta come modello generale, non come dato uniforme.

Periodo orientalizzante Con il periodo orientalizzante (all'incirca dall'ultimo quarto dell'VIII all'inizio del VI secolo a.C., con definizioni variabili) si afferma una forte gerarchizzazione sociale, dominata da poche potenti famiglie aristocratiche, i principes. Il ricco corredo delle donne dei nuclei dominanti era parte integrante dell'autorappresentazione principesca: come elemento delle alleanze matrimoniali e garanti della continuità familiare, esse erano membri importanti dell'élite, pur non godendo di pari diritti.. I loro corredi potevano eguagliare o superare in ricchezza quelli maschili, come mostrano i rinvenimenti della tomba Regolini-Galassi a Cerveteri..

All'inizio dell'orientalizzante il matrimonio si perfeziona quale strumento di affermazione sociale e politica e diviene un vettore di scambi culturali a lungo raggio, inserendosi nei meccanismi del dono e dello scambio.. L'unione tendeva a essere esogamica e la residenza viri-patrilocale: la sposa di norma lasciava la famiglia d'origine, pur conservando il proprio nome di nascita, ed era incorporata nella casa del marito in posizione genealogicamente subordinata, mentre la sua famiglia veniva risarcita attraverso gli hedna e una dote... La presenza di oggetti d'importazione in alcune sepolture femminili è stata letta come indizio di spose straniere date in moglie a uomini indigeni, come nel caso discusso della tomba di Cavalupo a Vulci, la cui defunta è stata interpretata come principessa sarda o, secondo una proposta successiva, di origine campano-picena..

L'esigenza di definire i gruppi parentelari attraverso entrambe le linee di filiazione rese possibile la trasmissione delle insegne aristocratiche anche per via femminile. La presenza di scudi e flabelli in alcune sepolture femminili eccellenti, come la stessa tomba Regolini-Galassi, non implica alcuna gestione del potere, ma dimostra la capacità delle donne di detenere simboli importanti e di esibirli nella tomba nelle medesime posizioni enfatiche dei corredi maschili... Tra le insegne di rango deposte in sepolture femminili compaiono inoltre i carri, di norma il calesse a due ruote a posizione seduta, distinto dal currus guidato in piedi tipico delle attribuzioni maschili, e le versioni da parata in materiali preziosi (metallo, ambra, pasta vitrea, osso) degli strumenti per la filatura, forse doni nuziali esibiti durante la cerimonia... La ricchezza di questi contesti è ben documentata a Verucchio, dove la tomba 89 della necropoli Lippi ha restituito un trono ligneo con scene di lavorazione delle fibre tessili e un corteo nuziale... La natura ascritta dello status di rango, indipendente dai meriti individuali, è confermata dal trono in miniatura che accompagnava la sepoltura di una bambina di circa tre anni nella necropoli Moroni di Verucchio.

La maternità, considerata il compimento naturale del destino femminile, lascia tracce archeologiche indirette, soprattutto pendenti connessi alla protezione della fertilità e del parto, come le figurine femminili in ambra associate a scimmiette accovacciate, diffuse specialmente a Veio, o le figurine egittizzanti della Tomba di Bocchoris a Tarquinia.. Ai grandi cerchi metallici a decorazione incisa, deposti sul ventre di donne di alto rango e trattenuti da una fibula, è stato attribuito il valore di emblema di discendenza illustre e simbolo del parto, anche se gli esempi documentati provengono in prevalenza dal Lazio (Castel di Decima, Acqua Acetosa Laurentina, Osteria dell'Osa) e vanno inquadrati nella più ampia cultura aristocratica medio-tirrenica...

Periodo arcaico