Professore di storia e filosofia nella scuola secondaria e successivamente docente universitario, fu titolare della prima cattedra di filosofia teoretica dell'Università degli Studi di Verona. La sua attività scientifica si concentrò soprattutto sulla storia della filosofia, sulla riflessione teoretica e sull'insegnamento della filosofia. È ricordato in particolare per i suoi manuali di storia della filosofia, per gli studi dedicati a filosofi quali Spinoza e Heidegger e per il confronto con la gnoseologia di Giuseppe Zamboni, cui fu legato anche attraverso la fondazione del Circolo Zamboni.
Biografia
Formazione universitaria Giulietti compì i propri studi universitari a Padova tra il 1934 e il 1938, entrando in contatto con diversi orientamenti della filosofia contemporanea. Tra i suoi maestri ebbe particolare rilievo Erminio Troilo, del quale seguì le lezioni di filosofia teoretica. Attraverso Troilo, Giulietti si avvicinò precocemente al pensiero di Baruch Spinoza, destinato a rimanere uno dei principali riferimenti della sua ricerca filosofica. La tesi di laurea, discussa nel 1938 sotto la guida di Troilo, era intitolata L'unità dello spirito come critica dello scetticismo etico. Il lavoro rispecchiava l'interesse allora maturato per il problema dello scetticismo e per la possibilità di fondare l'unità dello spirito contro le prospettive scettiche.
Durante gli anni universitari maturò inoltre un interesse per lo scetticismo di Giuseppe Rensi e, successivamente, per l'esistenzialismo. L'incontro con la gnoseologia di Giuseppe Zamboni e, più tardi, con la fenomenologia di Edmund Husserl determinò tuttavia un mutamento significativo nel suo orientamento metodologico. Giulietti stesso descrisse questo passaggio come il superamento di una concezione della filosofia ancora fortemente caratterizzata dalla contrapposizione tra trascendenza e immanenza dell'Essere e del Pensiero.
Attività didattica L'attività d'insegnamento di Giulietti iniziò nella scuola secondaria superiore ancora prima del conseguimento formale della laurea. Nel 1938, nello stesso anno della laurea, vinse un concorso a cattedra e iniziò l'insegnamento della storia e della filosofia in diversi istituti, tra i quali il Liceo classico statale Scipione Maffei di Verona. L'esperienza dell'insegnamento scolastico ebbe un'importanza decisiva nella successiva elaborazione delle sue concezioni sulla storia della filosofia. La riflessione di Giulietti sul significato della disciplina filosofica e sulle modalità della sua trasmissione agli studenti nacque infatti anche dal confronto diretto con i problemi didattici posti dall'insegnamento liceale.
La successiva apertura a Verona di una sezione della Facoltà di Magistero dell'Università di Padova consentì a Giulietti di passare dall'insegnamento secondario a quello universitario. Egli vi svolse attività didattica in filosofia e, nel 1975-1976 assunse l'incarico di professore ordinario. Giulietti aveva conseguito la libera docenza nel 1959. Il suo insegnamento universitario costituì uno dei principali veicoli attraverso i quali la sua impostazione della filosofia teoretica e della storia della filosofia si diffuse nell'ambiente accademico veronese. Il suo manuale "Introduzione alla filosofia" rimase per oltre vent'anni alla base dell'insegnamento di filosofia teoretica impartito presso l'Università di Verona.
Il rapporto con Giuseppe Zamboni Particolarmente importante nella biografia intellettuale di Giulietti fu l'incontro con Giuseppe Zamboni. Giulietti ebbe modo di seguire i corsi liberi tenuti da Zamboni all'Università di Padova negli anni Trenta e Quaranta; successivamente frequentò i corsi tenuti dal filosofo veronese presso la Scuola superiore di cultura religiosa di Verona negli anni 1946-1947. Da questi incontri nacque, per iniziativa di Giulietti, il Circolo Zamboni, successivamente accolto nella Sezione veneta della Società Filosofica Italiana.
Il rapporto con Zamboni non fu limitato alla dimensione personale o organizzativa. La gnoseologia zamboniana costituì per Giulietti soprattutto un riferimento metodologico, che lo orientò verso un'analisi più rigorosa dell'esperienza e verso una concezione della filosofia come ricerca fondata sul confronto diretto con il reale.
Giulietti fu inoltre membro dell'Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, che nel 2015 organizzò una giornata di studi nel centenario della nascita di Zamboni e lo ricordò come «illustre accademico».
Il pensiero Il pensiero di Giovanni Giulietti si sviluppa principalmente intorno a tre nuclei strettamente connessi: la concezione della filosofia come ricerca radicale della verità, la riflessione metodologica sulla storia della filosofia e l'adozione di un orientamento gnoseologico e realistico nel rapporto con l'esperienza.
La produzione di Giulietti fu caratterizzata soprattutto dall'interesse per la storia della filosofia e per i problemi metodologici connessi al suo insegnamento. Nel 1950 pubblicò la prima edizione della Storia antologica della filosofia, in tre volumi, successivamente ampliata nell'edizione del 1959-1961, dedicata alla Storia antologica della filosofia e della pedagogia, e quindi, nel 1983, nella Storia antologica del pensiero filosofico nelle sue relazioni con la storia generale, le scienze e le scienze umane. Al cofronto con la storia della filosofia dedicherà anche Un sentiero tra i filosofi del 1970 e Introduzione alla filosofia del 1977.
