La soppressione del Sič di Zaporižžja nel giugno 1775 fu la distruzione, da parte dell'esercito imperiale russo, della compagine statale cosacca nota come Sič di Zaporižžja e l'annessione delle sue terre all'impero russo, parte del più ampio processo di russificazione delle terre ucraine voluta dalla zarina Caterina II di Russia e dal suo favorito, il principe Grigorij Aleksandrovič Potëmkin. L'operazione militare in sé, condotta dal generale Peter Tekeli il 15 e 16 giugno, si chiuse senza spargimento di sangue. Nelle settimane successive, i cosacchi furono parte dispersi, parte integrati nell'esercito imperiale e parte ridotti a servi della gleba. Alcuni migliaia di zaporoghi valicarono il Danubio e fondarono il Sič del Danubio alleato dell'Impero ottomano salvo poi tornare, per opera di Potëmkin, a servizio della Russia concorrendo allo sviluppo dei cosacchi del Kuban.
Premessa Dopo il colpo di stato del 1762, Caterina II di Russia, moglie ed usurpatrice dello zar Pietro III di Russia, salì al trono imperiale e s'adoperò immediatamente per rafforzare il potere dell'autocrazia nel vasto impero russo, ristrutturando l'amministrazione e rafforzando quanto più possibile le frontiere "calde" quale quella meridionale con l'impero ottomano. Un aspetto importante della politica dell'imperatrice fu la cosiddetta «russificazione dei sobborghi polacchi», preludio della Russificazione della Polonia e dell'Ucraina che avrebbero caratterizzato il XIX secolo..
Cozzavano con i piani della zarina le compagini statali/parastatali cosacche, quali l'Etmanato cosacco, lungo la riva sinistra ucraina dell'alto corso del Nipro, e il Sič di Zaporižžja, lungo il basso corso del Nipro, nei Campi selvaggi,. tanto quanto il perdurare delle "libertà cosacche" che gli zar aveva concesso nel XVII secolo per garantirsi il supporto dei cavalieri della steppa contro la sempre più debole Confederazione polacco-lituana (v.si trattato di Perejaslav, 1654; trattato di Andrusovo, 1667; e trattato di Pace Eterna; 1686). Ciò principalmente per tre ragioni: i cosacchi, dei nomadi turbolenti ed anarchici incapaci di accettare il concetto stesso di "confini tra stati",. costituivano una continua preoccupazione d'ordine pubblico (specialmente gli zaporoghi, «la più terribile di tutta la razza dei cosacchi»),. seguitando a pratica il ladrocinio ed innescando o comunque unendosi spesso a rivolte. (v.si Rivolte degli Haidamaka, Rivolta di Pugačëv, ecc.);. occupavano terre che avrebbero potuto essere più intensamente sfruttate a livello agricolo dai coloni-soldati balcanici (principalmente moldavi e serbi) già fruttuosamente utilizzati dal governo di San Pietroburgo in Nuova Serbia e Slavo-Serbia negli Anni 1750 e con cui gli zaporoghi erano già entrati in aperto conflitto anche armato;. in ultimo, sempre gli zaporoghi attiravano a sé fuggiaschi e sbandati di vario genere (briganti, servi della gleba in fuga, ecc.) che ne gonfiavano le file e creavano grossi problemi di gestione sociale e politico-diplomatica per San Pietroburgo (fenomeno questo acuitosi sempre negli Anni 1750).. La zarina ed il suo entourage, per contro, intendevano mettere le terre dei cosacchi sotto il controllo politico, militare e fiscale imperiale, concretizzando un progetto di cui si discuteva a San Pietroburgo dai tempi della zarina Elisabetta di Russia..
Il primo colpo venne sferrato all'Etmanato, liquidato nel 1764 e trasformato nel governatorato della Nuova Russia. Un anno dopo (1765), il sistema dei reggimenti irregolari cosacchi e delle centene nella Sloboda Ucraina furono aboliti, attuando il un sistema di controllo similare a quanto applicato ai gruppi cosacchi più orientali: anzitutto i cosacchi del Don (Anni 1740) e poi i cosacchi dell'Ural (1763). Il feldmaresciallo Pëtr Rumjancev-Zadunajskij ed il generale K. von Stoffeln proposero già allora alla zarina la distruzione del Sič di Zaporižžja e la standardizzazione forzata dei reggimenti cosacchi zaporoghi ma la proposta venne accantonata.. Le autorità zariste attesero l'occasione propizia per liquidare quell'ultimo «covo di ribelli e briganti».. la cui iniziale sopravvivenza fu probabilmente dovuta al suo maggior potere, demografico e militare, rispetto a quello delle altre compagini cosacche.. Al volgere del 1768, Caterina II firmò un decreto nel quale impose il censimento e la standardizzazione dei reggimenti cosacchi zaporoghi.
