Il Bottaro (noto storicamente anche come Contrada di Bottaro o Molini Bottaro) è un quartiere e località storica della periferia meridionale del comune di Torre Annunziata, nella città metropolitana di Napoli, situata nei pressi del confine con il comune di Pompei e il corso del fiume Sarno. Il toponimo deriva storicamente dalla radicata presenza in zona, nei secoli passati, di laboratori artigianali specializzati nella fabbricazione di botti destinate al contenimento del vino.
Storia Epoca romana: il porto, le saline e la flotta di soccorso In epoca romana imperiale, la conformazione morfologica della costa era profondamente diversa da quella moderna. Prima della disastrosa eruzione del Vesuvio del 79, il mare si insinuava profondamente nell'entroterra costiero attraverso una sinuosa insenatura geologica che si inoltrava dal Carminiello fin presso l'area dei futuri mulini di Bottaro; in quel periodo, la linea del lido distava dalla città di Pompei non più di 350 metri. Proprio nello specchio d'acqua compreso tra il Bottaro e il Carminiello sorgeva l'antico porto di Oplontis, un approdo strategico per i traffici marittimi vesuviani, ben riparato dai venti e dai marosi.
Inoltre, il comprensorio territoriale tra il Bottaro e la foce del Sarno ospitava il Pagus Salinarum (il sobborgo delle saline), un intero quartiere i cui abitanti erano dediti all'estrazione e al commercio del sale presso le storiche "Saline Erculee". Tale sito industriale e geografico è esplicitamente menzionato dall'agronomo latino Columella nel suo trattato De re rustica, in cui descrive la dolce palude pompeiana adiacente alle saline di Ercole. A conferma della rilevanza logistica del luogo, nei pressi della foce del fiume venne rinvenuta un'iscrizione elettorale romana (M. Cerrinium aed. salienienses rog.) che gli storici riconducono alla presenza di un antico presidio di dogana del sale posto sotto la diretta giurisdizione dell'amministrazione pompeiana.
I dettagliati resoconti antropologici e le analisi edite dalla "Rivista di Studi Pompeiani" evidenziano come nel suburbio costiero del Bottaro siano stati storicamente censiti diversi rinvenimenti di resti umani risalenti alla catastrofe del 79 d.C.. Le moderne indagini paleopatologiche condotte sugli scheletri dei fuggiaschi lungo il litorale vesuviano hanno permesso di riaprire il dibattito accademico sull'identità del celebre "militare" scoperto nel fondo Matrone al Bottaro nel 1900. Gli eccezionali riscontri ottenuti nel sito di Ercolano su uno scheletro identificato come ufficiale della flotta romana hanno mostrato sorprendenti analogie nell'armamento, nei foderi d'argento e nei finimenti metallici con il corpo rinvenuto a inizio novecento a Torre Annunziata.
I corredi composti da ricche bisacce, rari utensili marittimi e monete d'oro confermano che i soldati d'élite inviati da Plinio il Vecchio per trarre in salvo i civili operarono attivamente lungo tutta la linea di costa tra il Bottaro e l'antico litorale ercolanese. L'inquadramento storico di questi corpi all'interno dei contingenti di soccorso militare della Classis Misenensis ha permesso di mappare con estrema precisione i ruoli strategici dei quartieri costieri suburbani nelle concitate fasi dell'eruzione, configurando l'intervento come la prima operazione documentata di protezione civile della storia.
L'età moderna e le contese feudali A seguito dell'eruzione del 79 d.C. e dei successivi fenomeni geologici, il seno marino si ritirò lasciando spazio a una piana agraria. Un primo nucleo rurale moderno si riaffacciò soltanto nel XVI secolo intorno alla Taverna di Bottaro (od osteria), una struttura ricettiva documentata in un atto di presa di possesso del feudo tra il 1513 e il 1517 da parte di Caterina de Cardines, moglie di Alfredino de Bucchis.
Nel XVII secolo, l'assetto della contrada mutò radicalmente con la deviazione artificiale del fiume Sarno. Nel 1619, il Conte di Celano vi edificò un mulino idraulico alimentato da un apposito alveo che assunse la denominazione di Canale Bottaro. Nei medesimi anni, lo stesso Conte fece erigere nel rione una cappella votiva per offrire assistenza e protezione spirituale alle famiglie e alle maestranze locali. Dal punto di vista della ripartizione feudale, la contrada costituiva originariamente una propaggine del feudo di Scafati appartenente proprio ai conti di Celano. L'espansione dei Conti di Celano (della famiglia Piccolomini), governatori delle confinanti Boscotrecase e Boscoreale, innescò aspre vertenze giudiziarie con l'Università di Torre Annunziata a causa di indebite occupazioni di ampie porzioni di terreno nelle vicine contrade di Preta e Terragneta.
