La Villa di Damecuta è un'area archeologica situata sul promontorio nord-occidentale di Anacapri, sull'isola di Capri, in provincia di Napoli. È una delle tre ville imperiali romane ancora identificabili con certezza sull'isola (insieme a Villa Jovis e ai cosiddetti «Bagni di Tiberio» presso Palazzo a Mare) ed è l'unica collocata sul lato anacaprese. Eretta in età imperiale, probabilmente tra l'epoca augustea e il regno di Tiberio, fu abbandonata a seguito dei danni causati dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Sulle sue rovine fu costruita nel Medioevo una torre di avvistamento. Gli scavi sistematici condotti da Amedeo Maiuri tra il 1937 e il 1949 hanno portato alla luce il nucleo principale del complesso; una nuova campagna di ricerca è stata avviata nel 2024 in collaborazione con l'Università degli Studi di Messina. Il sito fa parte dell'istituto Musei e Parchi Archeologici di Capri del Ministero della Cultura.
Storia
Le origini e la villa imperiale Le fonti antiche menzionano l'esistenza di dodici ville imperiali distribuite sull'isola di Capri, costruite o ampliate in età augustea e tiberiana. Di queste, soltanto tre sono oggi identificabili con sufficiente certezza sulla base dei resti superstiti: Villa Jovis, il complesso di Palazzo a Mare noto come «Bagni di Tiberio», e la villa di Damecuta. Le restanti, devastate da secoli di saccheggi e scavi clandestini tra Settecento e Ottocento, non hanno lasciato resti sufficienti a permetterne una localizzazione sicura.
La Villa di Damecuta occupa un pianoro sull'altopiano di Anacapri, là dove il terreno digrada in terrazze di ulivi e carrubi verso la costa nord-occidentale dell'isola, a breve distanza dalla Grotta Azzurra. La posizione, a quota notevolmente inferiore rispetto a Villa Jovis ma ugualmente panoramica, offre una vista sulla costa tirrenica e sui Campi Flegrei. La costruzione del complesso risale verosimilmente alla prima età imperiale, con un avvio in epoca augustea e una fase di ampliamento e completamento sotto Tiberio, tra il 27 e il 37 d.C.
La villa doveva essere una delle residenze insulari più lussuose: i resti delle decorazioni architettoniche e i materiali rinvenuti negli scavi documentano pavimenti in marmo policromo, stucchi, intonaci dipinti e statue, segnali inequivocabili di un complesso di rappresentanza di alto rango.
Il rapporto con la Grotta Azzurra La posizione di Villa Damecuta, direttamente soprastante la Grotta Azzurra, ha alimentato fin dai primi scavi l'ipotesi che i due siti fossero collegati in età imperiale da un passaggio sotterraneo segreto, che avrebbe consentito agli occupanti della villa di raggiungere la grotta senza esporsi alla vista esterna. Amedeo Maiuri, che diresse gli scavi, considerò plausibile questa ipotesi, anche se il percorso del passaggio non è mai stato individuato con certezza.
La Grotta Azzurra era certamente nota e frequentata in epoca imperiale: le statue colossali in marmo rinvenute sul fondale nel 1964, oggi esposte al Museo archeologico nazionale di Capri nella Certosa di San Giacomo, attestano l'esistenza di un allestimento monumentale all'interno della grotta, interpretato come un ninfeo probabilmente connesso al sistema delle ville imperiali del lato anacaprese.
L'abbandono e le devastazioni medievali La villa fu abbandonata in seguito ai danni causati dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che sconvolse l'intera area campana. Le tracce di cenere rinvenute sulle mura della loggia durante gli scavi del Novecento costituiscono la prova materiale dei danni allora subiti. Nel corso dei secoli successivi il sito fu oggetto di spoliazioni continue: le decorazioni marmoree, le statue e gli elementi architettonici pregiati furono asportati e dispersi. Gli scavi clandestini del Settecento e dell'Ottocento, condotti senza metodo scientifico, causarono la perdita definitiva di una parte consistente del patrimonio mobile del sito.