Svolgimento
Nihil obstat Al termine della guerra russo-turca (1768-1774), al cui buon esito per i russi i cosacchi avevano contribuito,. la presenza degli zaporoghi lungo i confini del vecchio Khanato di Crimea, ormai non più vassallo dell'Impero ottomano ma stato cuscinetto di fatto soggetto all'Impero russo (v.si Trattato di Küçük Kaynarca) divenne inutile.. Il 23 aprile 1775, il Consiglio della Corte Imperiale, guidato dal mentore della zarina, Nikita Ivanovič Panin, dal sopracitato feldmaresciallo Rumjancev-Zadunajskij, fiero avversario delle libertà cosacche, e dal di lei favorito e nuovo governatore della Nuova Russia, Grigorij Aleksandrovič Potëmkin (che pur avrebbe tentato di sfruttare il suo ascendente ed i suoi contatti tra gli zaporoghi – essendo egli un "cosacco onorario" – per convincerli a sottomettersi pacificamente già dal 1774),. decise pertanto di liquidare il Sič..
Conquista del Sič
All'inizio di giugno, le truppe zariste al comando del generale novo-serbo Peter Tekeli, di ritorno da una campagna ottomana, lasciarono il Forte di Sant'Elisabetta (Kropyvnyc'kyj) – punto di partenza della penetrazione russa nell'Ucraina cosacca – e, dopo una marcia di 200 km SO, si palesarono innanzi l'accampamento centrale degli zaporoghi (il Sič vero e proprio), ubicato lungo le rive della Pidpilna, una affluente del Nipro vicino l'odierna città di Pokrovske (Distretto di Nikopol'), il 15 giugno, circondandolo..
I cosacchi, ignari della minaccia, furono colti impreparati: solo qualche migliaio di soldati si trovava entro la palizzata del Sič – il grosso degli zaporoghi si era acquartierato nelle rispettive palanka (fortini distrettuali) per svernarvi – e, cosa peggiore, la quasi totalità degli ufficiali, gli staršiná, si trovavano nel Sič, con il risultato che le forze cosacche sparse sul territorio e potenzialmente raggruppabili per una resistenza erano prive di guida. Tekeli, per parte sua, disponeva di 10 reggimenti di fanteria, 13 reggimenti di cosacchi del Don, 8 reggimenti di cavalleria regolare, rinforzati da 20 squadroni di ussari e 17 di lancieri (per un totale di almeno uomini).Sarebbe stato Potëmkin stesso a suggerire l'esatto ammontare delle truppe da schierare contro gli zaporoghi -
Peter Tekeli informò i cosacchi che aveva l'ordine di sopprimere il Sič di Zaporižžja. Un consiglio (Rada) guidato dall'atamano Petro Kalnyshevskyi si riunì dietro la palizzata dell'accampamento per discutere le opzioni. Al netto della loro supposta volontà di «non voler spargere cristiano», gli zaporoghi compresero anzitutto che la resistenza avrebbe provocato una sanguinosa vendetta, non solo su di loro ma anche sulle loro famiglie presenti nel campo, da parte degli zaristi. Nel Sič c'erano dei veterani che ricordavano le «inudite crudeltà» perpetrate ai loro danni nel 1709 dallo zar Pietro I di Russia in risposta alla ribellione di Ivan Mazeppa (v.si Massacro di Baturyn) nel corso della quale era stato distrutto il "Vecchio Sič".. In generale, i cosacchi avevano preso parte a molte campagne dell'esercito russo ed erano stati testimoni – oltreché partecipi – della brutalità delle truppe zariste nell'assalto agli insediamenti nemici. Come ricordarono i partecipanti di quell'ultima rada del Sič, i loro kharakternyks non volevano arrendersi a Tekeli ma altri dissero: «No, fratelli, abbiamo genitori e figli: un moscovita li colpirà.» Gli zaporoghi risolsero pertanto di arrendersi il 16 giugno e giurare fedeltà a Caterina II di Russia.