Le rivendicazioni confinarie, avviate nel 1710 dal conte Giuseppe Massarenghi dinanzi alla Regia Camera della Sommaria per riottenere il possesso dell'osteria di Bottaro e della palude, vennero proseguite dalla figlia Maria Massarenghi e dal marito Gerardo Dentice. La vertenza si concluse il 18 maggio 1724 con un lodo arbitrale salomonico pronunciato da monsignor Marino Carmignano, vescovo di Cava dei Tirreni: il prelato assegnò l'osteria di Bottaro e l'adiacente orto irriguo al patrimonio feudale del Conte di Valle Giuseppe Piccolomini, fissando però i confini stabili di Torre Annunziata presso la linea della marina. Successivamente, nel 1762, i diritti feudali sulla contrada vennero ufficialmente trasmessi dai Piccolomini alla famiglia dei principi di Genzano. Sviluppo industriale, Repubblica Partenopea e annessione Nel Settecento, la contrada consolidò la propria vocazione molitoria. Gli attivissimi mulini del Bottaro, potenziati prima dai Celano e poi dai principi di Genzano, assunsero un ruolo storico preminente per l'economia oplontina: i loro sfarinati rifornirono infatti i primi laboratori pastifici della zona, sostenendo fin dal Seicento la nascita e l'esportazione dell'arte della pastificazione torrese fuori dai confini del Regno.
Il grano destinato ai mulini del Bottaro veniva negoziato nella borsa di Corso Garibaldi a Torre e scaricato presso i barracconi dello "sgavio" alla marina. I volumi d'affari erano considerevoli: nel 1781, il solo mulino del Bottaro macinò 22.600 sacchi di grano. Tale redditività causò nuove liti nel 1777, quando gli affittuari dell'impianto, i granisti Sebastiano e Michele Gargano, si rifiutarono di corrispondere i diritti di carico e scarico sulla spiaggia al principe di Frasso Gerardo Dentice, contestandone i privileges borbonici.
Durante i moti della Repubblica Partenopea del 1799, i rari e facoltosi proprietari terrieri stabili della plaga del Bottaro e delle terre a ridosso del canale Sarno rappresentavano il vertice economico e sociale della comunità agraria locale, rigidamente contrapposti al vasto ceto subordinato dei braccianti e degli scaricanti a giornata che tentavano di scuotersi dalla miseria rurale.
La topografia settecentesca della località venne formalizzata sia dal tavolario Gallarano nel 1751 sia dall'ingegnere Pollio nella perizia del 1787, che posizionava il dodicesimo termine lapideo del feudo torrese proprio presso il trivio stradale per il Bottaro. Amministrativamente dipendente dal comune di Boscoreale, la contrada e i suoi opifici furono aggregati definitivamente al territorio di Torre Annunziata il 22 febbraio 1877 tramite un Regio Decreto firmato dal re Vittorio Emanuele II e dal ministro dell'Interno Giovanni Nicotera, che ridefinì il confine orientale oplontino al limite di Scafati e Castellammare. Il mulino storico, passato alla famiglia Fienga, cessò le attività di macinazione del granturco alla vigilia della seconda guerra mondiale; nel secondo dopoguerra l'antico plesso industriale è stato demolito per l'edificazione di alloggi civili.
Monumenti e luoghi d'interesse Chiesetta di Sant'Antonio a Bottaro: sita all'intersezione tra la strada per Castellammare e via Sant'Antonio, fu fondata nei primi anni del XVII secolo dal Conte di Celano sia a beneficio degli abitanti della contrada sia a protezione votiva dei mulini della zona. Venne ristrutturata e notevolmente ampliata nel 1762 per volere della famiglia Genzano, assumendo la veste architettonica settecentesca visibile in età contemporanea. Canale Bottaro e Archeologia Industriale: storica opera idraulica borbonica alimentata da una derivazione del fiume Sarno. Nel corso del XX secolo, la famiglia Fienga ne sfruttò la forza motrice installandovi una turbina collegata a una centralina elettrica privata, utilizzata per alimentare il mulino della Corsea nel centro cittadino. Nell'area del canale sorsero nei secoli scorsi anche una polveriera, una cartiera e una valchiera per i panni.
Note
Bibliografia Carlo Malandrino, Torre Annunziata tra storia e leggenda, Napoli, Ed. Loffredo, 1970. Giovanni Di Martino, Salvatore Russo, Torre Annunziata: la vocazione industriale e il canale conte di Sarno, Torre Annunziata, D'Amelio, 1983. Giovanni Di Martino, Carlo Malandrino, Torre Annunziata tra vicoli e piazze: storia di territorio e urbanesimo, Fuorni (SA), D'Amelio Editore, 1986. Grete Stefani, Rinvenimento di corpi umani nel suburbio pompeiano e nei siti di Ercolano e Stabia, in , vol. XXIV, Napoli, «L'Erma» di Bretschneider, 2013. Flavio Russo, 79 AD: Course on Pompeii. The First Civil Protection Operation, in Rivista di Studi Militari, vol. VII, 2018. Fioravante Meo, Salvatore Russo, Torre Annunziata Oplonti (dalle origini ai giorni nostri), Torre Annunziata, Ed. Libreria Rosati, 1995.
Voci correlate Torre Annunziata Sarno (fiume) Oplontis
Collegamenti esterni
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