È stata una figura di rilievo nel panorama scientifico italiano, nota soprattutto come Professoressa Ordinaria di Micologia presso l'Università degli Studi di Torino.
Carriera Anna Maria Mosca consegue la maturità classica presso il Liceo Massimo D’Azeglio di Torino e si laurea in Scienze Naturali presso l'Università di Torino il 20 novembre 1952 con il massimo dei voti (110/110), lode e dignità di stampa. La sua tesi sperimentale, dedicata all’embriologia di Pyrus communis L., è svolta sotto la direzione di Arturo Ceruti.
A partire dal dicembre dello stesso anno e fino al collocamento a riposo, avvenuto il 1° novembre 2000, svolge la propria attività scientifica e didattica presso l’Istituto Botanico dell’Università di Torino, divenuto nel 1983 Dipartimento di Biologia Vegetale. Nel corso della carriera ricopre progressivamente i ruoli di assistente volontaria (1952-1956), assistente straordinaria (1956-1964), assistente di ruolo (1964-1983) e professore associato di Micologia (1983-1986).
Nel 1965 consegue la libera docenza in Micologia, confermata nel 1970. In seguito alla vincita del concorso a cattedra, nel 1986 viene nominata professore straordinario di Micologia e, dal 1989, professore ordinario della stessa disciplina.
Parallelamente, tra il 1956 e il 1983, insegna Botanica farmaceutica presso la Facoltà di Farmacia dell’Università di Torino, inizialmente come professore incaricato e successivamente come docente stabilizzato. Negli anni accademici dal 1980-1981 al 1983-1984 è inoltre responsabile dell’insegnamento di Micologia generale e tecniche micologiche presso la Scuola di specializzazione in Microbiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Torino.
La sua attività scientifica si sviluppa quasi interamente nell’ambito della micologia. Il principale filone di ricerca riguarda i funghi saprotrofi del suolo e della rizosfera, con particolare attenzione alla loro biodiversità, alle caratteristiche autoecologiche e sinecologiche e alle interazioni con altre componenti fungine caratterizzate da differenti strategie nutrizionali.
Attraverso l’analisi di ambienti estremamente diversificati — dalle foreste equatoriali e dalle savane alle foreste temperate di conifere e latifoglie, dai pascoli alpini e dalle vallette nivali fino alle tundre e ai suoli artici, nonché grotte naturali, fumarole, terreni agricoli e orticoli, agrumeti, arenili e perfino aree urbane destinate al gioco — vengono individuate e descritte micocenosi peculiari. Questi studi costituiscono un importante punto di riferimento per numerosi ricercatori, sia in Italia sia all’estero. Le migliaia di ceppi fungini isolati e identificati confluiscono in larga parte nel primo nucleo della collezione micologica del Dipartimento di Biologia Vegetale dell’Università di Torino, oggi nota come Mycotheca Universitatis Taurinensis (MUT). Nell’ambito di tali ricerche vengono inoltre descritte quattordici nuove specie fungine e due nuovi generi.
Successivamente, l’attenzione scientifica si concentra sulle diverse regioni della rizosfera, portando all’identificazione di specifici microhabitat nei quali le interazioni biologiche e i processi di colonizzazione fungina si manifestano con particolare evidenza. In questo contesto si collocano gli studi sui fenomeni di antagonismo tra funghi con differenti ruoli ecologici e mutualistici, le indagini sulla diversità molecolare degli endofiti fungini sterili associati a varie tipologie di micorrize — ericoidi, ectomicorrize e arbuscolari — e le analisi filogenetiche, basate su dati molecolari, di specie del genere Oidiodendron difficilmente distinguibili attraverso i soli caratteri morfologici. I risultati ottenuti offrono importanti spunti interpretativi sulle dinamiche ecologiche, incluse le possibili connessioni tra piante e i processi di evoluzione e trasformazione della vegetazione.
A questo filone appartengono anche le ricerche dedicate alla valutazione degli effetti di batteri geneticamente modificati impiegati nella lotta biologica e di piante transgeniche sulle comunità fungine benefiche della rizosfera. Ulteriori ambiti di studio riguardano l’impatto di erbicidi e trattamenti biologici o chimici sui funghi del suolo e sulle comunità microfungine naturali associate alle ceppaie, le strategie di adattamento, sopravvivenza e crescita dei funghi psicrotrofi e psicrooligotrofici, nonché il ruolo dei microrganismi fungini nei processi di biodeterioramento dei beni culturali, in particolare degli affreschi, e dei materiali impiegati negli interventi di restauro.
Onorificenze È stata un membro di spicco dell'Accademia di Agricoltura di Torino, istituzione in cui è entrata a far parte l'11 febbraio 1971 e rimasta associata fino alla sua scomparsa.