Dispersione dei cosacchi Il Sič fu raso al suolo. Entro la fine del mese, i beni sequestrati da Tekeli nell'accampamento e nelle palanka occupate furono trasferiti al tesoro della provincia della Nuova Russia: equipaggiamento militare del valore complessivo di rubli; le sacre insegne dei cosacchi, i kleinody (la bulawa, il bunchuk, il sigillo e la korogva); e l'archivio del Sič.. Kalnyshevsky fu arrestato ed esiliato nelle Isole Soloveckie (ove visse fino all'età di 112 anni nel Monastero di Solovki). Altri quattro staršiná d'alto rango furono arrestati ed esiliati, morendo in qualche monastero siberiano.. Gli altri staršiná ricevettero gradi militari dell'esercito imperiale russo, finendo inquadrati nei reggimenti di ussari e dragoni, e titoli di nobiltà russa, in alcuni casi impadronendosi di vasti possedimenti terrieri. La maggior parte dei cosacchi comuni furono invece incentivati a diventare contadini – alcuni addirittura servi della gleba – e regolarmente censiti...
Conseguenze
L'operazione di Tekeli si chiuse vittoriosamente e senza spargimento di sangue. Il 3 agosto, Caterina la Grande annunciò in un pubblico manifesto, redatto da Potëmkin, la soppressione del Sič di Zaporižžja e l'annessione dei suoi territori alla Nuova Russia.Trad. in lingua inglese del decreto di Caterina II di Russia in . Le terre già controllate dal Sič vennero assegnate a coloni greco-balcanici che ne massimizzarono la produzione agricola. In ultimo, San Pietroburgo informò la Sublime porta che gli zaporoghi erano stati puniti per aver cagionato l'appena conclusosi conflitto russo-turco..
Poco dopo la soppressione del Sič, un gruppo di cinquanta zaporoghi guidati dallo staršiná Lyakh chiese alle autorità russe il passaporto per una spedizione di pesca presso il Bug orientale, nelle province ottomane. Ottenuti i passaporti, Lyakh se ne servì per portare zaporoghi fuori dalle terre russe. Alcuni si diressero verso il delta del Danubio, dove formarono un Sič sotto gli auspici del sultano ottomano, mentre altri passarono in Ungheria, formandovi un Sič sotto gli auspici dell'Impero austriaco. Secondo la tradizione popolare, alcuni addirittura si portarono a Malta poiché potevano vantare titoli di cavalleria maltese.
Oltre ai transfughi di Lyakh, altri zaporoghi si trovavano già in territorio ottomano. Poco prima della distruzione del Sič, infatti, quasi tutta la flotta di čaika cosacche era stata trasferita sul Danubio. Il sultano Abdül Hamid I assegnò ai cosacchi, in cambio della loro alleanza, l'isola di San Giorgio (Distretto di Lenino), ove sorse il Sič del Danubio,. limitrofo all'insediamento dei Cosacchi Nekrasov ivi stanziati dal principio del secolo. Il Gran Turco consegnò anche ai transfughi dei nuovi kleinody consacrati dal Patriarca di Costantinopoli. Alcuni di questi cosacchi avrebbero invece fornito la base dei reggimenti cosacchi di Poltava e Cherson fondati da Potëmkin.
L'organizzazione e il rapido rafforzamento del Sič danubiano suscitarono una crescente simpatia tra la popolazione ucraina e resero impossibile per gli ucraini prendere parte alla guerra a fianco della Russia.. La distruzione del Sič di Zaporižžja e la conseguente formazione del Sič danubiano filo-ottomano resero i confini sud-occidentali dell'Impero russo indifesi. Già il 31 ottobre 1776, il governatore Potëmkin (comunque mossosi in aiuto degli zaporoghi dimostratisi fedeli alla Russia in generale ed a lui in particolare). riferì del fenomeno a Caterina II ma i primi tentativi d'impedire ai cosacchi di emigrare verso il Danubio e la riva destra del Bug orientale fallirono. Il 5 maggio 1779 e il 27 aprile 1780, la zarina emanò dei manifesti in cui chiedeva ai cosacchi di tornare nelle loro terre d'origine, promettendo a ciascuno un appezzamento terriero e il servizio nelle file dell'esercito imperiale russo ma anche questi appelli si rivelarono infruttuosi.