In età medievale, sulle rovine della villa fu costruita una torre di avvistamento, destinata al controllo del tratto di mare antistante e alla difesa dell'isola dalle incursioni dei pirati saraceni che nel corso del XVI secolo devastarono ripetutamente le coste campane. La torre, che sorge nell'area più elevata del sito, costituisce oggi uno degli elementi architettonici più visibili del complesso.
Gli scavi di Amedeo Maiuri (1937-1949) I primi scavi scientifici della Villa di Damecuta furono avviati nel 1937 dall'archeologo Amedeo Maiuri, già impegnato negli stessi anni nei lavori di recupero di Villa Jovis. La campagna, protrattasi fino al 1949, portò alla luce il nucleo principale del complesso e definì la pianta generale della villa. Maiuri identificò la loggia porticata come elemento strutturante del progetto architettonico, il belvedere semicircolare come fulcro panoramico del complesso e il cubicolo sotto la torre medievale come uno degli ambienti privati dell'abitazione imperiale.
La nuova campagna di scavi (2024-in corso) Settantacinque anni dopo la conclusione degli scavi di Maiuri, nel 2024 è stata avviata una nuova stagione di ricerche sistematiche sul sito, frutto di una convenzione tra i Musei e Parchi Archeologici di Capri e l'Università degli Studi di Messina, sotto la direzione scientifica di Stefania Tuccinardi e Luca Di Franco. Il progetto, denominato **Damecuta Project**, si propone di acquisire nuovi dati sullo sviluppo planimetrico del complesso, sulle sue fasi di occupazione e sulle circostanze dell'abbandono, con l'obiettivo di progettare nuovi percorsi di visita. La prima campagna si è svolta nell'autunno del 2024; quella successiva è stata avviata nell'autunno del 2025.
Descrizione
La loggia porticata L'elemento architettonico più imponente della villa è la lunga loggia porticata, estesa per circa in direzione est-ovest, che costituiva la spina dorsale del complesso. La loggia, sostenuta da massicce sostruzioni ad archi ancora parzialmente in piedi, correva lungo il margine del pianoro e garantiva ai residenti un percorso coperto e panoramico che collegava i diversi settori della villa. L'andamento della loggia è simile a quello della corrispondente struttura di Villa Jovis, suggerendo l'adozione di un modello architettonico ricorrente nelle residenze imperiali caprensi.
Il belvedere semicircolare All'estremità occidentale della loggia si apre un belvedere terrazzato a pianta semicircolare, che offre una vista sul mare e sulla costa nord-occidentale di Capri. Il terrazzamento, sostenuto anch'esso da sostruzioni in muratura, costituisce il punto panoramico principale del sito e il momento culminante del percorso di passeggiata che caratterizzava la villa.
Il quartiere residenziale All'estremità occidentale del complesso si trovano i resti di un quartiere residenziale articolato, che comprendeva una sala triclinare, l'ambiente deputato ai banchetti nella residenza romana, e altri ambienti di soggiorno. I livelli pavimentali in marmo, gli stucchi e gli intonaci dipinti rinvenuti in questi ambienti documentano la qualità dell'arredo interno.
Il cubicolo sotto la torre medievale Sotto la torre di avvistamento medievale, gli scavi hanno individuato i resti di un cubicolo, termine latino che designa una camera da letto o un ambiente privato, preceduto da un vestibolo e da un terrazzamento con belvedere. In questo ambiente fu rinvenuto il torso di una statua maschile in marmo, oggi esposto al Museo archeologico nazionale di Capri nella Certosa di San Giacomo.
La torre medievale La torre di avvistamento medievale, eretta sulle rovine della villa probabilmente tra il XII e il XIV secolo, è l'elemento architettonico più visibile del sito odierno. Costruita in pietra locale, sfruttava le fondazioni e parte delle murature della villa sottostante. La sua funzione era quella di garantire il controllo del tratto di mare tra Capri e il litorale campano, in un periodo in cui le incursioni saracene rappresentavano una minaccia costante per le popolazioni costiere.
Note
Voci correlate
Villa Jovis Grotta Azzurra Anacapri Tiberio Augusto Amedeo Maiuri Certosa di San Giacomo
Collegamenti esterni
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