L'Etrusca disciplina (o disciplina etrusca) è il corpus dottrinale della religione etrusca: l'insieme delle dottrine, delle tecniche divinatorie e delle norme rituali, raccolte in libri, attraverso cui gli Etruschi interpretavano la volontà divina e vi conformavano la vita religiosa e civile. L'espressione, latina, può essere resa con "scienza etrusca"; la dottrina è nota quasi esclusivamente attraverso la mediazione degli eruditi romani, che ne intrapresero traduzioni e sintesi soprattutto nel I secolo a.C.
La rivelazione Gli stessi aruspici avevano elaborato un mito sulle origini della disciplina, riferito da numerosi autori latini e nella forma più dettagliata da Cicerone: nelle campagne di Tarquinia, dal solco tracciato da un contadino balzò fuori un essere prodigioso dall'aspetto di neonato ma con la saggezza di un uomo maturo, Tagete, che alla folla accorsa (per altre fonti i principi d'Etruria, o i loro figli) dettò i precetti della nuova scienza.
Un secondo nucleo di rivelazione era attribuito a una figura femminile, la ninfa Vegoia (corrispondente alla Lasa Vecuvia delle iscrizioni): la cosiddetta profezia di Vegoia, un breve testo conservato nella raccolta dei Gromatici veteres, si apre su uno scenario cosmologico (la separazione del mare dal cielo, la rivendicazione della terra d'Etruria da parte di Giove/Tinia, che ordinò di misurare e dividere i campi) e prosegue con il divieto sacro di spostare i cippi di confine, con la minaccia di sventure verso la fine dell'ottavo saeculum.
I libri La sintesi più organica del corpus è ancora una volta di Cicerone, secondo il quale la disciplina era distribuita in tre gruppi di libri: i Libri haruspicini, dedicati all'esame delle viscere delle vittime sacrificate, i Libri fulgurales, sui diversi tipi di fulmini, e i Libri rituales, di materia composita, relativi ai vari aspetti della vita sociale e probabilmente corredati da una raccolta di prodigi interpretati. Alla dottrina contenuta nei libri apparteneva anche la suddivisione del tempo in saecula di durata variabile, fissati dalla vita del più longevo dei nati al loro inizio, entro cui era computata la durata stessa della nazione etrusca.
Le tecniche divinatorie
Il fondamento dell'aruspicina, l'osservazione del fegato delle vittime, è documentato materialmente dal Fegato di Piacenza, il modello bronzeo iscritto che riproduce sul fegato la ripartizione del cielo tra le divinità.
Della scienza fulgurale, la cui origine era attribuita a Vegoia, restano veri e propri frammenti nelle pagine di Plinio il Vecchio e soprattutto di Seneca, debitori delle opere del volterrano Aulo Cecina: premessa di ogni operazione era la suddivisione del cielo in sedici parti orientate, che consentiva di stabilire la provenienza della folgore e la divinità che l'aveva scagliata; la dottrina prevedeva la classificazione dei fulmini (almeno quaranta tipi secondo Cecina), la sequenza di ricerca, interpretazione ed espiazione del segno, e cerimonie come il seppellimento rituale del fulmine. All'interpretazione del tuono era invece dedicato il calendario brontoscopico trasmesso da Nigidio Figulo e da Giovanni Lido, che la tradizione riconduceva anch'esso a Tagete.
Trasmissione Della letteratura sacra etrusca restano scarsi frammenti, giunti attraverso le traduzioni e rielaborazioni intraprese soprattutto nel I secolo a.C. da eruditi in parte di origine etrusca ormai integrati nello stato romano, come Giulio Aquila, Tarquizio Prisco, Aulo Cecina e Spurinna.
Note
Bibliografia
Voci correlate Religione etrusca Calendario brontoscopico Aruspice Fegato di Piacenza Fegato di Falerii Tagete Vegoia
Categoria:Religione etrusca Categoria:Divinazione