Storia della filosofia e critica dello storicismo Per Giulietti la filosofia non coincide con la semplice acquisizione di dottrine elaborate nella storia. Filosofare significa rivolgersi ai problemi assumendo un atteggiamento di meraviglia radicale e cercando di raggiungere l'essenza delle cose al di là dei significati convenzionali e dei presupposti ricevuti dall'ambiente culturale. In questa prospettiva l'insegnamento della filosofia non deve limitarsi alla trasmissione di informazioni, ma deve favorire negli studenti la capacità di filosofare. Il carattere radicale della ricerca implica anche una critica delle adesioni acritiche ai sistemi filosofici. Nel suo Un sentiero tra i filosofi Giulietti individua nella molteplicità storica delle filosofie una possibile origine tanto dello scetticismo quanto della tentazione di ricondurre l'intera storia della filosofia a un unico processo dialettico.
Giulietti respinge l'idea che la storia della filosofia possa essere ridotta a una successione cronologica di sistemi. Secondo la sua prospettiva, una simile impostazione rischia di trasformare la storia della filosofia in una mera storia delle opinioni, favorendo relativismo e scetticismo. La storia della filosofia deve invece mettere in luce i problemi teoretici che attraversano epoche e sistemi differenti. La stessa esigenza lo porta a criticare le classificazioni troppo rigide dei filosofi in scuole e correnti. Nell'opera Introduzione alla filosofia Giulietti osserva come categorie quali «empiristi inglesi», «cartesiani» o «illuministi» possano occultare differenze teoretiche rilevanti fra gli autori ricondotti alla medesima categoria. Egli riconosce in questo senso il valore della critica di Guido De Ruggiero alla periodizzazione convenzionale della storia della filosofia.
La proposta più caratteristica di Giulietti sul piano didattico e storiografico è il metodo antologico. Nella Storia antologica della filosofia egli sostiene che i testi originali dei filosofi non debbano essere aggiunti al manuale come semplice appendice, ma debbano costituire parte integrante dell'esposizione. La lettura diretta dei testi deve permettere allo studente di entrare in rapporto con le parole, i concetti e le argomentazioni degli autori senza dipendere esclusivamente dalla mediazione interpretativa del docente. L'antologia assume pertanto una funzione propriamente critica: consente al lettore di controllare direttamente la ricostruzione proposta e di confrontarsi con la genesi dei sistemi filosofici. In questa impostazione il riferimento ai testi non costituisce soltanto una scelta filologica, ma possiede un significato teoretico. L'esperienza diretta delle parole dei filosofi deve favorire la riflessione e sottrarre l'apprendimento alla dimensione puramente mnemonica.
La riflessione filosofica di Giulietti presenta una forte dimensione pedagogica. Il compito del docente non consiste, nella sua prospettiva, nell'imporre una determinata posizione filosofica, ma nel mettere lo studente nelle condizioni di esercitare autonomamente la ragione. L'insegnamento deve quindi essere insieme informativo e formativo e deve condurre alla partecipazione attiva alla ricerca filosofica. Il problema pedagogico è legato alla stessa natura della filosofia. Una presentazione della storia della filosofia ridotta alla successione di scuole, autori e sistemi può infatti produrre l'impressione che la filosofia sia un insieme di opinioni individuali non verificabili. Il confronto diretto con i testi e con i problemi deve invece restituire alla filosofia la sua dimensione propriamente critica.
Il risultato complessivo della prospettiva di Giulietti è una concezione della storia della filosofia come comunità sovratemporale di ricerca. I diversi filosofi non vengono considerati semplicemente come rappresentanti di sistemi contrapposti, ma come interlocutori impegnati, in forme differenti e talvolta erronee, nella ricerca della verità. Ne consegue che lo studio storico della filosofia non deve avere come unico obiettivo la ricostruzione del passato. Esso deve rendere possibile un confronto critico con i problemi ancora aperti e coinvolgere lo studente stesso nell'attività filosofica. La storia della filosofia conserva così una duplice dimensione, storica e teoretica, nella quale la ricostruzione del pensiero passato diviene occasione di ricerca sul reale.
Gnoseologia e realismo critico L'impostazione storico-filosofica di Giulietti è strettamente connessa alla gnoseologia, soprattutto nella forma elaborata da Giuseppe Zamboni. Dopo averne seguito i corsi a Padova e successivamente a Verona, Giulietti fece della riflessione gnoseologica zamboniana uno dei principali riferimenti della propria ricerca teoretica, dedicandole anche due opere specifiche: La filosofia del profondo in Husserl e Zamboni e Zamboni o della filosofia come sapere rigoroso.
L'interesse di Giulietti per Zamboni non consiste nell'adesione a un sistema già compiuto, ma nell'assunzione della gnoseologia come metodo di indagine filosofica. Secondo questa impostazione, ogni costruzione teorica deve rimanere costantemente controllata mediante il riferimento all'esperienza immediata della coscienza, distinguendo ciò che è direttamente dato nell'esperienza dalle successive elaborazioni concettuali. La validità di un sistema filosofico non dipende quindi dalla sua coerenza formale o dalla sua appartenenza a una tradizione, bensì dalla possibilità di ricondurre criticamente le sue affermazioni ai processi fondamentali della conoscenza. Da ciò deriva una concezione della storia della filosofia come dialogo tra sistemi differenti, nella quale è possibile individuare, al di là delle loro assolutizzazioni e dei loro errori, nuclei di verità. L'unità della storia della filosofia non coincide dunque con l'unità di un sistema dottrinale imposto retrospettivamente alla successione storica, ma con il rapporto degli esseri umani con il reale e con la comune struttura dell'esperienza.